Ultimo Aggiornamento:
28 luglio 2018
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Una riflessione personale sulla crisi politica italiana

Pasquale Pasquino * - 28.07.2018
Salvini Mattarella e Di Maio

Ferdinand Lassalle, il geniale creatore del movimento operaio tedesco, scriveva al padre, a dopo le elezioni in Prussia nel 1849:

«La situazione politica qui è tanto ridicola quanto interessante. Cretini da tutte le parti».

Sembra l’Italia di oggi.

 

Provo a fare un ragionamento politico, anche perché io non riesco ad andare in vacanza dalla politica, nemmeno l’estate.

Non si tratta di fare previsioni, ma di farsi delle idee.

Potrei dire: la situazione è confusa e non me la sento di dire niente. Ma a me sembra di capire almeno qualcosina. Magari sbaglio, ma è un rischio inevitabile per chi pensa.

Di Maio non può mollare Salvini perché per ora e per un bel po’ se lo molla si ritrova semplicemente all’opposizione, cioè liquidato. Salvini può sempre sperare in sondaggi che gli diano una maggioranza con la destra senza bisogno di Di Maio. Ma per ora non mi pare che questa maggioranza ci sia, con la legge elettorale in vigore. Finita la spinta propulsiva dell’anti-negher non è facile per la Lega conquistare seggi uninominali al sud di Roma.

Il PD come sappiamo per ora e chissà per quanto, non c’è. Il vecchio centro sinistra conserva un pacchetto di voti virtuali del 20% circa, ma è molto diviso fra due gruppi: i liberal macronisti (come me) e i dialoganti con il M5S.

Per quanto ne capisco io, il primo gruppo è minoritario, sia nel partito sia, ancora di più nel paese. Il secondo gruppo non sembra avere le idee chiare. Capisce che l’era del PD maggioritario con il Rosatellum è scomparsa. E per governare ci vogliono alleati. Visto che la destra, nemmeno berlusconiana e per altro in via di estinzione, non può assolvere questa funzione, restano solo i 5S.

A supporre, cosa che a me pare poco probabile prima di un eventuale terremoto elettorale alle elezioni europee, che si scombini il matrimonio combinato giallo-verde, un matrimonio PD-M5S non pare facile a meno di non meridionalizzare il PD.

Con questo voglio dire che tenendo conto che il M5S non può certo deludere massicciamente le speranze alimentate che gli hanno permesso la travolgente vittoria nel sud del paese, l’accordo eventuale con un PD unificato, che per ora non esiste, potrebbe solo basarsi su una tradizionale politica di sinistra, che oggi è incompatibile con il necessario risanamento delle finanze dello stato. O allora bisogna uscire dalla UE!

Per quello che capisco, il conflitto fra politiche economiche di vetero-sinistra e l’ala leghista del governo potrebbe scoppiare già in occasione della finanziaria prossima.   

In questo caso bisogna vedere se Tria riesce a fare a settembre la quadratura del cerchio fra Lega, M5S e UE. Nella politica italiana esiste una ormai abbastanza evidente linea di scontro fra gli interessi degli eletti, che temono per la loro futura sopravvivenza politica e i tecnici, detestati dai 5S, che però non sono in grado per ora di farne a meno. I “tecnici”, cioè quelli che capiscono i “vincoli” che limitano le decisioni politiche di un paese semi-sovrano come l’Italia e i danni di una fuoriuscita dall’euro, devono necessariamente annacquare le promesse peraltro contraddittorie dei due vice-premier. Ma se Tria dovesse dimettersi lo spread schizzerebbe alle stelle e entreremo in un conflitto drammatico con i mercati che potrebbero stroncarci. Se i “politici”, cioè gli eletti, fanno quello che dice Tria rischiano una perdita di popolarità. Si cercherà una mediazione, ma i margini del compromesso fra i tre (Di Maio, Salvini, Tria = UE) sono molto stretti, è resta il rischio di una caduta del governo, soprattutto se la campagna anti immigranti funziona (sic!), e col favore dei freddi autunnali non arrivano più barche e navi con i migranti. Per cui non sarà più possibile per Salvini distrarre l’attenzione del pubblico dagli altri temi. Ma penso che salvo eventi imprevedibili la coalizione Salvini/Di Maio arriverà fino alle europee.

Dopo si vedrà come butta.

Ma andiamo avanti.

 Tra le notizie del giorno, oltre ai morti bruciati in Grecia, sul fronte italiano ci sono molte reazioni critiche all’intervista a Casaleggio jr. che ha ripetuto quello che aveva detto alla LUISS nel convegno organizzato un anno fa.

E poi ancora il dibattito sul PD che non c’è.

Mi piacerebbe ma purtroppo non riesco a condividere le tesi di Da Empoli sulla strategia del PD: occupare il centro.

In questo momento in Italia non c’è una opposizione destra/sinistra (non dico che sia scomparsa ma è on leave of absence e non sappiamo per quanto tempo).  Salvini di destra ed il M5S, ora spostato a sinistra (dignità, dignità e viva i sindacati) governano insieme appassionatamente. Il centro di cui parla Da Empoli è vuoto e rischia di restarlo per parecchio.

Questa è la stagione dell’immaginazione al potere. Che piace tanto agli italiani.

Senza uno shock non c’è verso che i nostri compatrioti ritornino con i piedi per terra.

Come ho già detto, lo scontro sarà dentro il governo fra politici e non (si possono chiamare come si vuole).  E non è facile capire che equilibrio potrà crearsi fra chi dice: stiamo attenti ai mercati, e chi dice siamo stati eletti per far crescere il debito pubblico; eletti, certo, da gente che non capisce cosa voglia dire. E qui sta la sfida per la democrazia. Per vivere, per vincere, bisogna (gli attori politici devono) fare promesse che non è possibile mantenere, ma se non le mantieni perdi.

Come se ne esce, lo vedremo nei prossimi mesi. Con le ossa rotte, ma non si sa ancora di chi. La situazione è interessante, molto complessa e ci sono un sacco di cretini.

C’è sullo sfondo il problema di una ipotetica crisi per la minaccia di uscire dall’euro. Non credo che Salvini si dimetterebbe come ha fatto B. (un galantuomo, da questo punto di vista) nel 2011. Di Maio potrebbe fare il Tsipras italiano, ma non mi pare affatto ne abbia la stoffa; il ragazzo di Pomigliano è solo un eccellente demagogo. Grande qualità in una democrazia un po’ pasticciona come la nostra. Ma anche Alcibiade era un eccellente demagogo e fece una brutta fine. È per questo che Savona e gli economisti della Lega hanno ragione: non usciremo dall’UE, ci butteranno fuori. E Savona serve per questo. A preparare il piano B.

Ma forse c’è un’altra soluzione. Ma non so. La mia fantasia è molto limitata.

 

 

 

 

* Distinguished Professor in Politics and Law, at New York University