Ultimo Aggiornamento:
18 novembre 2017
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Dimentica il mio nome

Fernando Algaba Calderón * - 11.06.2015

Ieri sono stati resi noti i nomi dei cinque finalisti del Premio Strega 2015. Fra loro non c’è, nonostante il secondo posto ottenuto nella versione “primavera” del premio, Zerocalcare (al secolo Michele Rech), un fumettista o, se preferiamo, uno scrittore di graphic novel. L'irruzione di Calcare comunque nella preselezione dei dodici candidati non è solo un altro riconoscimento personale di un artista sempre più acclamato dal pubblico, e non dovrebbe essere considerato soltanto come un segno di apertura del premio letterario più importante d'Italia a un genere che ormai ha guadagnato il suo spazio proprio negli scaffali delle librerie. Se “Dimentica il mio nome” ha raccolto questi primi grandi successi allo Strega è soprattutto perché il linguaggio fumettistico di Calcare ha raggiunto un livello tale da mettere in luce le sue straordinarie capacità di narratore anche a chi non è abituato a leggere “libri con i disegni”. Sebbene la prima cosa che si apprezzi iniziando a leggere un'opera di Calcare sia la sua vis comica, quello che emerge con forza dopo qualche pagina sono invece le sue doti narrative, il ritmo del racconto, la capacità di dosare situazioni esilaranti e cariche di profondità in grado di strappare più di una lacrima. La predisposizione per la narrazione si trova già nelle caratteristiche dei suoi disegni, in uno stile che lui stesso ha definito recentemente come “stile per sottrazione”. Seppur lontano da qualsiasi etichetta che possa definirlo come “minimal”, la semplicità dei suoi disegni invita a far scorrere la vista da una vignetta all'altra, senza fermarsi sui particolari superflui che possano interrompere la lettura (guai, però, a chi non si fermi una volta letta la pagina ad ammirare le nature morte che Calcare semina qua e là come pezzi della mappa di un tesoro). Non bisogna dimenticare che questo ragazzo non ha ancora compiuto i 32 anni, il che significa che il suo linguaggio è ancora in evoluzione, nonostante “Dimentica il mio nome” possa considerarsi un'opera ormai matura da tanti punti di vista. Per esempio, è più unitaria rispetto a lavori precedenti in cui ancora prevaleva il blogger e le diverse storie potevano sembrare troppo slegate fra loro. Quest'opera è pensata invece come un tutto compiuto e forse per questo motivo Calcare può permettersi di diventare a tratti quasi grandiloquente, con vignette leggermente più ampie del solito, che occupano a volte tutta la pagina, una tecnica finora poco esplorata da lui, più abituato ai fogli fitti dove le imprecisioni o le insicurezze sono più difficili da trovare per il lettore. Sono state proprio queste insicurezze, non solo stilistiche ma anche personali, quelle che hanno condizionato di più l'opera di Zerocalcare fino alla stesura di “Dimentica il mio nome”. Fare qualcosa senza sapere se lo si fa per hobby o per lavoro non aiuta a sviluppare un linguaggio artistico in cui la sicurezza si vede soprattutto quando non c'è. Il passo avanti fatto in questo senso è senza dubbio il principale motivo per cui oggi possiamo parlare di Calcare come uno dei dodici selezionati per contendersi il Premio Strega. Tuttavia, nonostante i grandi pregi dell'opera e dell'autore di cui abbiamo appena parlato, ci sono non pochi dubbi per un eventuale salto del fumettista romano verso il “grande pubblico”. Sicuramente il maggior problema in questo senso è l'utilizzo di un immaginario legato (forse troppo), più che a una specifica cultura da tribù urbana (punk, rock, metallara...), a una generazione che è cresciuta guardando gli stessi cartoni, scoprendo la tecnologia e internet con uguale stupore e velocità e vivendo una crisi economica e sociale, se non allo stesso modo, con delle preoccupazioni e dei punti di vista. Perché anche se lui non si vuole assumere la responsabilità di essere una delle voci delle vittime delle crisi, il grado di identificazione che si è creato fra Calcare e il suo pubblico testimonia di un legame che ha molto a che vedere con le difficoltà che stanno vivendo i trentenni dei nostri giorni.

Nonostante la “sconfitta”, la verità è che l'opera di Zerocalcare e la sua candidatura hanno avuto un sapore di rivincita non solo per la sua generazione ma anche per chi ha avuto il coraggio, o la fortuna, di considerare sin dall'inizio i fumetti e le graphic novel come uno dei rami più fecondi e interessanti della letteratura degli anni a venire. Ci saranno sicuramente coloro che continueranno a considerarla un genere minore oppure poco serio ma saranno sempre meno e avranno sempre meno argomenti. E in Italia “Dimentica il mio nome” sarà sempre lì a ricordar loro che potrebbero sbagliarsi.

 

 

 

 

* "Fernando Algaba Calderón è uno storico dell'Arte spagnolo specializzato in Rinascimento in Italia"