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03 agosto 2019
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Absit iniuria verbis

Stefano Zan * - 24.03.2018
Absit iniuria verbis

Nel linguaggio comune ci sono due termini che hanno un blando valore offensivo mentre nel linguaggio politico hanno assunto il valore di categorie analitiche se non di veri e propri concetti. Mi riferisco ai termini idiota e stupido.

Per la verità nell’uso politico il termine idiota si accompagna sempre all’aggettivo utile. Non è chiaro chi sia stato il primo ad usare questa espressione. Secondo l’enciclopedia Treccani potrebbe essere stato Lenin, ma non ci sono tracce nei suoi scritti. Altri dicono sia stato Stalin. Altri ancora qualcuno del loro entourage. Non importa. Quel che conta è che con “utile idiota” si faceva riferimento a quanti, nell’occidente, sostenevano la rivoluzione bolscevica. Utile perché questo portava sostegno all’immagine del regime sovietico e veniva appunto utilizzato per la propaganda dello stesso regime. Idiota, con riferimento a quella che una volta era considerata una vera e propria malattia, l’idiozia, perché questo sostegno in realtà sarebbe andato contro gli interessi di chi lo stesso sostegno esprimeva. Da allora l’espressione si riferisce a tutti coloro che inconsapevolmente sostengono un partito che non fa e non farà i loro interessi.

L’utile idiota è persona appassionata, positiva, attiva che però sbaglia, senza averne consapevolezza, la parte a cui affida il suo impegno, il suo entusiasmo, le sue attese. L’utile idiota non solo non è consapevole di essere idiota, ma è anche profondamente convinto di essere utile alla causa.

Lo stupido è persona molto diversa. Secondo lo storico Carlo Cipolla lo stupido è “colui che procura danno agli altri senza ricavarne benefici per sé”. Dunque lo stupido non è positivo, vuole distruggere, fare danno e di questo è pienamente consapevole ma nel far questo reca danno a sé stesso. Su questo punto il Cipolla non è chiarissimo. Infatti si possono dare almeno due casi diversi. Lo stupido è consapevole che agendo contro qualcuno farà male anche a sé stesso, ma se è consapevole perché lo fa? La risposta è in una antichissima sindrome che va sotto il nome di Sansone (esattamente quello che diceva muoia Sansone con tutti i Filistei). Il rancore, la rabbia, l’ira accecano l’individuo che pur di veder crepare l’avversario è disposto a crepare lui stesso. Qui stupido potrebbe essere sostituito con sinonimi come annebbiato, obnubilato, fuori di testa et similia.

Lo stupido, che vuole lucidamente e pervicacemente fare del danno ad altrui, ma non è consapevole che così facendo farà del danno anche a sé stesso, è assimilabile all’idiota di cui sopra. La sua volontà di creare danno, unita alla sua dabbenaggine lo portano a comportamenti autolesionisti.

Mutuando, molto banalmente il linguaggio dalla Teoria dei giochi potremmo dire che l’idiota non è un attore strategico mentre lo stupido pensa di essere un attore strategico ma, in un modo o nell’altro, si sbaglia: bene che gli vada riesce a giocare un gioco a somma inferiore a zero, cioè un gioco dove perdono entrambi i contendenti.

La diversità insita nei due concetti di utile idiota e di stupido potrebbe indurre uno studioso a coniare un nuovo concetto che rappresenti la sintesi dei due. Per esempio quello di “inutile idiota” che da un lato sottolinea il fatto che l’attore in questione è idiota (cioè stupido) perché gioca un gioco in cui di sicuro perde (consapevole o meno che sia) ma dall’altro è anche inutile perché non apporta alcun beneficio a nessuno.

In realtà qui la questione si complica. Fino ad ora abbiamo sempre ipotizzato un gioco con due attori: l’idiota o lo stupido e quello che beneficia della o subisce l’azione del medesimo. Ma se il gioco diventa a tre cosa cambia?

Supponiamo che in un qualsiasi contesto elettorale si trovino di fronte tre partiti: A, B, C. Per qualche ragione A ce l’ha a morte con C e fa di tutto per sottrargli i voti. Ci riesce ma questi voti invece che andare ad A vanno a C. L’esercizio non ci dice il grado di consapevolezza di A cioè se A sapeva che così agendo i voti li avrebbe presi C.

In questa fattispecie non funzionano pienamente né il concetto di utile idiota ma nemmeno quello di stupido, mentre sembrerebbe più appropriato quello di inutile idiota.

Si potrebbe ipotizzare che non ci sia nulla di peggio dall’essere un inutile idiota. Eppure se un inutile idiota decidesse, per uscire da una situazione certamente imbarazzante, di trasformarsi in utile idiota, forse la situazione sarebbe ancora peggiore. Ma queste sono solo speculazioni teoriche che non hanno alcun riscontro con la realtà.

 

 

 

 

* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni