Ultimo Aggiornamento:
16 ottobre 2019
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Arcobaleno parlamentare

Luca Tentoni - 14.09.2019
5 stelle e PD

La soluzione della crisi di governo ha dimostrato che, dopo la fine degli storici steccati della Prima Repubblica, sono venuti meno anche quelli (fra coalizioni e famiglie politiche) della Seconda. Era già accaduto lo scorso anno, col patto fra Lega e Cinquestelle: Salvini aveva abbandonato il centrodestra (un atto che fino a pochi anni prima si sarebbe definito "ribaltone", anche se c'era il precedente fresco del 2013-'14, con il Pdl entrato nel governo Letta - sia pure in nome dell'interesse nazionale - lasciando all'opposizione gli alleati) per dar vita ad una combinazione parlamentare col M5s. Sottolineo "parlamentare", perché è proprio nell'attuale legislatura che - per la prima volta nella storia - il principio del governo formato tenendo conto dei numeri alle Camere e non degli steccati ideologici si è pienamente affermato, sublimando - in certo modo, senza accezioni positive e negative - il regime parlamentare. Siamo andati persino oltre la Prima Repubblica: oggi chiunque può allearsi con altri partiti, indipendentemente dalla loro natura ideologica, purché si arrivi a dar vita ad una maggioranza. Come è stato nel 2018, fra due forze che fino al giorno prima si insultavano, così è stato nel 2019, fra partiti che oggi non sono ancora amici (forse non lo saranno mai) ma che si sono contrapposti fino a poche settimane fa con scontri verbali (soprattutto sui social network) oltre ogni limite. L'unico steccato rimasto è quello fra Pd e Lega. Tuttavia, quando la Lega era guidata da Bossi, il centrosinistra ha fatto col Carroccio un tratto di strada, nel 1995 (governo Dini), quindi si può dire che ormai tutti sono stati almeno una volta al governo con quasi tutti gli altri. Lo stesso M5s, che era partito per guidare il Paese da solo (2013), è arrivato a Palazzo Chigi nel 2018 restandoci con due combinazioni parlamentari diversissime. In pratica, è come se la Dc (fatte le dovute distinzioni) avesse governato per un anno col Msi e poi avesse costituito una maggioranza col Pci. Se nella Prima Repubblica, ad essere esclusi furono prima i socialcomunisti e il Msi, poi il Pci e il Msi, poi solo il Msi, nella Seconda - fra il 1994 e il 2011 - centrodestra e centrosinistra erano rimasti incompatibili fra loro, tanto che neppure i flussi elettorali fra le due grandi famiglie politiche risultavano rilevanti. La crisi economica ha mutato il quadro. Gli italiani si sono trovati a premiare con più del 30% dei voti prima il Pdl e il Pd (2008), poi il Pdl (2009), il Pd (2014), quindi il M5s (2018), infine la Lega (2019) in un tourbillon caratterizzato da un'altissima volatilità elettorale. Così - anche se non si comprende bene quale sia la causa prima e quale l'effetto - i partiti si sono concessi, come i votanti, parecchi giri di valzer: la Lega governava a Roma con i Cinquestelle e in periferia con Forza Italia e FdI; ora il Pd governa col M5S che fino a poco prima - con lo stesso presidente del Consiglio - era alleato di Salvini. Da un esecutivo filosovranista siamo passati ad una compagine filoeuropeista, nell'arco di pochi giorni. Nel frattempo, mentre sta per tornare la proporzionale - che certo non scoraggerà la frammentazione e la voglia di lanciarsi in combinazioni, aggregazioni e disaggregazioni più ardite - si parla di scissioni nel Pd e in Forza Italia (dopo quella di Toti, ci sarebbero movimenti verso il Misto filogovernativo, per ora smentiti). È la legge del pendolo: se prima gli elettori non cambiavano voto e i partiti erano chiese che non ammettevano apostasie, oggi il mercato elettorale è un centro commerciale dove il cittadino non bada alla marca ma sceglie il prodotto che in quel momento "promette meglio" e dove il marketing ha il sopravvento sul contenuto. Nel caso italiano il regime parlamentare, essendo “flessibile”, ha forse funzionato meglio di altri, perché forse diversamente il sistema si sarebbe bloccato almeno dal 2013. Però, est modus in rebus. Per questo le proposte di razionalizzazione, come l'introduzione del cancellierato e della sfiducia costruttiva, possono essere guardate come un opportuno tentativo di introdurre elementi di stabilità e di chiarezza.