Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
Iscriviti al nostro Feed RSS

Con l’aria che tira

Stefano Zan * - 06.11.2019
Elezioni regionali Emilia Romagna

Con l’aria che tira perché i risultati elettorali delle prossime elezioni in Emilia-Romagna dovrebbero essere diversi da quelli ottenuti dai partiti nelle elezioni europee nella stessa regione? Ricordiamo che in quella occasione il Centro Destra ha preso il 44,2%; i 5 Stelle il 12,89; il PD il 31,24; i partiti minori, che potrebbero in teoria allearsi con il PD, l’8,56. Ai nastri di partenza il Centro Destra si presenta quindi con un 44,2% mentre il fronte anti sovranista parte da un 39,61%.

Cosa è successo in questi mesi e cosa succederà nei prossimi tre mesi che potrebbe far cambiare voto agli elettori emiliani e, soprattutto, in quale direzione? Tre sono i fattori intervenienti più rilevanti: le dinamiche nazionali, il ruolo dei 5Stelle, la campagna elettorale.

A livello nazionale, come è noto, c’è stato il cambio di governo con l’uscita della Lega e l’entrata del PD e di Leu. La Lega non solo non sembra aver pagato per la sua improvvida manovra ma dopo un lievissimo calo ha ripreso a guadagnare consensi, almeno stando ai sondaggi. Nel frattempo però cresce anche il partito della Meloni. È a tutti evidente, checché sostenga Bonaccini, che la partita è una partita nazionale, pro o contro il governo, e l’aria che tira favorisce certamente l’opposizione e non i partiti al governo che fanno di tutto per litigare e sembrare poco coesi. Per di più, come in ogni legge di bilancio, c’è una qualche nuova tassa che per quanto modesta attira molto di più l’attenzione delle tasse (consistenti) che sono state evitate con la manovra stessa. Il quadro nazionale e le relative dinamiche in corso certamente non facilitano la corsa di Bonaccini.

La decisione, non si sa quanto definitiva, dei 5 Stelle di correre da soli rende l’impresa ancora più ardua, anche se i voti dei 5Stelle dovessero calare significativamente come è successo in tutte le ultime tornate elettorali regionali.

Non resta, come elemento di novità rispetto alle europee, la campagna elettorale che sta per iniziare. Sul fronte del Centro Destra è già chiaro che la campagna elettorale la farà Salvini (e la Meloni) e non certo la Bergonzoni che è candidata piuttosto debole in sé come lei stessa ha ammesso in più occasioni. Con l’Emilia-Romagna il Centro Destra si gioca ben di più che una delle tante regioni e questo li spingerà ad una campagna elettorale ancora più impegnata di quelle con cui ha vinto tutte le ultime amministrative.

Sull’altro versante si sa ancora ben poco se non per le dichiarazioni di Bonaccini alla stampa: programma nuovo e non semplice rivendicazione dei buoni risultati ottenuti negli ultimi 5 anni; coalizione molto allargata (non è ben chiaro a chi visto le prestazioni assai modeste degli altri partiti e l’assenza dei 5 Stelle). Nulla si sa ancora sulla composizione delle liste che, se dovessero presentare nomi di prestigio e noti provenienti dalla cultura, dalle professioni, dal volontariato, dall’associazionismo potrebbero davvero fare una grande differenza con le liste del Centro Destra i cui nominativi sono sconosciuti ai più. Ma il fatto che ad oggi ancora non si sappia nulla e che la coalizione sarà allargata, lascia pensare che nelle liste troveranno posto uomini di partito e di corrente selezionati col bilancino e non certo una consistente classe dirigente veramente nuova. Se così dovesse essere sembra assai improbabile che la campagna elettorale sia in grado davvero di spostare tutti quei voti che sono necessari per ribaltare i risultati delle europee.

Restano due incognite. La prima è che da qui alla fine di gennaio possono succedere, come la cronaca ci ha insegnato, molte cose che potrebbero avere un impatto sulle elezioni.

La seconda è che si mantenga una ormai vecchia tradizione sulla base della quale molti elettori votavano diversamente tra amministrative e politiche. A livello nazionale ed europeo gli elettori si sentivano liberi di votare per qualsiasi partito. A livello locale, comune e regione, però confermavano il voto alla sinistra perché, dopotutto, governava bene e non era opportuno cambiare. Questa, della scelta dell’usato sicuro rispetto ad un rivolgimento totale, non è un’analisi ma una speranza. Ma mai come in questo caso, dove tutti gli elementi di analisi convergono nel prevedere un’affermazione del Centro Destra, spes ultima dea, anche se a Ferrara, Forlì, Imola le cose non sono andate in questo modo.

La vera speranza in realtà è che la partita sia ancora aperta e che si possa giocare ma certamente il fronte anti sovranista parte con un handicap non indifferente e con una tendenza a farsi del male da soli che ormai abbiamo visto in più occasioni.

 

 

 

 

* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni. Il suo blog è ww.stefanozan.it