Ultimo Aggiornamento:
16 novembre 2019
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Il coraggio della competenza: la lezione di Mario Draghi

Francesco Provinciali * - 19.10.2019
Laurea Mario Draghi

In occasione del conferimento della Laurea honoris causa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il Presidente della BCE Mario Draghi ha pronunciato un discorso che non può essere certo definito ‘di circostanza’: per chi lo ha ascoltato o letto attentamente si tratta di un compendio di cultura e non solo economica, una sorta di bilancio personale e professionale dell’esperienza prestigiosa che lo ho reso protagonista indiscusso della politica monetaria della Banca Centrale europea.

E il conferimento della laurea ad honorem è un suggello di alto profilo alla statura internazionale del personaggio che in tale circostanza non ha smentito la fama che lo vuole uomo dotato di una straordinaria capacità di inquadrare il contesto, di indicare le metodologie proprie del policy maker al più alto livello decisorio, usando un linguaggio chiaro, asciutto, documentato, sintetico e uno stile sobrio e discreto.

Presentando una sorta di bilancio istituzionale del mandato, il Presidente Draghi non ha mancato di farlo dando un taglio interpretativo personale, alla luce dell’esperienza vissuta che può a ragione essere considerato come una sorta di pista aperta per chi sarà chiamato ad assolvere responsabilità pubbliche ad ogni livello in cui un decisore politico deve render conto dell’incarico ricevuto per realizzare il bene comune. Una traccia spendibile ovunque ci sia un dovere da assolvere, esprimendo competenza e responsabilità sempre sorrette da un fondamento etico senza il quale non esiste sviluppo sostenibile.

Una lezione di economia ma anche di etica pubblica, di terzietà e correttezza, che può ben considerarsi come un’eredità professionale e morale a disposizione di chi gli subentrerà nel delicato compito svolto.

Un know how posseduto e maturato nello sviluppo di una carriera prestigiosa, al Ministero del Tesoro, poi alla Banca d’Italia, alla BCE, al Comitato economico e finanziario europeo, al Financial Stability Board.

La lezione di Draghi esposta in Cattolica è il riassunto di un’esperienza  umana e professionale che ha riguardato due livelli di esplicitazione compresenti: quella del policy maker (il decisore politico) e del decision maker (chi ha l’onere delle decisioni da assumere in conseguenza del mandato ricevuto), due profili professionali che necessitano di una visione globale e circostanziata delle problematiche da affrontare, il possesso saldo di una metodologia operativa ragionata, la visione di chi sa orientarsi nella complessità del presente e infine la capacità previsionale rispetto alle conseguenze delle scelte.

Ciò che Draghi ha riassunto in tre requisiti imprescindibili e complementari: la conoscenza, il coraggio e l’umiltà.

La conoscenza implica approfondimento, possesso dei caratteri costitutivi della realtà, capacità ‘esperta’ nella gestione dei contesti di competenza: particolarmente significativo il riferimento di Draghi alle derive recenti e in atto e che si riporta in tutta la sua eloquenza: “Sta scemando la fiducia nei fatti oggettivi, risultato della ricerca, riportati da fonti imparziali; aumenta invece il peso delle opinioni soggettive che paiono moltiplicarsi senza limiti, rimbalzando attraverso il globo come in una gigantesca eco”.

Ne consegue che ad ogni livello la conoscenza stessa è la base e il supporto della competenza la quale a sua volta è requisito prodromico all’esercizio della qualsivoglia responsabilità. Una lezione non detta ma intuibile, rivolta alla politica e al suo impoverimento culturale. “A fronte del cambiamento climatico è solo grazie al lavoro degli studiosi del clima che possiamo comprendere gli scenari che ci aspettano, così come la ricerca e l’analisi accurata dei dati dell’economia dell’eurozona, il lavoro degli economisti e degli statistici sono da decenni il pilastro su cui poggiano le valutazioni della BCE, per realizzare politiche monetarie e scelte ponderate”. Quanto al coraggio esso è dote precipua del policy maker quando si potrebbe indugiare nella tentazione di prender tempo e non decidere. “L’inazione trova la sua radice nella convinzione che l’esistente non abbia bisogno di modifiche, anche quando tutta l’evidenza e l’analisi indicano la necessità di agire”. Di converso “Il punto importante, in questa sede non è che certe decisioni si siano rivelate appropriate ex post; conta invece che, quando la necessità di agire è stata documentata e motivata è stato trovato il coraggio di decidere, senza esitazioni, per il bene dell’Unione economica e monetaria”.

