Ultimo Aggiornamento:
22 maggio 2019
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Dopo il reddito di cittadinanza ora la selezione dei navigator

Francesco Provinciali * - 03.05.2019
Di Maio e Tridico

L’INPS ha reso noti alcuni dati utili ad inquadrare lo stato di avanzamento del reddito di cittadinanza, in attesa che decolli anche la pensione di cittadinanza. A fronte di 800 mila domande presentate (erano 80 mila per il REI) sono 472 mila quelle finora accolte e ammesse a fruire del quantum in maniera diversificata secondo i parametri di accesso e diritto. Allo stato risulta che solo 1 aspirante su 5 otterrà più di 750 euro mensili mentre circa 337 mila percipienti pari al 70% del totale riceveranno almeno 300 euro.

Secondo le associazioni dei consumatori più precisamente solo il 21,4 % dei beneficiari supererà o raggiungerà i 780 euro, mentre il 5.4% riceverà più di mille euro in base al quoziente familiare. Secondo i dati INPS infine il 7% degli aspiranti avrà tra i 40 e i 50 euro mensili per un totale di circa 30 mila persone mentre 60 mila saranno coloro che avranno tra i 40 e i 100 euro mensili.

Il quadro fornito dall’Istituto presieduto dal Prof. Tridico diventerà la platea di interfaccia dei cd. “navigator”: i tutor incaricati di monitorare i requisiti sostanziali di accesso e di avviare l’operazione di abbinamento tra diritto al reddito e offerta di un posto di lavoro. Premesso che la scadenza per la selezione del pubblico reclutamento “senza concorso” dei navigator attraverso l’ANPAL (agenzia nazionale delle politiche attive per il lavoro) scadrà l’8 maggio p.v. risultano ad oggi disponibili 3000 posti sul territorio nazionale, con una retribuzione annua lorda pro-capite di 27.338 euro (in pratica lo stipendio annuo lordo di un docente con circa 30 anni di servizio) ai quali dovrebbero aggiungersi altri 300 euro lordi mensili per rimborsi spese, ed un contratto biennale di collaborazione coordinata e continuativa che scadrà il 21 aprile 2021. Secondo i dati riferiti da IL SOLE 24 ore al 18 aprile erano già state presentate circa 3500 domande.

Sembravano già tante. Alla data del 2 maggio u.s. l’ANPAL ha comunicato che erano pervenute ben 38 mila domande di aspiranti navigator.

I dati sopra riferiti suggeriscono alcune brevi considerazioni, in attesa che si dipani l’intera nebulosa che avvolge la galassia “reddito di cittadinanza”.

Si osserva innanzitutto il gap evidente tra i ‘780 euro per tutti’ ipotizzati in sede di presentazione del progetto: la realtà dei dati INPS sulla scorta dei requisiti di accesso ridimensiona e non di poco le aspettative.

La comparsata e gli “urrah” dal balcone di Palazzo Chigi sono ormai il ricordo di una coreografia ancillare alle promesse ma ridimensionata a più miti pretese nelle realizzazioni.

La seconda riflessione va rimandata ad una comparazione tra spese previste e risultati ottenuti: non dimentichiamo infatti che il reddito di cittadinanza, che ha più le sembianze di un’operazione di tipo assistenziale che di incentivo al lavoro, è inserito nel cd. contratto di governo come misura di rilancio dell’economia attraverso la crescita dei consumi. Si tratta di un algoritmo già in parte proiettato nel nuovo corso di politica economica dei “bonus” avviato nel 2014 e tuttora in atto, a fronte di una situazione cristallizzata su dati macroeconomici “pesanti”: debito pubblico di oltre 2300 miliardi, spread ancorato ai 250 punti, aumento dell’IVA previsto nel DEF come clausola di salvaguardia, crescita stimata allo 0,2 %, differenziale del 132,2% tra debito e PIL, evasione fiscale annua stimata in 130 miliardi di euro. Già gli 80 euro (per redditi fino a 26.600 euro ma non per quelli al di sotto gli 8174 – la cd no-tax area), i 500 euro per i docenti delle scuole pubbliche (introdotti con legge 107/2015, la cd. “buona scuola”), i 500 euro del bonus cultura per i “18app”, i 18enni dell’anno in corso, hanno sedimentato benefici dagli esiti non commensurabili rispetto all’esborso accertato. La scelta dei bonus contrasta in modo evidente con una politica di piano e una visione macroeconomica di sviluppo delle opportunità lavorative, atteso che solo il “lavoro” (e non le mance a sfondo elettorale) produce crescita e ricchezza per il Paese.

La terza considerazione riguarda la selezione e la formazione dei navigator: operazioni pensate e gestite troppo in fretta per garantire la scelta degli idonei e la loro preparazione mirata al compito di procacciare lavoro (in un Paese in cui il lavoro bisogna crearlo, non elemosinarlo). Ci si interroga su tempi, costi e modalità di selezione dei prescelti a fronte di circa 40 mila domande pervenute. Proprio in questi giorni l’OCSE ha stigmatizzato il reddito di cittadinanza, oltre che per la dispendiosità senza tangibile ritorno economico dell’intero provvedimento, soprattutto nella sua quota apicale dei 780 euro giudicata eccessiva, sia in ordine alla carenza di formazione del personale da avviare al lavoro: possiamo tranquillamente includere in questa critica anche la propedeutica preparazione specifica dei procacciatori di lavoro, i navigator o tutor che dir si voglia, appunto.  Si pensi alle modalità di selezione non concorsuali (e al tipo di controllo che verrà esercitato sul reclutamento dei chiamati a svolgere l’impegnativo incarico) ma anche ad una formazione appiccicata al bavero dei navigator attraverso corsetti effimeri, improvvisati, probabilmente generalisti ed empirici al tempo stesso,  gestiti da esperti esterni (come saranno certificati per non renderli “sedicenti”?): se ne deduce che l’operazione di ricerca di un lavoro per i percipienti il reddito sarebbe affidata a chi non ha mai lavorato.

Un ossimoro che stride con il requisito della competenza che sta alla base di ogni solida impalcatura istituzionale.

 

 

 

 

*Ex Dirigente ispettivo MIUR