Ultimo Aggiornamento:
20 luglio 2019
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Chi si accontenta gode

Stefano Zan * - 15.05.2019
Chi si accontenta gode

Zingaretti nell’intervista a Gad Lerner che chiude il suo libro ha dichiarato che il movimento 5 Stelle:” è privo di un vero gruppo dirigente e quindi i momenti difficili lo porteranno a un generale rompete le righe” e ancora:” I 5Stelle sono destinati a scomporsi”. È sempre difficile fare previsioni, soprattutto in questo momento in Italia, ma mi pare che lo scenario prefigurato dal segretario del PD non sia particolarmente plausibile. Intanto la storia e la teoria (Coser “Le funzioni del conflitto sociale”) ci dicono che è proprio nei momenti di massima difficoltà e in presenza di un nemico agguerrito che le organizzazioni si ricompattano e i partiti sono certamente organizzazioni. In secondo luogo, da quando negli ultimi due mesi Di Maio ha tirato fuori le palle (per usare una sua elegante espressione) nei confronti della Lega ha arrestato un declino di consensi che durava da mesi, ha certamente consolidato il partito, ha creato imbarazzo e difficoltà al suo alleato di governo. Pervicacemente ha voluto dimostrare in ogni occasione che i 5 Stelle sono antropologicamente diversi dalla Lega e che la loro diversità risiede in primo luogo nella determinazione con cui sostengono la questione morale, l’etica pubblica, il valore assoluto dell’onestà; disponibili anche, per sostenere questi valori, a passare sopra anche alle più elementari norme dello Stato di diritto. Ma questa caratteristica “antropologica” prima ancora che politica è un tratto distintivo del movimento che probabilmente spiega buona parte dei consensi di cui ha goduto e gode ancora. Distinguersi dalla Lega non è tanto una necessità pre-elettorale in vista delle europee quanto una vera e propria strategia di sopravvivenza dopo che per mesi le loro posizioni sostanzialmente subalterne li avevano portati a perdere il 10% del loro consenso proprio a favore dell’alleato. È dunque assolutamente ragionevole ipotizzare che questo atteggiamento non cambierà dopo il voto europeo qualunque siano i risultati per altro in larga parte anticipati dai sondaggi. Non andrebbe infatti dimenticato che comunque vadano le cose nel governo e nel parlamento italiano i 5Stelle manterranno la loro posizione di maggioranza rispetto alla Lega. Salvini, per andare davvero all’incasso del suo consenso deve passare necessariamente da nuove elezioni politiche. Ma per far questo deve in primo luogo intestarsi la caduta del governo e in secondo luogo capire come uscire da una situazione assai delicata dove certamente non si potrà votare prima dell’estate e difficilmente anche subito dopo con una finanziaria che sarà particolarmente difficile e non lascerà alcuno spazio a nuove promesse elettorali. Facendo cadere il governo Salvini rischia di aprire le porte a un governo tecnico e di ripresentarsi alle elezioni di nuovo in alleanza con Forza Italia. Due prospettive che ha sempre dichiarato di non voler percorrere. Il dato vero è che con il loro recente comportamento i 5Stelle hanno scoperto di avere un forte potere contrattuale nei confronti della Lega, ad oggi mai prima esercitato, che costringerà Salvini, anche dopo un buon risultato alle europee a rivedere in larga misura le sue posizioni e le sue strategie.

In una più recente intervista al Corriere della Sera sempre Zingaretti ha dichiarato di aspettarsi per il suo partito un risultato del 20 % alle europee e al contempo ha chiesto un immediato ritorno alle urne. Da un segretario chiamato a rilanciare un partito che era arrivato al 18% uno si sarebbe aspettato obiettivi più ambiziosi: almeno il 25% o comunque il sorpasso sui 5Stelle. Forse un risultato improbabile ma almeno in campagna elettorale il leader ha il dovere di alzare l’asticella per motivare gli elettori su uno scenario difficile ma non impossibile, che cambierebbe non poco il quadro politico attuale. Con il 20% e un immediato ritorno alle urne si aprono solo due possibilità: la prima è un pieno successo del centro destra guidato da Salvini; la seconda è la possibilità di un governo 5Stelle-PD con il PD ovviamente in posizione subalterna, visto che a quel punto sarebbe oltremodo improbabile un nuovo accordo Lega-5Stelle. È questo che vuole Zingaretti che per altro continua ad escludere la possibilità di un governo con i grillini? È vero che chi si accontenta gode ma forse le aspettative di chi lo ha recentemente voluto come segretario erano altre e altro dovrebbe essere il modo di fare opposizione nonché gli obiettivi da porsi nel breve-medio termine.

 

 

 

 

* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni. Il suo blog è ww.stefanozan.it