Ultimo Aggiornamento:
14 maggio 2022
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Bombe da bagno e pappagalli verdi

Francesco Domenico Capizzi * - 27.04.2022
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Dati aggiornati alle ore 17.15 del 28 aprile 2021: consegne effettive ricavate dalla Relazione dell’Agenzia delle Dogane

 

Nella nostra parte di Mondo la straripante e forse inevitabile pubblicità, che tutto offre e impone al passo coi tempi, va a illustrare “bombe da bagno…con profumi naturali …effervescenti multicolori con all’interno animali dello zoo… sorprese per i bambini così allettati a fare il bagno…idee regalo… kit biologici al 100% sicuri…disponibilità immediata…”

Evidentemente un estemporaneo moderno carpe diem commerciale rivolto a genitori particolarmente scrupolosi e prudenti.

Nell’altra parte di Mondo le bombe-giocattolo vengono servite direttamente a domicilio sotto forma di pappagalli verdi, i quali, piuttosto allettanti, si posano su campi, prati, cortili, case e in ogni dove nascondendo la sorpresa: piccoli cilindri ripieni di esplosivo offerti a chi li trova e li maneggia. Prima di posarsi hanno volteggiato nei cieli di Cambogia, Vietnam, Afghanistan, Bosnia, Somalia, Etiopia, Sud America, Gibuti, Kurdistan iracheno e ovunque si siano svolte guerre e guerriglie.  

“Ho dovuto crederci, anche se ancora oggi ho difficoltà a capire” confessa Gino Strada dopo una vita intera dedicata a “tagliare e ricucire quelle povere carni” ponendosi in ogni istante le medesime domande sulla illimitatezza della ferocia umana in grado di pensare a materiale tattico tanto orribile (G. Strada: I Pappagalli verdi,. Feltrinelli 1999).

L’odiosità di questi arnesi, costruiti per provocare terribili menomazioni e la morte, risiede anche nella loro nota persistente efficacia dopo molti decenni, tanto che esistono sul nostro Pianeta territori infestati da così dette “mine antiuomo” dove tuttora è proibito addentrarsi in quanto la loro disattivazione non è stata realizzata. Oltretutto, imbattersi nei “pappagalli verdi”, indovati in mezzo a vegetazioni, pietre, terre e neve, è più facile ai bambini che in gruppetti giocano ed amano saltellare ovunque e scavare per andare a scoprire immaginari tesori nei luoghi più improbabili e indifferenti agli adulti.

L’ultima recente denuncia pubblica sull’uso di giocattoli-bomba proviene dal Governo ucraino: “Attenzione! Nella regione di Sumy gli aerei russi disperdono giocattoli per bambini, telefoni cellulari e oggetti di valore pieni di esplosivo”.  Anche dai mezzi di comunicazione indipendenti internazionali, in qualità di testimoni diretti, vengono mostrati squarci inquietanti su materiali utilizzati, metodi e obbiettivi che dilatano fino all’inverosimile le nefandezze della guerra in generale e in particolare verso i bambini, i quali sono molto più vulnerabili degli adulti sul piano fisico e psicologico fino a causare il cosiddetto stress tossico che provoca atti di autolesionismo e comportamenti regressivi e aggressivi duraturi o indelebili (Rapporto War on Children 2019).

Nella guerra in atto nello Yemen risultano, da intendere per difetto, almeno 6.500 bambini rimasti uccisi o feriti dai bombardamenti, senza considerare i milioni di bambini che si trovano in condizioni indescrivibili. E intanto vengono colpiti mentre si trovano a scuola o per strada. Di fatto a loro è negata l’infanzia, spesso orfani, senza un riparo ed una protezione (Rapporto ONU 2020).

Il problema serio che si pone per il nostro Paese è dato dalla fabbricazione e smercio di armi verso tanti Paesi, in buona parte fuori dalla cerchia della NATO, e in particolare alla coalizione saudita che le utilizza nello Yemen come confermato dal Rapporto finale del gruppo di esperti dell'ONU.

Non possiamo renderci complici di morti conseguenti alla vendita di armi a Paesi che violano palesemente il Diritto internazionale. Infatti, l’Italia proibisce l’esportazione e il transito di armi verso Paesi che violano i Diritti umani (legge 185/90, ha bandito “mine antiuomo” (legge 374 del 29 ottobre 1997) ed ha sottoscritto il Trattato di Ottawa del 1997, rifiutato da 36 Stati fra cui Stati uniti, Russia, Cina, India e Pakistan.

Tuttavia, esportando armamenti per un valore di 4,6 miliardi di euro per anno l’Italia lascia pensare, nei fatti, che l’economia debba prevalere sull’etica e condizionare i valori di una intera Civiltà. Le responsabilità appartengono a chi impartisce ordini per usarle, quando e come, ma sono almeno condivise con coloro che ne permettono la fabbricazione.

Una contraddizione stridente: l’Egitto risulta il maggiore acquirente di armi fabbricate in Italia, nonostante quanto è accaduto e ancora sta verificandosi con le drammatiche vicende di Giulio Regeni e Patrick Zaki.

 

 

 

 

* Già docente di Chirurgia generale nell’Università di Bologna e direttore delle Chirurgie generali degli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna