Ultimo Aggiornamento:
13 ottobre 2018
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Il Castello di Zakula, sfogo dell’arte libera.

Daria Reggente * - 10.02.2018
Castello di Zakula

Esistono posti, distrattamente sparsi nelle periferie delle grandi città,e lontano dai centri culturali più turistici, in grado di sorprendere persino gli occhi più disillusi. Spesso nascosti, come del resto i tesori più belli,sono patrimoni che si scoprono quasi per caso. Così il“Castello di Zakula”, il nome dato a una ex-fabbrica milanese, che sta iniziando a conquistare il suo spazio nel mosaico dell’arte urbana.

“Castello di Zakula” o più semplicemente casa di Zak: perché questo luogo- questo edificio-museo, se si potesse trovare un termine adatto a definirlo - è la casa di Zakaria Jemai, un po’ artista un po’ mecenate.

 

Entrare a casa di Zak, che tra queste pareti colorate, ormai, vive da parecchi anni, significa camminare tra ogni genere di opera che definisce la street art: non solo disegni a bomboletta, ma anche sculture, installazioni post moderne e dipinti a pennello. Alcuni immediatamente riconoscibili per chi mastica questa corrente (Tenia e il trio Cane Morto, tra i tanti), altri di ragazzi e ragazze meno noti, ma che tra queste mura trovano occhi disposti ad ammirarli.

Tante, tantissime le donne, sia quelle dipinte che quelle che dipingono.“Più della metà dei miei artisti (quasi il 70 %) sono femmine – racconta Zakaria; ragazze che hanno cominciato a venire qui per far compagnia ai propri fidanzati e poi, incoraggiate da me, diventate spesso e volentieri più brave di loro”puntualizza con un certo divertimento.

 

Ogni muro, ogni centimetro di colore in questo groviglio di stanze è un pezzetto di poesia, che nasce da un pensiero,un input che “’lo Zio” -così si firma - dà ai “suoi” ragazzi, tirandolo fuori dal cilindro della sua immaginazione, pieno di vite vissute e raccontate senza filtro, come il personaggio di una favola, facendoti capire un po’ di più il senso e lo spirito di questo posto. Da come è nato, quasi per caso, durante un periodo buio della sua vita, a come è fiorito. Perché “il bello nasce dalle macerie del brutto”, come descrivono in una metafora perfetta le sue rose, piantate nel cemento del pavimento lungo la grande sala d’ingresso.

 

A selezionare chi può dipingere sulle “tele di cemento”è lo stesso Zak, che così facendo, anno dopo anno, ha coinvolto i migliori artisti in circolazione, dando vita a una vera e propria galleria d’arte. Anche se a volte non sono solo i migliori ad essere accettati. Ogni tanto anche chi è solo mediocre ha la sua possibilità, nell’area all’ultimo piano, quella della “Ignorant art”.

Anche questa, in fondo, è libertà:un concetto che ritorna spesso all’interno del castello.

 

Ogni parete, ogni oggetto, ogni pezzo è libero di essere toccato:lo ripete più volte Zak. L’amore, in ogni sua forma - anche quella per l’arte - è libertà. Possedere non è amare, un concetto che trova qui la sua piena realizzazione, dove tutto si può toccare con mano e nulla è protetto dietro una teca. Non è così che funziona l’arte per lo “Zio”. La bellezza è effimera, è qui e ora, poco importa se non durerà per sempre. Come la vita, per questo così bella. La devi toccare,non rinchiuderla,viverla e non guardarla da lontano, anche se un giorno dovesse sgretolarsi.

 

Forse proprio per questo vale la pena cercare il castello e chiedere al padrone di casa il permesso di entrare. Una visita a questo posto è quanto di più chiaro possa esserci per avvicinarsi alla street art e aprire la mente a una storia diversa dell’arte, imparando a percepirla a proprio modo, come insegna Zak. In fondo,“Nel castello si affonda e non si affoga”.

 

         

 

 

 

* Daria Reggente è giornalista pubblicista dal 2015 e collabora con alcune testate  nei settori arte, architettura e design