Ultimo Aggiornamento:
25 maggio 2019
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Contratto di governo M5S-Lega A proposito di politica estera, immigrazione e Ius soli

Leila El Houssi * - 30.05.2018
Agostino Giovagnoli

Il fantomatico contratto di governo tra Lega e movimento 5 stelle ha partorito nel suo insieme un compromesso alquanto pericoloso che spingerà il nostro paese a una pericolosa involuzione. Se sul fronte della politica interna molti commentatori e analisti hanno espresso la loro opinione sulle eventuali disposizioni che il contratto riporta, poco è stato detto su questioni che riguardano Ius Soli, politica estera e questione immigrazione.

Allo Ius Soli non viene dedicata neanche una riga probabilmente perché l’argomento per i nostri prossimi governanti non merita di essere contemplato.  E’ palese, ed è già emerso in campagna elettorale, che leghisti e pentastellati nutrano sentimenti che passano dal disprezzo all’indifferenza nei confronti di persone la cui origine non è italiana ma  che sono nate e/o cresciute nel nostro paese. Sono 800mila ragazze e ragazzi che ad oggi non sono tutelati dallo Stato italiano e sembra non esserci alcuna volontà per una soluzione L’unico riferimento che troviamo è al punto 18 quando si parla di 'politiche per le famiglie e la natalità''. In quest’articolo in cui si avvalora “il sostegno per servizi di asilo nido in forma gratuita a favore delle famiglie italiane” come ha recentemente sostenuto la ex ministra Livia Turco si “calpesta l'articolo 3 della Costituzione che vieta discriminazioni contro il sesso, la razza e le religioni […] introduce una discriminazione che riguarda i bambini. Contraddice la volontà di combattere le diseguaglianze perché, al contrario, si radica la diseguaglianza nel momento e sul punto cruciale della vita del bambino: quando si formano i processi cognitivi e la capacità di relazione umana e sociale''.   Come ha recentemente scritto Agostino Giovagnoli “il mancato riconoscimento dei diritti dei nuovi italiani è in primo luogo responsabilità dei vincitori delle elezioni del 4 marzo “ . La responsabilità si estende tuttavia anche a chi aveva gli strumenti per chiarire come stavano le cose facendo un debito distinguo tra i diritti dei minori nati e /o cresciuti in Italia e i cosiddetti migranti economici. Questo tuttavia non è stato fatto e  quindi è lecito interrogarsi sul perché. Non è che, forse, si tema che giovani nati e cresciuti in questo paese e portatori di due culture possano entrare nelle file della magistratura, della politica, dell’esercito e nelle istituzioni culturali? Non è forse che si tema che queste persone possano diventare parte della futura classe dirigente?

Alla politica estera il contratto dedica, invece, poco più di una trentina di righe e uno dei punti di maggior convergenza tra le due forse politiche è l’ “apertura alla Russia” che dovrebbe “ percepirsi non come una minaccia ma quale partner economico e commerciale potenzialmente sempre più rilevante”. Com’è noto, da marzo 2014 l’Unione europea ha dato il via a una serie di misure restrittive nei confronti della Russia in risposta all’invasione da parte di quest’ultima dell’Ucraina, a seguito della quale vi è stata la sostanziale annessione dei territori della Crimea. E il Consiglio dei ministri Ue ha deciso di prorogare, fino al 15 settembre 2018, le “misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina”.

In questo quadro Lega e Movimento 5 stelle nel fornire appoggio alla Federazione Russa chiedono di concerto il superamento delle sanzioni che se si manifestasse come programma di governo rappresenterebbe un’evidente causa di discontinuità che potrebbe emarginare l'Italia in ambito europeo. Tra l’altro è noto che, pur in presenza di sanzioni e nonostante la complessità del periodo, le esportazioni italiane sono visibilmente aumentate nel 2017 del 30% rispetto all'anno precedente e non rappresentano in realtà un danno così grave per la nostra economia. Nel sostenere il ritiro delle sanzioni imposte alla Russia, il contratto di governo stabilisce come condizione  necessaria la “riabilitazione” della Russia che si rivelerebbe” interlocutore strategico al fine della risoluzione delle crisi regionali (Siria, Libia, Yemen)”. Anche in questo caso è tristemente noto come la Russia appoggi incondizionatamente il brutale regime di Assad, conosciuto per la sua condotta liberticida nei confronti del suo popolo. Ma per i nostri futuri governanti la Russia viene individuata come possibile attore strategico in un Mediterraneo in cui “ si addensano più fattori di instabilità quali: estremismo islamico, flussi migratori incontrollati, con conseguenti tensioni tra le potenze regionali” e “nell’area, l’Italia dovrebbe intensificare la cooperazione con i Paesi impegnati contro il terrorismo.” Questo punto è piuttosto controverso e contiene non poche criticità. Innanzitutto è complesso procedere attraverso accordi bilaterali con molti dei paesi della riva sud poiché non sempre troviamo interlocutori con i quali è possibile stabilire un’intesa. Pensiamo al fronte libico in cui dopo l’uscita di scena di Gheddafi siamo difronte a tanti gruppi di potere o all’Egitto con il quale, nonostante siano in essere numerosi accordi economici, ancora non è emersa la verità su quanto sia accaduto al giovane ricercatore Giulio Regeni barbaramente assassinato al Cairo nel 2016, con tutte le conseguenze del caso. Inoltre non possiamo prescindere dall’attuale situazione geopolitica che è frutto di quel cambiamento avvenuto con il 2011 con le rivolte nell’area del Nord Africa e del Medio Oriente. Rivolte che hanno rivelato che lo stato postcoloniale si è affiancato all’imposizione di regimi autoritari, dittatoriali e repressivi. Regimi spesso “amici” dei governanti occidentali che puntavano al mantenimento di uno status quo che alla fine ha fatto affiorare le criticità rimaste sino a quel momento sommerse.

In questo contesto appare chiaro che non ci può essere lo spazio per rivendicazioni nazionaliste da parte dei singoli paesi europei,  e solo l’incontro tra le due rive può condurre il Mediterraneo ad essere uno spazio condiviso e non diviso. Il Mediterraneo è oggi purtroppo uno degli epicentri roventi del mondo globale: la tragedia del popolo palestinese, il conflitto siriano, l’emergere di Daes’h, i regimi «non propriamente democratici» di Egitto e Algeria. E tutto questo sta condizionando non solo la regione mediterranea ma anche l’UE. In questo senso è auspicabile che l’Europa ritrovi le proprie radici mediterranee con la convergenza dei paesi che la compongono e soprattutto della nostra Cara Italia e si mostri capace di erigersi a soggetto internazionale aperto alla collaborazione con il mondo arabo e islamico dell’Altra Riva. In questo anche sul fronte della questione migrazione non vi è dubbio che debba esserci un interesse da parte dell’UE e una convergenza sulle politiche da adottare in tal senso ma siamo davvero sicuri che non sia mera demagogia puntare il dito contro il “business dell’immigrazione”, come viene da loro definito,  che altro non è se non l’aiuto che associazioni di volontariato forniscono a persone costrette a fuggire? Non è forse mera propaganda urlare alla necessità del rimpatrio ( verso dove?) di donne, bambini e uomini provenienti da realtà complesse?

Si tratta di aspetti importanti che possono precludere il percorso democratico del nostro paese.

 

 

 

 

* Leila El Houssi è docente di Storia dei paesi islamici presso l'Università di Padova