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16 ottobre 2019
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Tanto gentile e tanto oneste paion l’italica deflazione e la manovra di Matteo

Gianpaolo Rossini - 17.10.2015
Imposta Ires

Non c’è politica espansiva della BCE che tenga. A Francoforte stampano moneta. Ma forse non lo fanno abbastanza o, come ho più volte scritto, hanno preso ad annaffiare l’economia europea di liquidità quando ormai buona parte delle piante si era seccata. E così ora siamo dentro fino al collo ad una bella deflazione con prezzi che scendono. L’Istat ci informa che a settembre 2015 i prezzi al consumo in Italia sono diminuiti dello 0.4% su agosto. Su base annua sono aumentati di un misero 0.2%. Il primo dato è preoccupante. In un solo mese i prezzi hanno ceduto quasi mezzo punto percentuale. Un evento raro nell’economia italiana degli ultimi 70 anni. Più simile ai ritmi della deflazione della grande crisi degli anni ‘30 del secolo scorso o alla grande deflazione della seconda metà ottocento. Il secondo dato è ancor meno rassicurante. Stiamo viaggiando velocemente verso inflazione zero o sottozero. Una anoressica deflazione ci sta soavemente abbracciando con le sue diafane e fredde membra. In molti osservano prezzi degli immobili in caduta, negozi che chiudono, capannoni sui quali cresce l’erba e faticano a legare il tutto alla deflazione. Dobbiamo fare qualcosa anche se c’è qualche aspetto positivo che però fatica a fugare interamente i nostri pensieri negativi. I nostri sistemi economici slittano e si inceppano con la deflazione. Chi ha preso a debito deve lottare contro l’aumento del valore reale delle sue obbligazioni e la difficoltà a restituire il denaro in una economia che si contrae o non cresce per via della deflazione. Il sistema bancario è a mal partito con tassi d’interesse nominali che scivolano nell’inferno negativo. I soldi nel materasso rendono di più di un deposito bancario. Peccato che così siano in larga parte sottratti agli investimenti e all’attività economica che quindi fatica nonostante le iniezioni di liquidità della BCE. Nel Giappone degli anni 90 del secolo scorso, affetto da una perdurante deflazione, l’unico boom fu quello delle casseforti che i cittadini del sol levante compravano con avidità. Guardandoci in giro in Europa e nei paesi avanzati (Cina, Usa, Giappone, Korea) i prezzi sono ovunque abbarbicati allo zero. In alcuni paesi – specie in Europa – sono in territorio negativo. Con queste dinamiche di prezzo i paesi che hanno perso competitività nel recente passato non possono riguadagnarla facendo crescere i loro prezzi meno degli altri, innescando così un aggiustamento virtuoso dei loro squilibri finanziari pubblici e privati. Le politiche monetarie espansive della BCE non sembra che oggi possano ravvivare i prezzi. Ahimè tardive, servono ora per impedire uno scivolamento ancora più pericoloso dei prezzi verso il basso e per tappare le numerose falle che non smettono di emergere sinistre nel sistema bancario che da Amburgo a Palermo soffre una ripresa tiepida e un futuro prossimo difficile ora anche per i paesi del Nord Europa. Se la stampella della BCE non basta occorre muoversi su altri fronti. Servirà la manovra di Matteo? In parte si e in parte no. Ho già scritto che il canone nella bolletta elettrica è un errore e un ennesimo balzello sugli immobili. I tagli di imposte Tasi e in futuro Ires servono a poco. Quelli della Tasi finiranno in un aumento di depositi bancari come in buona parte è avvenuto per gli 80 euro. Per le persone e per le imprese occorre certezza, stabilità e semplificazione fiscale. Questo ovviamente va contro le grandi lobbies di commercialisti, ragionieri e consulenti di ogni genere che su queste pecche del nostro apparato fiscale vivono. Non abbiamo bisogno di tasse più basse ma di un numero minore e più semplice di imposte. Sul fronte pensionistico può essere invece visto con favore un uso flessibile del part time, purtroppo poco diffuso in Italia. Ma dobbiamo aiutare gli italiani a spendere. E come? Dobbiamo spingere sugli investimenti infrastrutturali di cui il paese ha un maledetto bisogno. La prova è che appena si ha una debole ripresa emergono strozzature nel sistema dei trasporti, delle comunicazioni, della funzionalità urbana che non sono degne di un paese avanzato. Questi investimenti dovrebbero essere finanziati direttamente dalla BCE. Non è più il tempo di dottrinarismi. La BCE deve sporcarsi le mani come fa la Banca Centrale cinese il cui fondo sovrano investe all’estero e all’interno senza preclusione alcuna. Certo: una tale politica fa a pugni con ciò che recitano i testi di politica monetaria, ma finora ha giovato alla Cina. Per progredire occorre il coraggio di osservare la realtà e da essa imparare senza essere pedissequi seguaci di dottrine di economisti già consegnati alla storia. Se la liquidità che la BCE immette finisce soprattutto nei bilanci bancari che sono impigriti dalla paura o nelle casseforti la BCE deve cominciare a spendere direttamente con un suo fondo sovrano europeo che investe in infrastrutture così come fa la Banca Europea degli investimenti (BEI). Occorrerà ad esempio anche un grande sforzo per finanziarie l’uscita delle imprese auto europee dal diesel con fondi per energie alternative nella trazione. Insomma per evitare che la diafana deflazione ci contagi con la sua anoressia occorre fare molto e subito. C’è forse qualche aspetto positivo dalla deflazione? Pochi certamente. Il primo è che gli individui assumono una mentalità meno speculativa. In mercati come quello immobiliare ciò significa una cura dimagrante che richiede anni per essere portata a termine. Il secondo aspetto positivo è che una lieve deflazione è sopportabile a condizione che non si associ ad una redistribuzione del reddito a favore dei più ricchi. Se la deflazione riesce a correggere anche di poco la distribuzione del reddito nel senso da diminuire le sperequazioni potrebbe essere utile. Ma se come oggi è associata ad una economia in affanno con problemi occupazionali questa possibilità è molto remota. Insomma i pericoli della deflazione sono molti, i vantaggi pochi e dubbi. Meglio fare politiche adeguate per allontanarsene velocemente.