Ultimo Aggiornamento:
18 ottobre 2017
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65 anni e non sentirli! La Formula Uno compie gli anni ma cerca un’anima per tornare giovane

Antonio Boselli * - 30.05.2015
Bernie Ecclestone

La Formula Uno ha appena compiuto 65 anni di vita, dal primo Gran Premio a Silverstone il 13 maggio 1950. Dalla sua nascita questa categoria è al vertice del motorsport e, nel corso dei decenni, è diventato uno show mondiale capace di attrarre un’audience televisiva inferiore solo ai mondiali di calcio. Artefice di questo successo Bernie Ecclestone che da 40 anni decide su tutto e su tutti. Un visionario che capì con grande anticipo le potenzialità trasformando uno sport amatoriale in un’industria con un giro di affari da quasi 2 miliardi di euro. Proprio i successi, i soldi e forse il mancato rinnovamento generazionale della sua leadership hanno portato questo sport a vivere ora una crisi d’identità. In questo scenario è nata la Formula E, un campionato che ha debuttato quest’anno. Le monoposto che corrono in questa categoria sono alimentate elettricamente. Niente benzina, niente motore a scoppio, solo energia elettrica. Chi ha ideato questa categoria non ha mai avuto la velleità di «rubare» la scena alla Formula 1 perché è impensabile competere con la sua storia, i suoi budget e la sua esposizione mediatica. Pensato come un esperimento la Formula E in realtà si sta rivelando molto più che una semplice operazione di marketing. L’idea non è di competere con la Formula Uno ma di andare a occuparne gli spazi lasciati liberi. Dalla svolta completamente green, dal calendario il più possibile complementare con la F1, ai circuiti allestiti nel centro delle grandi capitali mondiali, al format delle gare, all’uso dei social network. Un’operazione intelligente che chiaramente paga un deficit di agonismo perché tecnologicamente le monoposto sono avanzate ma le prestazioni sono ancora nettamente inferiori a quelle della Formula 1. Non c’è da stupirsi considerando le differenze dei budget che per la Formula E si aggirano sui 4 milioni di euro a team mentre per la Formula Uno dai 70 milioni per le scuderie più piccole ai 300 e oltre per i top team. Un’enormità che però non sminuisce il valore di un’operazione che sta riscuotendo successo e soprattutto tanta curiosità. Anche l’uso dei social network che per la prima volta nella storia del motorsport può incidere sulle prestazioni. Prima della gara, i tifosi sono chiamati a esprimere un voto di preferenza per tre piloti sugli account ufficiali della Formula E. I tre più votati potranno avvalersi del “fan boost” ovvero un surplus di potenza da usare in gara. Il pilota potrà così schiacciare un bottone sul volante e avere potenza supplementare magari per superare chi lo precede. Una vera e propria aberrazione per Bernie Ecclestone che non ha mai creduto nei social network: “twitter non produce profitto quindi che senso ha?” Il pensiero di Ecclestone che è in linea con una generazione legata ancora all’economia reale e non ad un marketing orientato ai tempi che cambiano. E proprio per questo due categorie che non vogliono confliggere per evidenti motivi di opportunità nei fatti sono comunque in contrapposizione. La Formula Uno non è rimasta completamente immobile e sta cercando una svolta più ecologica. Il regolamento tecnico nel 2014 ha imposto dei motori con una componente ibrida: la power unit, come viene definito il propulsore, ora è composto dal tradizionale motore a scoppio e da motogeneratori elettrici che recuperano energia dalla frenata e dai gas di scarico. Una scelta voluta dalla Federazione Internazionale dell’Automobile in linea con il mercato automobilistico mondiale. L’idea è di recuperare energia e tradurla in potenza per risparmiare benzina a parità di performance. Una rivoluzione che, guarda a caso, non è piaciuta al boss della Formula Uno che sta spingendo per tornare ai vecchi motori aspirati, meno costosi, certo, ma anche molto più arretrati tecnologicamente. Le grandi case coinvolte nella F1 come Mercedes, Ferrari e Honda sono chiaramente contrarie a passi indietro dopo gli ingenti investimenti sulle nuove power unit. Il problema però rimane: una categoria che per anni ha espresso un valore sportivo, tecnico e mediatico straordinario sta subendo un’involuzione culturale. Ma soprattutto è l’immagine dello sport che soffre perché le sfide che arrivano dall’esterno come la Formula E e dall’interno con i nuovi motori evidenziano un’incapacità di trovare una nuova anima a questa categoria. E’ chiaro che il problema più grande risieda in una governance legata a uno schema ormai superato. Un uomo solo al comando, come nel caso di Ecclestone, ha dei chiari vantaggi dal punto di vista operativo. Le decisioni vengono eseguite in tempi rapidi, non ci sono passaggi intermedi che possano rallentare il processo. Nello stesso momento però una monocrazia assoluta, soprattutto se nelle mani di un uomo di 84 anni, rischia di sottovalutare aspetti che hanno un peso sempre maggiore. L’uso dei social network, la svolta green, una comunicazione più dinamica e capace di intercettare anche le nuove generazioni sono elementi ormai imprescindibili. Compiuti i 65 anni di età la Formula Uno non ha bisogno di un lifting, ha bisogno di ritrovare sé stessa in un contesto che è cambiato enormemente negli ultimi 15 anni. Difficile dire se questo cambiamento avverrà sotto la guida di Ecclestone, più probabile che sia la prossima generazione di manager a riformare lo sport con un presupposto importante: la complessità della società moderna impone una governance condivisa perché solo con delle competenze specifiche si possono trovare le soluzioni migliori per uno sport che non può più permettersi di vivere nel passato.  

 

 

 

* Antonio Boselli è inviato F1 Sky Sport

  Account twitter: @antonioboselli