Ultimo Aggiornamento:
14 dicembre 2019
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Un accordo storico: il riconoscimento del Canada verso le "Nazioni meticce"

Jo-Anne Fiske * - 24.08.2019
Metis

Il 14 luglio 2019, il GUARDIAN ha pubblicato un articolo intitolato “Landmark Agreement”, che caratterizzava come ‘storici’ gli accordi raggiunti tra tre componenti della cosiddetta Nazione Meticcia, costituite rispettivamente nelle province canadesi Alberta, Saskatchewan e Ontario, in attesa che si aggiungessero a queste le componenti rispettivamente delle province British Columbia e Manitoba. Questi tre accordi ammontano a uno sviluppo fondamentale nei rapporti tra le popolazioni Meticce e il Canada nel suo insieme, ma non vengono incontro ad aspirazioni condivise da tutti gli abitanti meticci del paese. Il Canada riconosce il diritto all’auto-governo di tali componenti in merito a cittadinanza, educazione, e la selezione di personale impegnato in altre attività governative, prevede processi concernenti ulteriori poteri giurisdizionale, e assegna loro il mandato di produrre e gestire leggi relative al governo meticcio. Inoltre - rileva il GUARDIAN – gli accordi promettono la formazione di rapporti col Canada di tipo internazionale e il riconoscimento e il sostegno finanziario di un terzo livello di governo col potere di formare le rispettive costituzioni e ordinamenti giuridici.

Questi accordi, tuttavia, non risolvono i conflitti esistenti in merito alla rispettiva gittata territoriale delle province e del governo del paese, ma ne lasciano la risoluzione agli esiti di negoziazioni o di controversie giudiziarie. Inoltre, devono essere ratificati dalle popolazioni facenti parte delle rispettive Nazioni Meticce e riconosciuti da legislazione federale, al più presto nel contesto delle elezioni nazionali programmate per l’ottobre 2019.

Nel confronto col passato antico e recente, comunque, questo nuovo accordo tra il Canada e le suddette Nazioni Meticce costituisce uno sviluppo a lungo atteso e oggetto di controversie. È da quasi un secolo che quelle Nazioni lottavano per il proprio riconoscimento ciascuna come un popolo a sé stante. Avevano ottenuto la prima vittoria decisiva nel 1982, quando, entro il processo chiamato patriazione della costituzione canadese - fino a quel punto riconosciuta al paese solo in quanto particolare componente del Commonwealth - venne riconosciuto a ciascuna Nazione lo status di popolo ‘aborigeno’. Questo veniva ricondotto a due aspetti di identità collettiva: l’etnogenesi, manifesta in una way of life pre-esistente al controllo coloniale imposto dalla Gran Bretagna, e la peculiare natura del rapporto di ciascuna nazione con la terra. Ma soltanto nel 2003 una sentenza della Corte Suprema, quella relativa al cosiddetto Powley test statuiva che l’identità collettiva delle popolazioni métis comportava il possesso di diritti per chi vi apparteneva. Peraltro, secondo un’ulteriore pronunzia della Corte nel 2016, in quanto popolazioni ‘aborigene’ i Métis ricadono entro la giurisdizione federale, insieme con i cosiddetti ‘non-status Indians’ a cui era stato precedentemente negato il possesso di diritti collettivi indigeni. Questo non chiariva a chi competano (o no) diritti giurisdizionali propri di un’autorità auto-governante, ma permetteva ai Métis di rivolgersi al governo federale per ottenere soluzioni dei propri problemi. Gli accordi relativi all’autogoverno costituiscono un quadro per ulteriori procedimenti, e indicano l’autorità di governo a cui viene attribuito il compito di agire a vantaggio dei propri costituenti; ma si lascia a ulteriori negoziazioni la determinazione di assetti diversi.

