Ultimo Aggiornamento:
21 ottobre 2020
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Del primato della protezione della salute e della vita prima e durante il Coronavirus

Eva-Maria Weber-Schramm * - 22.07.2020
Protezione Covid

Prendi quel che vuoi ma pagane il prezzo. Così suona un proverbio tedesco utile per chiunque debba decidere tra più possibilità, e che si può a estendere alle società alle prese con il Coronavirus. Qualunque cosa si faccia, ci saranno sempre degli svantaggi. La società deve dunque non soltanto accettarne il prezzo, primo, ma anche, secondo, mettersi d’accordo su chi lo deve pagare.

Partiamo dal primo punto: che cosa vogliamo? A quanto pare non c’è chiarezza. La prima cosa che si diceva era che non bisognava sovraccaricare il sistema sanitario e che ognuno, in caso di bisogno, aveva diritto a un letto in terapia intensiva. Questa scelta venne compiuta senza aver discusso seriamente dei costi: 6 milioni di disoccupati, tante, troppe esistenze distrutte nonché, dal lato puramente economico, aiuti finanziari per pacchetti di aiuto di centinaia di miliardi. E’ vero che questi ultimi costi non sono stati indotti soltanto dalle decisioni dei nostri governi ma anche dai lockdowns in Europa e in altri paesi. I costi sociali però derivano esclusivamente dalle decisioni del nostro paese: genitori che non sanno come mettere insieme le attività lavorative e l’assistenza ai bambini; scolari e studenti che non imparano niente per mesi; bambini che non possono muoversi né giocare con altri bambini; esseri umani consegnati alla violenza casalinga.

Tutto questo l’abbiamo già subito. Rimane però la domanda su come si debba procedere dopo che lo scopo – numero sufficiente di letti in terapia intensiva – è stato più che raggiunto, e quale prezzo dobbiamo continuare a pagare.

Il desiderio sembra essere adesso che nessuno debba morire di o con Coronavirus, anche se è chiaro che anche nel caso del miglior trattamento possibile non si possono escludere casi di decesso  Quali ne sarebbero i costi? Se vogliamo raggiungere questo scopo, si potrebbe cercare di sradicare il virus con un ulteriore lockdown ancor più radicale, cosa che per una società dell’Europa centrale che vive di scambi e commerci con altri stati non è una ipotesi realistica. L’alternativa sarebbe rallentare la diffusione del virus e evitare decessi prolungando le misure di lockdown. Quanto ai costi da pagare, vedi sopra. I politici interrogati sulla possibilità di ulteriori misure di chiusura ripetono in maniera stereotipa che la salute e la vita hanno la massima priorità. Chi e quando dovrà pagare i costi economici o come reggere alle conseguenze sociali, non sono domande da fare quando ne va dei beni più alti, la vita e la salute. A questo scopo si deve pagare qualsiasi prezzo: fine della discussione.

Si può decidere in questo modo, certo. Ma come si conciliano queste posizioni con le decisioni prese fino a questo momento in merito alla salute della popolazione? Ecco una piccola panoramica**:

Ogni anno in Germania muoiono 46.000 persone di cancro ai polmoni; altre 9.000 di COPD (malattia polmonare ostruttiva cronica). Cause principali: fumo e polveri sottili. Ogni giorno (!) muoiono 940 persone di malattie cardiovascolari, le cui cause note sono, accanto al fumo, sovrappeso, cattiva alimentazione, diabete, sedentarietà.

Ogni anno in Germania muoiono da 10.000 a 20.000 persone per malattie nosocomiali causate da batteri resistenti agli antibiotici: le misure necessarie a evitarlo sono state ritenute finora non finanziabili.

Ogni giorno (!) da 200 a 300 persone muoiono di ictus anche se molti di questi decessi sarebbero evitabili con una prevenzione adeguata.

 

Ogni anno 3.000 persone, da 8 a 9 al giorno, muoiono in incidenti stradali. Le cause principali, scarsa distanza di sicurezza, velocità elevata. Che cosa hanno fatto i nostri governi negli ultimi anni per abbassare queste cifre? L’elenco delle possibilità inutilizzate per evitare gli incidenti mortali è lungo, ma in tutti questi casi non si agisce affatto in base al principio del „primato della vita e della salute umana“.

