Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
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ALICE abita ancora qui

Stefano Zan * - 25.09.2019
Culture

Mentre il termine destra mantiene una sua capacità connotativa in grado di rappresentare sinteticamente un blocco sociale presente in tutto l’occidente, il termine sinistra da molti anni ha perso questa capacità connotativa e, al massimo, può rappresentare alcuni gruppi minoritari e nostalgici. La ragione di questa differenza è molto semplice. Coloro che si identificano nella destra sono (tecnicamente) dei conservatori nel senso che conservano valori tradizionali di riferimento che ancora oggi da molti vengono considerati validi e degni di essere rappresentati, tutelati, riproposti. Ancora domenica scorsa la Meloni chiudeva il suo convegno invocando Dio, Patria e Famiglia!

Gli altri, coloro che a vario titolo non si identificano nella destra e anzi la contrastano, non hanno mantenuto i classici valori di riferimento della sinistra classica e costituiscono oggi un fronte, un blocco sociale, un’area politica estremamente variegata, poco omogenea, per molti versi confusa alla ricerca di un sistema di valori che sappia connotarne le caratteristiche salienti. Possiamo chiamarli progressisti, non solo per contrapposizione ai conservatori, ma perché cercano di interpretare in modo nuovo i valori salienti di un mondo che in questi anni è progredito sotto molti punti di vista tanto è vero che sull’arena politica sono apparsi partiti e movimenti che non hanno alcuna radice nella sinistra classica e tradizionale ma cercano di interpretare fenomeni sociali ed economici apparsi negli ultimi tempi. Tipico è il caso della questione ambientale che è entrata nell’agenda politica relativamente di recente e rispetto alla quale la destra dimostra scarsa sensibilità.

Cercare di capire cosa accomuna i progressisti non è quindi facile non solo per la pluralità delle posizioni esistenti ma anche perché, in molti casi, alcuni dei progressisti concentrano la loro attenzione solo su uno dei temi che caratterizzano questo mondo. Inoltre non si è ancora affermato nessun partito che, in chiave gramsciana, abbia saputo esprimere un’egemonia culturale capace di fare sintesi delle diverse posizioni espresse o latenti.

Quali sono ad oggi gli elementi che possono delineare in positivo e non per semplice contrapposizione ai conservatori il sistema di valori dell’ideologia progressista?

In via di prima approssimazione mi pare si possano individuare cinque aree di sensibilità riconducibili all’acronimo ALICE che sta per Ambiente, Lavoro, Innovazione, Cultura, Europa.

Lo spazio disponibile mi concede solo brevi cenni per richiamare tematiche di ben altro respiro.

L’Ambiente è probabilmente il valore più universale e trasversale al quale si richiamano i progressisti che proprio in queste settimane sono mobilitati in tutto il mondo. Dalla tutela dell’ambiente, allo sviluppo sostenibile, dal risanamento idrogeologico alle energie rinnovabili, dal recupero urbano alla qualità dell’aria, ecc. Il dato curioso e per certi versi paradossale è che i danni che ha creato l’uomo all’ambiente negli ultimi secoli richiedono, per essere recuperati, fortissimi investimenti, utilizzo di tecnologie avanzate, grandi impegni di mano d’opera, configurando un’area di business, quello della green economy, che porta sviluppo e occupazione. La semplice romantica e bucolica conservazione dell’esistente non è più sufficiente. Bisogna investire, e molto, per (ri)creare situazioni sostenibili nel medio lungo termine.

La questione del Lavoro si presenta sotto due facce. La prima è quella della creazione di nuovi posti di lavoro per ridurre la disoccupazione. La seconda è quella del netto miglioramento delle condizioni di molti lavori poveri, precari, sfruttati e dell’aumento del reddito netto a disposizione dei lavoratori. Non potendo far affidamento più di tanto su uno Stato già fortemente indebitato è chiaro che la questione del lavoro si risolve con una forte crescita dell’economia e con lo sviluppo dell’imprenditoria privata, la sola capace di produrre ricchezza da redistribuire.

L’Innovazione, intesa tanto come innovazione tecnologica che come nuove modalità e stili di vita e di comportamento, resta ancora un punto di riferimento per tutti coloro che ritengono, pur con le dovute attenzioni, che lo sviluppo scientifico e tecnologico sia in grado di migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini. Le forme di neo-luddismo impediscono da un lato di cogliere tutte le potenzialità delle innovazioni tecnologiche e dall’altro di ricercare quelle forme di tutela che garantiscano i più deboli nelle fasi di transizione.

Cultura è conoscenza, formazione, impegno, competenza, consapevolezza e, soprattutto, emancipazione degli individui che solo attraverso la cultura possono essere davvero liberi di giudicare e valutare quanto viene loro proposto. Ma cultura è anche valorizzazione (economica) dell’immenso patrimonio diffuso nel nostro Paese. Così come cultura è la difesa dei diritti civili e il rispetto degli altri.

Infine l’Europa non è solo il riconoscimento di un aggregato geopolitico ed economico capace di confrontarsi con gli altri potentati del mondo ma è anche la valorizzazione di un patrimonio storico-culturale di straordinaria ricchezza che ancora oggi ha molte cose da dire. Non andrebbe mai dimenticato che l’Europa nel secolo scorso, pur nel dramma delle due guerre mondiali, del fascismo, del nazismo e del comunismo, ha letteralmente inventato il welfare che ancora oggi crea una qualità della vita e una sicurezza di base che molti paesi, anche ricchi e avanzati, ancora ignorano.

ALICE sembra dunque essere quell’aggregato di valori capace di connotare la visione del mondo, il sistema di valori, l’ideologia di coloro che possiamo appunto chiamare progressisti. E certamente i progressisti nella società non sono pochi. Spetta però ai partiti e ai loro leader passare dai valori ai programmi, dalle idee alle proposte, da visioni parziali e disarticolate ad una visione sempre più ampia e consistente di come si possano affrontare politicamente le sfide che oggi il mondo si trova davanti senza dover far ricorso a vecchie strumentazioni ideologiche che, proprio perché vecchie, sono conservatrici e inadatte ad affrontare un contesto decisamente nuovo e diverso da quello del secolo scorso.

 

 

 

 

* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni. Il suo blog è ww.stefanozan.it