L’umiltà infine si rivela dote complementare e necessaria: “I funzionari pubblici, le banche centrali in particolare, ricevono un mandato che è il frutto di un processo politico, mandato che “è essenziale affinché l’indipendenza della banca centrale sia compatibile con la democrazia”.

Per questo “La natura politica del nostro mandato ha alcune implicazioni essenziali: non abbiamo la libertà di decidere se dobbiamo fare ciò che è necessario fare per assolvere il nostro mandato. È nostro dovere farlo”. Nel ripercorrere le tappe della Sua esperienza straordinaria Mario Draghi non ha nascosto le difficoltà incontrate strada facendo. Per questo la sua conclusione, che guarda con fiducia all’eurozona e al futuro dell’Unione Europea, è la conferma della bontà delle scelte perseguite e l’invito – rivolto a chi in futuro si occuperà di economia e politica monetaria - a lavorare adoperando le tre chiavi di lettura e di azione utilizzate e ancora valide come via da percorrere e metodo da applicare. “Spero che vi possa essere di conforto il fatto che nella storia le decisioni fondate sulla conoscenza, sul coraggio e sull’umiltà hanno sempre dimostrato la loro qualità”.

Potremmo dunque dire che si tratta dunque di tre pre-condizioni operative che un economista deve possedere.

Nell’ambito di  questi indicatori richiamati dal Presidente Draghi – che riguardano la sfera professionale e quella umana - sembra importante la sua puntualizzazione in ordine al requisito specifico della oggettività di dati e informazioni, da acquisire e gestire come elementi essenziali della conoscenza, a fronte di una soggettività dilagante e puntilliforme di opinioni empiriche non suffragate da supporti di scientificità, evidenza, tangibilità dei risultati e modalità di controllo in itinere e a posteriori delle procedure, degli obiettivi nonché della loro ricaduta.

E’ di tutta evidenza che una politica monetaria corretta e competente nell’eurozona necessiti di una altrettanto avveduta politica fiscale da parte dei Paesi dove circola tale moneta.

Con la consapevolezza delle difficoltà dovute ai regimi di fiscalità in atto nei diversi Paesi e di una possibile azione di coordinamento sovranazionale.

Tuttavia tale definita ‘competente e corretta politica monetaria’ rischia di essere condizionata da fiscalità differenti e dalle politiche di gestione dei debiti pubblici nazionali.

E’ su questo aspetto che anche le cd. forze populiste e sovraniste – che pare abbiano superato la fase iniziale di avversione nei cfr. della moneta unica europea - puntano la loro attenzione e rivendicano la propria autonomia in materia di scelte sui regimi fiscali.

Idealmente politiche monetarie e fiscali dovrebbero agire nella stessa direzione un po’ come antibiotici e sostanze per diminuire la febbre. Negli ultimi dieci anni sono spesso andate in direzioni opposte annullandosi l’un l’altra. Il fatto poi che questo abbia creato un’inflazione dei valori mobiliari ed immobiliari, ma una deflazione dei costi (e soprattutto dei salari) ha aumentato le disuguaglianze e quindi l’indebolimento del contratto sociale.

Si aggiunga infine che la saggia e oculata politica monetaria della BCE deve essere metabolizzata dal sistema bancario, a livello nazionale e sovranazionale, attraverso l’adozione di misure conformi alla sua corretta applicazione.

Viene ridimensionata o vanificata una politica di riduzione dei tassi di interesse da parte della BCE se i singoli istituti bancari applicano condizioni differenti in materia di costo del denaro.

La crisi del sistema bancario degli ultimi non sembra riflettere sul piano etico e su quello di gestione dei tassi di interesse le indicazioni della BCE.

Se così fosse stato non avremmo avuto eclatanti situazioni di default e – di converso- il fenomeno speculativo subito dai risparmiatori con effetti disastrosi e rovinosi per le economie familiari e delle imprese, specie di piccole o medie dimensioni.

Si rende necessaria e imprescindibile una attività di controllo delle Banche Centrali nazionali sugli istituti di credito che rendano attuabili le scelte della BCE pena il permanere di disparità inaccettabili, con grave danno per i cittadini.

Equità e pace sociale devono passare anche attraverso questa strada, senza imboccare pericolose scorciatoie.

Ogni scelta economica necessita di un solido fondamento etico, ad ogni livello di azione e decisione.

 

 

 

 

* Ex dirigente ispettivo MIUR