Questo è un aspetto; un  altro riguarda i costi del sistema sanitario che deve essere pagato tramite l’assicurazione sanitaria. In passato si è sempre tenuto conto del costo dei trattamenti di cura, anzi ogni società deve farlo perché le risorse sono finite, anche se attualmente ci comportiamo come se non lo fossero. E allora, perché mai oggi facciamo di  tutto e persino di più – i costi vengono trasferiti al futuro tramite il debito -  affinché nessuno muoia di una malattia infettiva, e in particolare di una malattia che, per quanto riguarda l’insieme della popolazione, ha una letalità intorno allo 0,3%?***. C’è una spiegazione razionale?

In ogni caso tale comportamento non corrisponde alle altre decisioni e azioni del governo.

Nel frattempo sappiamo abbastanza di questo virus da essere in grado di contenere l’epidemia, anche in assenza di grandi limitazioni, senza provocare il collasso del sistema sanitario. A questo scopo la prima cosa di cui abbiamo bisogno è informazione seria. Tutti dobbiamo sapere che cos’è un virus, come si trasmette e perché la limitazione dei contatti e il mantenimento delle distanze contribuiscono al rallentamento della sua diffusione, abbassando la pressione sul sistema sanitario. Ma tutti dovrebbero anche sapere che per persone in buona salute il rischio di ammalarsi gravemente o di morire di Covid 19 è vicino allo zero e che anche per gli anziani il decorso è grave o mortale quasi esclusivamente nel caso di malattie pregresse. Perché i media sottolineano con enfasi il fatto che anche i giovani possono ammalarsi e morire? Forse affinché la parte della popolazione che subisce le gravi conseguenze sociali ed economiche accetti di buon grado misure rigorose? Affinché la gente abbia paura e sopporti tutte le restrizioni? Nella fascia d’età tra i 5 e i 44 anni muoiono quotidianamente circa 390 persone di malattie cardiovascolari; se ne è mai fatto notizia?

Se informiamo con la dovuta chiarezza e ci affidiamo alla ragionevolezza della gente, non avremo più bisogno di limitazioni. I bambini e i ragazzi non si ammalano, riaprite le scuole. Mantenerle chiuse o riaprirle a turno e a distanza, affinché il gruppo a rischio venga contagiato il meno possibile, è irragionevole. In questo modo i costi per evitare l’infezione vengono rovesciati, come se fosse ovvio e inevitabile, sui bambini e sui loro genitori, che già devono sopportare le conseguenze economiche.

 

Dopotutto chi non è tenuto a lavorare (es. pensionati, malati...), può  benissimo proteggersi dall'infezione: nessuno è costretto a far la spesa, nessun appartenente ai gruppi a rischio è obbligato ad avere contatti stretti con altre persone fin a quando l’epidemia è in corso. Nelle case di cura e di riposo si può e si deve lavorare con mascherine protettive e limitare la diffusione del virus, ma anche qui gli ospiti devono avere la possibilità di scegliere se vivere in solitudine o accettare consapevolmente il rischio, ricevere visite e far festa. Questo richiederà un certo sforzo organizzativo ma la cosa dovrebbe essere fattibile.

In conclusione, qualsiasi sia il prezzo che siamo disposti a pagare, un giorno moriremo. Tutti. La vita eterna non si trova per il momento nell’elenco delle opzioni possibili.

 

 

 

 

*Presidente emerito del Tribunale Provinciale di Berlino

  Traduzione dal tedesco di Francesca Rigotti – La versione originale del testo in lingua tedesca ed una sua versione francese sono consultabili sul sito www.epistoa.eu

**Tutti i dati, che si riferiscono alla Germania del 2017, in:  krebsdaten.de, statista.com e destatis.de.

***La letalità qui assunta deriva dallo studio scientifico di Heinsberg, in https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.05.04.20090076v2. Tuttavia, poiché non si conosce il numero delle persone contagiate, è possibile che la letalità sia ancora inferiore allo 0,3%. Essa coincide comunque con quella della nave Diamond Princess, dove di 700 contagiati ne sono morti 7, quindi l’1%, ma poiché l’età media era di 60 anni, anche in questo caso la letalità sull’insieme della popolazione ammonta allo 0,3%