Ultimo Aggiornamento:
20 novembre 2019
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Dieci anni fa la lezione di Amartya Sen sulla giustizia

Mattia Baglieri * - 31.08.2019
Amartya Sen

È stato pubblicato ad Harvard dieci anni fa L’idea di giustizia (ed. or. The Idea of Justice, Harvard University Press; trad. it. L’idea di giustizia, Mondadori), il saggio di Amartya Sen che ha consacrato l’appartenenza dell’economista Premio Nobel Amartya Sen al campo disciplinare della filosofia politica dopo decenni di ricerca esercitata soprattutto nell’ambito dell’economia dello sviluppo. Già nei suoi contributi macroeconomici più importanti, da Etica ed economia del 1987 a Sviluppo e libertà del 1999, l’accademico indiano – nato nel1933 a Santiniketan, il campus universitario fondato dal poeta Rabindranath Tagore – aveva rimarcato la necessità di una più stretta aderenza dell’orizzonte economico alla teoria politica, rivendicando l’origine propriamente ‘politica’ dell’economia moderna, fondata da Adam Smith nella seconda metà del XVIII secolo quale ramo della "scienza dello statista e del legislatore".

 

Nell’idea della giustizia seniana, che trova una sua epitome in questo importante volume, ritornano senz’altro i grandi nomi dell’economia internazionale moderna, da Condorcet a Edgeworth, dallo stesso Smith a Quesnay e Malthus, ma sono soprattutto i classici del pensiero politico antico e moderno a fare la loro comparsa nella teoresi seniana che riprende i concetti di "vita buona" di Aristotele, di "government by discussion" di Bagehot, di "utilitarismo" di Bentham e di "imperativo categorico" kantiano. Il soggetto del libro seniano è rappresentato dall’analisi della lezione sulla giustizia di John Rawls, sin dalla pubblicazione di Una teoria della giustizia, libro pubblicato nel 1971 all’indomani degli sconvolgimenti della fine degli anni Sessanta: se fondamentale, infatti, appare la lezione rawlsiana sul "consenso per intersezione" secondo cui occorre favorire il pluralismo politico tra le differenti visioni del mondo in capo a ciascun individuo, all’insegna di una visione secondo cui nell’arena pubblica il concetto di "giusto" deve prevalere sul concetto di "bene", Rawls stesso viene altresì profondamente sottoposto a critica. A dire di Sen, infatti, la teoria rawlsiana apparirebbe caratterizzata da severe restrizioni informazionali, nel momento in cui Rawls si era dedicato semplicemente alla necessità di assicurare a tutti i cittadini un corredo di "beni primari" senza tenere in considerazione le modalità effettive di conversione di diritti teorici in opportunità concrete: è da questo punto di vista che, in particolare, Sen ascrive fondamentale importanza ad una serie di processi funzionali ("functionings" nel lessico seniano) capaci di concretizzarsi per ciascun individuo in capacità effettive ("capabilities"). È invece da accogliersi, nella logica di Sen, l’intuizione rawlsiana secondo cui l’ingiustizia politica risieda primariamente nell’iniquità a livello di distribuzione delle risorse economiche, un’idea di disuguaglianza attualmente ripresa dai più attenti economisti contemporanei (da Atkinson a Stiglitz, sino al Piketty del Capitale nel XXI secolo).

 

Alla tradizione liberaldemocratica moderna è invece dedicata l’analisi seniana sul ragionamento pubblico, all’insegna di un punto di vista secondo cui solo attraverso il dialogo tra diversi è possibile superare il conflitto tra weltanschauungen dal tenore egoistico. Nelle parole di Sen, nondimeno, il ragionamento pubblico – proprio in quanto fondato sulle ragioni di cittadini diversi – non deve avere come esito necessario un consenso generale su tutte le politiche pubbliche su cui ci si trovi a discutere, ma è precisamente la dialettica politica a configurarsi quale fondamento intrinseco di democraticità: «Quando cerchiamo – scrive Sen – di determinare su quale strada la giustizia possa avanzare vi è una necessità di base del ragionamento pubblico, che coinvolga argomenti a favore delle diverse ipotesi e prospettive. Anche se ci impegniamo a rappresentare tutto lo spettro delle argomentazioni, questo non significa che l’esito finale dovrà rispettare questo intero spettro di ragioni confliggenti in tutti i casi presi in esame, oppure che sia necessario pervenire ad un accordo generale» (Sen, L’idea di giustizia, p. 392). La concretezza del riformismo democratico seniano si esprime, ancora una volta, anche nell’invito ad elaborare una concezione di giustizia propriamente "comparativa" e non già "trascendentale" finalizzata ad identificare puntualmente quelle reali ingiustizie sociali ed economiche che ostacolino il raggiungimento effettivo delle capacità attraverso un processo di sviluppo e promozione delle opportunità date alle persone di condurre il tipo di vita che per essi ha valore. È da questo punto di vista che Sen prenderà in prestito una distinzione operata in seno alla giurisprudenza indiana: ovverosia quella tra il concetto di "Niti" ed il concetto di "Nyaya", laddove il primo sta ad indicare la giustizia intesa come "correttezza" procedurale, mentre il secondo sta a significare un concetto generale di giustizia "che si determina", invece, anche in via pratica (cfr. ivi, p. 22). Esortando piuttosto a far leva sul concetto di “Nyaya" che su quello di "Niti", Sen rileva come al fine di rendersi conto di quale grado di giustizia una particolare istituzio e politico-sociale abbia raggiunto, occorra valutarne le caratteristiche operative e le azioni che vengono intraprese in via pratica e non solo la piena rispondenza ad un ideale di giustizia ipotetico. Secondo la prospettiva seniana, di conseguenza, occorrerà procedere ad una significativa azione di "comparazione" tra i diversi ordinamenti istituzionali, tenendo conto di come essi siano da intendersi come tanto più «giusti» quanto più essi manifestino conseguenze reali in termini di sviluppo della libertà di scelta di ogni singola persona nel decidere autonomamente la vita che essa desideri condurre.

 

 

 

 

* Mattia Baglieri, storico delle dottrine politiche di formazione, lavora per l’INVALSI di Roma (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione)