Ultimo Aggiornamento:
27 luglio 2022
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Sulla “libertà da mascherina”: qualche semiseria considerazione

Raffaella Gherardi * - 25.06.2022
Libertà mascherina

Capita a volte, di fronte a difficoltà di capire alcuni problemi del presente o determinati approcci assai superficiali ad essi, di pensare a qualche grande classico del pensiero politico nella speranza di trovarvi qualche lume. E così a me capita a volte di richiamare a me stessa, nell’era di Covid 19 in cui siamo tuttora immersi, certe propedeutiche riflessioni di Montesquieu in tema di libertà. Ciò a partire innanzitutto dal dibattito che da più di due anni a questa parte si è sviluppato in tema di cosiddetta “dittatura sanitaria”, vista da tanti, anche intellettuali più o meno “di grido” e da “politicanti/contro, senza se e senza ma”, come grave vulnus alla libertà degli individui e delle loro scelte. Ebbene sì: con argomentazioni sempre dicentesi ispirate alla Libertà, con la “L” maiuscola, si è da più parti sostenuto che le misure prese dai vari Stati in merito agli obblighi e ai comportamenti dei singoli per limitare la diffusione di un virus che nel mondo intero causa centinaia di migliaia di vittime, sarebbe nella realtà banco di prova di una volontà liberticida da parte degli Stati stessi. Cosa c’entra il rimando a Montesquieu in tutto questo? Proprio perché relativamente ad alcune dichiarazioni, a mio avviso piuttosto deliranti in tema, mi è tornato in mente il celebre XI libro (dedicato alle leggi che fondano la libertà politica) dello “Spirito delle leggi” in cui Montesquieu avverte innanzitutto il lettore che «non esiste parola cui siano stati attribuiti significati tanto diversi, che abbia suscitato tante diverse reazioni, quanto la parola libertà.» Egli segue poi richiamando in dettaglio declinazioni assai differenti e paradossali che sono state date al concetto di libertà: «Gli uni l’hanno presa per la facilità di destituire colui a cui avevano affidato un potere tirannico; gli altri per la facoltà di eleggere un capo al quale obbedire; questi per il diritto di armarsi ed esercitare la violenza, quelli per il privilegio di non essere governati che da un uomo della loro stessa nazione o dalle loro leggi. Ci fu un popolo che per lungo tempo identificò la libertà con l’uso di portare una lunga barba.» Divertendoci a giocare un po’ su quest’ultima specificazione e a proseguire noi in tale elenco alla luce di quanto è maturato nell’era Covid 19, potremmo forse andare oltre e, pensando a certi dibattiti/denunce attuali, aggiungere qualcosa come: «Ci furono popoli (e ancora più propriamente: politici, intellettuali ecc.) che all’inizio del terzo decennio del XXI secolo identificarono la libertà con la libertà dalle mascherine.» L’attento lettore e lo storico del futuro sarebbero certo curiosi di indagare, a proposito di un’affermazione di tal specie, cosa fossero queste strane “mascherine” chiamate in causa come strumento di tortura; e così si accorgerebbero ben presto di un mistero.  Nella fattispecie: come mai tanti virologi ed epidemiologi ne avevano raccomandato l’uso a difesa di sé stessi e degli altri contro il dilagare del contagiosissimo virus e poi via via alcuni intellettuali e anche molti politici in occidente (soprattutto quelli pronti a cavalcare sempre certe piazze reali o mediatiche) ne avevano ben presto fatto strumento della loro battaglia “libertaria” contro ogni misura “coercitiva” presa dai vari Stati in tal senso? Era per caso a un certo punto scomparso dalla Terra Covid 19? Quale meraviglia da parte dello storico del futuro alla verifica fattuale secondo la quale Covid 19 non era affatto scomparso, anzi si diffondevano e dilagavano nel mondo numerose e successive varianti del ceppo originario dotate tutte di livelli crescenti di contagiosità (vedi Omicron & C), anche se la presenza dei vaccini nei fortunati paesi che avevano potuto permetterseli ne limitava (forse?) il grande numero di morti causato ogni giorno. Eppure era proprio così: prendendo in considerazione qualche paese europeo e l’Italia in particolare nei primi mesi del 2022, (anche dopo la drammatica guerra di invasione/aggressione della Russia all’Ucraina con le sue crescenti devastazioni, massacri e decine e decine di migliaia di vittime anche fra i civili e tutto quanto balza sotto gli occhi del mondo intero in una inaudita escalation di violenza degli aggressori contro gli aggrediti)  c’erano piazze festanti per l’abbandono delle mascherine e la corsa dei politici per intestarsene il merito. Certo virologi ed epidemiologi continuavano a fare appello al senso di responsabilità dei cittadini (soprattutto in caso di non meglio definiti “assembramenti” o quant’altro) affinché non buttassero nel cestino la mascherina e continuassero a indossarla soprattutto in situazioni di “rischio”, dato che il virus continuava a circolare ma….tanti politici anche in casa nostra si affannavano ad accorciare al massimo la road map dell’abbandono di quest’ultima in ogni situazione, come se nulla fosse e l’era epidemica fosse da considerarsi definitivamente alle spalle… Agli storici del futuro il compito di un giudizio fondato su classi politiche inneggianti alla “libertà da mascherina” quale grido di battaglia per rincorrere il consenso…

A noi, contemporanei di questi primi mesi 2022, restano comunque fortemente impresse nella mente e nel cuore le drammatiche immagini che fin dall’inizio della guerra in Ucraina sono rimbalzate in tutto il mondo dell’esodo di milioni di persone da quel paese: molte di queste, pur in strazianti condizioni, ammassate in treni pieni fino all’inverosimile, continuavano a indossare le mascherine… E ciò dovrebbe dare molto da pensare a tutti noi, donne e uomini del presente, in termini di libertà e anche dove stia di casa la responsabilità vera da parte dei singoli e degli Stati.

 

 

 

 

* Professore dell’Alma Mater – Università di Bologna