Gli accordi riguardanti l’auto-governo indicano espressamente la propria adesione ai principi di autonomia statuiti dalla United Nations Declaration on the Rights of Indigenous People (UNDRIP) sottoscritti da Canada nel 2010, e intesi a garantire “l’autonomia o auto-governo in materia dei loro affari interni e locali” e a “mantenere e ulteriormente promuovere la propria istituzione con poteri decisionali”. Malgrado tale preliminare adesione all’UNDRIP accordi, il Canada non ha espressamente ratificato la Dichiarazione di cui sopra, ma ha soltanto rinunziato, all’interno dell’ONU, alle proprie riserve. Ironicamente, nella Giornata Indigena Nazionale del 21 Giugno 2018 in cui la legge C-262 avrebbe incorporato quella Dichiarazione nel diritto del Canada, tale legge non venne proclamata in quanto il Senato canadese sospese le proprie operazioni per il resto dell’estate. Visto che non ci sarà un altro parlamento prima delle prossime elezioni, non è affatto chiaro fino a che punto il paese si consideri impegnato nei confronti dell’UNDRIP.

Dal punto di vista politico e sociale l’aspirazione delle popolazioni Métis all’ auto determinazione  e alla riparazione di torti e offese subite guadagnò importanza  grazie alle richieste di azione avanzata dalla Commissione per la Verità e la Riconciliazione nel 2015, costituita per ridurre  il pesante legato dell’operato -  tra la metà dell’ Ottocento e la fine del Novecento - delle scuole Indiane residenziali, a cui era permesso sottrarre dal loro contesto familiare e comunitario membri delle nuove generazioni, permettendo a  governi e Chiese di indebolire i rapporti di tali generazioni con le loro culture originarie.

A partire dal 2015 il Canada nel suo insieme, tramite i governi locali, ha promosso attività intese a riconciliarlo con tutte le popolazioni indigene, comprese quelle Métis, raggiungendo accordi con queste in materia di educazione, training, impiego e protezione di bambini.  I preamboli di tali accordi si riferiscono espressamente alla riconciliazione come fondamento di nuovi rapporti tra nazione e nazione, e come simbolo del riconoscimento e del tentativo di riparare per quanto possibile precedenti torti e danni. 

Per importanti che siano queste iniziative e gli accordi relativi all’autogoverno delle tre popolazioni di cui si è detto, si deve tenere presente che il Canada continua a non riconoscere lo stesso status a altre comunità originariamente formate da   commistioni tra comunità europee e comunità indigene. I vantaggi di quegli accordi vanno esclusivamente a comunità i cui membri possono dimostrare di avere ereditato diritti collettivi all’autogoverno indigeno in base alla loro discendenza da comunità storiche residenti in determinate aree prima che la Gran Bretagna imponesse loro il proprio arbitrario controllo sulle risorse territoriali e gli istituti di governo proprie di quelle comunità, da cui esse derivavano particolari linguaggi, culture, strutture sociali e economiche.

Resta da vedere se a questo punto il Canadà cercherà di riconciliarsi con quelle popolazioni Métis delle province orientali a cui è stato negato l’autogoverno in quanto non soddisfano i requisiti del Powley test, e quindi – come si è espressa L’Onorevole Carolyn Bennett, Ministro dei Rapporti tra la Corona e gli Indigeni – non ammontano a “Métis con l’M maiuscola”. Essa aveva proclamato proclamò “l’esclusivo privilegio che spetta al Canadà di definire autorevolmente chi può e chi non può valersi dei diritti collettivi propri dei Métis”. “Ritengo che ci siano serie ragioni per non fidarsi di individui che concedono a gente che non è Métis certificati che la qualificano come tale. Secondo alcune ricerche ci sono dei fraintendimenti circa chi siano i Métis con l’M maiuscola. Non è semplicemente questione di provare di aver avuto da qualche parte una bisnonna o trisnonna che era Indigena. È per questo che spetta a una nazione determinare quali siano i propri membri”

A questo punto il Canada deve fare i conti con un nuovo problema che le si impone: Gli esclusi costituiscono una nuova “popolazione dimenticata”? E quelli che vengono chiamati “Indiani senza status” devono continuare a costituire un mero aggregato di individui esclusi per sempre da ogni collettività fatta di gente portatrice di diritti?

 

 

 

 

* Professore Emerito di Woman and Gender Studies, University of Lethbridgre (Canada)