Ultimo Aggiornamento:
18 ottobre 2017
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COP22: Molti proclami ma ancora poca azione

Paulo Lima *, Roberto Barbiero ** e Elisa Calliari *** - 26.11.2016
Salaheddine Mezouar

“Parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi.” Può sembrare banale richiamare la canzone resa immortale dalla voce di Mina, ma è ciò che forse riesce meglio a sintetizzare i risultati della Conferenza ONU sul Clima di Marrakech (COP22) conclusasi nella notte del 19 novembre.

L'invito ad “agire”, riprodotto ovunque a Marrakech – dalle bandiere, sticker e banner appesi per strada o attaccati sui taxi e bus pubblici – e proclamato dal Ministro degli Esteri marocchino e presidente della Conferenza Salaheddine Mezouar, ha creato aspettative perché questa fosse la “COP dell'Azione”. Aspettative che hanno acquistato un significato particolare con la rapida entrata in vigore dell’Accordo di Parigi. Marrakech si è trovata ad ospitare infatti il primo meeting della Conferenza delle parti dell’Accordo di Parigi (CMA), l’organo chiamato a dare concretezza agli obiettivi di mitigazione, adattamento e finanza climatica sanciti l’anno scorso nella capitale francese.

 

Marrakech era chiamata ad attuare questo Accordo. Ma più che provvedimenti concreti, ha finito per fissare le procedure e il piano di lavoro per definirli. Doveva stabilire in quale modo i paesi monitoreranno i loro impegni per il taglio dei gas serra (Nationally Determined Contributions), doveva elaborare un piano di lavoro per lo sviluppo tecnologico e il processo di revisione dello stato di attuazione dell’Accordo. Quasi nulla rispetto a questi punti è stato deciso a Marrakech. Trattandosi di meccanismi complessi e politicamente delicati, sarà necessario attendere le prossime tornate negoziali, per arrivare alla loro finalizzazione prevista per il 2018.

 

Quali sono dunque i principali risultati della Conferenza? Proviamo a fare una prima valutazione. La COP22 ha visto l’approvazione, da parte dei 196 stati partecipanti alla plenaria di chiusura della Conferenza, di un documento politico: la Proclamazione di Azione di Marrakech per il nostro clima e lo sviluppo sostenibile (http://www.nationalgeographic.it/ambiente/clima/2016/11/18/news/cop22_la_dichiarazione_di_marrakech-3317588/).

 

Presentato dal ministro degli Esteri marocchino, si tratta di un documento sintetico a nome dei Capi di Stato e di Governo presenti e volto a “segnare il passo verso una nuova era di implementazione ed azione sul clima e lo sviluppo sostenibile”.

 

Il testo riafferma l’urgenza di un’azione concreta sui cambiamenti climatici e la necessità di una completa implementazione dell’Accordo di Parigi. L’entrata in vigore dal 4 di novembre dell’Accordo stesso, ratificato in tempo record dagli Stati, evidenzia del resto l’avvio di un processo ritenuto ormai “irreversibile”. Alcuni osservatori hanno interpretato questa espressione come un riferimento alla recente elezione di Trump e alle sue dichiarazioni pseudo-negazioniste rispetto ai cambiamenti climatici e alla sua malcelata volontà di recedere dall’Accordo di Parigi. Si tratta in realtà di una possibilità difficile, non essendo tecnicamente possibile uscire dall’accordo nei primi 4 anni dalla sua entrata in vigore, e cioè prima del 2020. Molti interventi durante la COP22 sono stati indirizzati ad isolare un’eventuale posizione negativa di Trump, facendo capire come un’inversione di marcia sia oramai impossibile.

 

La Proclamazione, richiamando alla solidarietà con i paesi più vulnerabili, ha inoltre ribadito con forza la necessità di accrescere il volume delle risorse finanziarie e la possibilità di accesso , con l’obiettivo di raggiungere la mobilizzazione dei 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 sancita a Parigi.Il Fondo Globale per il Clima è stato creato nel 2010 e dovrebbe essere il meccanismo in cui dovrebbero confluire tali risorse.

 

Nonostante le dichiarazioni d’impegno rilasciate in occasione del Dialogo Ministeriale di alto livello sulla finanza climatica, le aspettative dei paesi in via di sviluppo sono lontane dall’essere soddisfatte. La buona notizia è il raggiungimento dell’obiettivo degli 80 milioni di dollari per il Fondo di Adattamento (messo dalla COP 22 al servizio dell’Accordo di Parigi) con il contributo di Germania, Svezia, Italia e Belgio. Quella cattiva è che non sarà sufficiente per compensare i costi dell’adattamento, stimati dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) tra i 140 e i 300 milioni l’anno.


Gli interventi che si sono succeduti durante i numerosi eventi a Marrakech non sembrano ancora mettere seriamente in discussione il modello globale economico e dei consumi, causa reale dell’azione antropica sul clima. Nessun commento o critica sul ruolo delle multinazionali e sul ruolo dei trattati commerciali unilaterali che minano pesantemente la sovranità alimentare ed energetica di molti Paesi e che contrastano le politiche sul clima così come un autentico sviluppo delle popolazioni garantendo l’acceso a cibo, acqua e salute.

Il tempo è poco, occorre agire in fretta per la cura della nostra casa comune che è questa unica Terra che ci ospita.

 

 

 

 

* Paulo Lima è giornalista, fellow Ashoka e presidente dell'Associazione Viração&Jangada

** Roberto Barbiero è climatologo dell'Osservatorio Trentino sul Clima

*** Agenzia di Stampa Giovanile e Università Ca’ Foscari di Venezia