Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
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Il Nobel per la Pace all’ICAN: il disarmo nucleare globale in primo piano nel dibattito internazionale

Angela Santese * - 18.10.2017
ICAN Nobel per la pace

Negli ultimi mesi il timore di un conflitto nucleare è tornato al centro dell’agenda politica internazionale, così come i tentativi, intrapresi sin dall’alba dell’era atomica, di abolire definitivamente il pericolo nucleare.

Il 6 ottobre, il Comitato norvegese ha difatti deciso di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2017 alla Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari. L’ICAN, organizzazione ombrello costituita da 468 gruppi non governativi,operanti in 101 paesi, è stata fondata a Vienna nel 2007. I suoi promotori si sono ispirati alla campagna internazionale contro le mine degli anni Novanta che contribuì a creare un clima di opinione favorevole alla Convenzione di Ottawa sulle mine antiuomo firmata nel 1997. Sin dalla sua nascita, l’organizzazione con sede a Ginevra ha lavorato per rilanciare il dibattito pubblico internazionale sulla questione del disarmo, appannatosi dopo che i timori nucleari della Guerra fredda si erano attenuati grazie alla firma del trattato Inf del 1987 e alla caduta del muro di Berlino due anni dopo.

La Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari è riuscita a dare nuovo impulso agli sforzi a favore del disarmo nucleare, sia a livello di opinione pubblica internazionale sia nell’alveo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, esattamente 71 anni dopo l’adozione della prima risoluzione ONU in cui si sottolineava la necessità del disarmo al fine di raggiungere il fondamentale traguardo di un mondo definitivamente libero dalle armi nucleari.

L’attribuzione del Nobel all’ICAN avviene sullo sfondo di un clima internazionale che da mesi appare caratterizzato dall’aumento delle tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti, e dal conseguente timore di un possibile conflitto nucleare tra i due Stati, e viene annunciato negli stessi giorni in cui l’amministrazione Trump accarezza l’idea di de-certificare l’accordo sul nucleare con l’Iran.

Il Comitato Norvegese per il Nobel ha deciso di attribuire il prestigioso riconoscimento alla Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari sottolineando il suo contributo fondamentale nel denunciare pubblicamente il pericolo derivante dagli arsenali nucleari e nel tentare di rendere l’opinione pubblica consapevole delle catastrofiche conseguenze umanitarie che seguirebbero ad una guerra nucleare. In particolare, l’organizzazione ginevrina ha rivestito un ruolo sostanziale nel sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi sulla necessità di giungere alla firma di un trattato per la messa al bando delle armi nucleari. Tale importante traguardo è stato raggiunto il 7 luglio, quando l’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato con 122 voti su 193 il Trattato sulla Proibizione delle armi nucleari. Il trattato impedisce agli Stati contraenti non solo di sviluppare, testare e produrre armi nucleari, ma anche di far stazionare sul loro territorio armi nucleari appartenenti a Stati terzi. Esso prevede altresì la possibilità di adesione anche da parte degli Stati nucleari purché questi accettino di distruggere immediatamente i loro arsenali secondo quanto previsto dallo stesso trattato.

Nelle motivazioni il Comitato norvegese ha sottolineato l’apporto decisivo dell’ICAN nel giungere all’approvazione in sede ONU di un trattato che, come accade nel caso delle armi chimiche e batteriologiche e delle mine, introduce un divieto giuridico internazionale basato su di un accordo fra Stati. Il merito della Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari è di aver combattuto per colmare il vuoto legislativo esistente e relativo ad armi persino più distruttive di quelle sin ora proibite dal diritto internazionale. Il trattato, firmato da 53 Stati,diventerà vincolante per le parti non appena sarà formalmente ratificato da almeno 50 dei paesi firmatari. Durante i negoziati, i nove Stati nucleari, ossia i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Cina e Francia – unitamente a Pakistan e Israele, non solo hanno cercato di ostacolare gli sforzi diplomatici ma hanno boicottato il voto in Assemblea. Non a caso, nelle stesse motivazioni del Comitato norvegese si legge che il Premio Nobel costituisce simultaneamente un riconoscimento del lavoro dell’ICAN e un’esortazione affinché gli Stati nucleari s’impegnino in negoziati seri per giungere all’eliminazione delle 15.000 testate nucleari esistenti nel mondo.

L’attribuzione del Nobel alla Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari si configura dunque come un messaggio diretto agli Stati nucleari e anche a tutti quei paesi, in primis gli Stati Nato, che non hanno votato a favore del trattato. Si tratta perciò di una sorta di esortazione implicita ad agire in maniera diversa rispetto agli Stati canaglia che ostacolano la cooperazione in materia di disarmo nucleare.

Non è la prima volta che il Comitato norvegese decide di attribuire il Nobel per la Pace a un gruppo antinucleare. Nel 1985 il Nobel è stato, infatti, assegnato all’organizzazione International Physicians for the Prevention of Nuclear War(IPPNW), fondata solo 5 anni prima da medici provenienti da entrambi i lati della cortina di ferro. Le motivazioni erano in parte analoghe a quelle che spiegano la scelta dell’ICAN, laddove si sottolineava che l’associazione di medici, diffondendo informazioni autorevoli sulle conseguenze catastrofiche della guerra atomica, aveva contribuito ad aumentare la pressione dell’opinione pubblica a favore del disarmo. Così come analogo era il pericolo di uno scontro nucleare, almeno secondo il Bulletin of the Atomic Scientists, pubblicazione fondata nel 1945 da John A. Simpson, fisico che aveva partecipato al progetto Manhattan, e collegata alla Federation of Atomic Scientists. Non a caso le lancette del suo Doomsday Clock, l’orologio la cui mezzanotte, dal 1947, simboleggia l’olocausto nucleare, nel biennio 1984-1984 erano fisse a 3 minuti a mezzanotte. Nel 2017 la distanza si è accorciata ulteriormente, e solo 2 minuti e mezzo separano il mondo dalla catastrofe nucleare, rendendo ancora più significativa la scelta del  Comitato norvegese per il Nobel per la Pace.

 

 

 

 

*Angela Santese, professoressa a contratto presso l’Università di Bologna, si occupa di Stati Uniti, in particolare di movimenti pacifisti e ambientalisti, Guerra fredda e relazioni transatlantiche.