Ultimo Aggiornamento:
17 luglio 2019
Iscriviti al nostro Feed RSS

Sineddoche e corpi intermedi

Stefano Zan * - 13.11.2014
Matteo Renzi e Maurizio Landini

Molti amici e colleghi che operano in diversi campi dell’arena politica e economica cominciano a sostenere che Renzi abbia una precisa strategia di attacco ai corpi intermedi e portano a riprova della loro tesi numerosi esempi concreti oltre alle frequenti dichiarazioni dello stesso Presidente del Consiglio. La mia impressione, almeno al momento, è in parte diversa. Quello che Renzi attacca è la sineddoche politica e cioè la pretesa di molti corpi intermedi di essere la parte che rappresenta il tutto. Pochi esempi per capire. La pretesa della Confindustria di rappresentare l’imprenditoria/economi italiana è palesemente infondata. Intanto rappresenta solo una parte delle imprese. Molte non sono iscritte; molte sono uscite dall’associazione; molte sono iscritte ad altre associazioni. Lo stesso vale per la pretesa del sindacato di rappresentare il lavoro. I sindacati rappresentano una parte consistente ma minoritaria del mondo del lavoro. La stragrande maggioranza degli iscritti sono pensionati o dipendenti pubblici. Precari, partite Iva, disoccupati, dipendenti delle piccole imprese, ma anche molti lavoratori della grande impresa non sono rappresentati dal sindacato (per sua stessa blanda ammissione). Perché Renzi sembra preferire Landini alla Camusso? Non credo per simpatie personali ma perché il primo rappresenta seppure minoritariamente un mondo reale e la seconda e l’espressione più classica della sineddoche politica. Renzi non va all’assemblea della Confindustria nazionale (sineddoche dell’impresa) ma va a quelle delle associazioni territoriali certamente molto rappresentative dell’imprenditoria locale Ma lo stesso vale per la pretesa della magistratura associata di rappresentare la giustizia e di essere l’unica difesa dei principi costituzionali. Ma anche l’ANM rappresenta solo una parte dei magistrati che sono una minima, ancorchè rilevante, parte del mondo giudiziario in cui la componente più rilevante è rappresentata dai cittadini. Quando un magistrato propone lo sciopero preventivo rispetto ad un parlamento che sta legiferando  (fortunatamente l’assemblea ha respinto la proposta) andrebbe radiato per ignoranza dei principi costituzionali (separazione dei poteri) e per minaccia/ricatto al legislatore in quanto sta dicendo al parlamento che se non fa le leggi come piacciono ai magistrati i magistrati stessi bloccheranno il sistema giudiziario. Il principio costituzionale in base al quale il magistrato è soggetto soltanto alla legge è sacrosanto ma a condizione che le leggi le faccia il parlamento nell’interesse di tutti i cittadini e non i magistrati. Potremmo continuare con gli esempi (ad esempio l’art. 18 come sineddoche di tutti i diritti e politiche del lavoro) ma mi pare chiaro che quello che Renzi sta mettendo in discussione è la pretesa delle parti, di tutte le parti organizzate (i cosiddetti corpi intermedi) di rappresentare il tutto. Renzi prende atto che questo non è vero anche se fino ad oggi tutti hanno fatto finta che fosse vero. Prende atto che molti interessi fondamentali non sono rappresentati. E’ convinto che l’intreccio delle relazioni tra queste parti, che pretendono di rappresentare il tutto, ha creato in larga misura quella palude che ha cristallizzato il nostro paese in logiche corporative. Tutto questo rappresenta certamente una strategia che molti tacciano semplicisticamente di populismo dimenticando due cose fondamentali. La prima è che ministri, sottosegretari, commissioni parlamentari continuano a incontrare sistematicamente tutti i corpi intermedi riconoscendone rilevanza, legittimazione sociale, competenza tecnica, fermo restando il primato del Parlamento nel fare le leggi. La seconda è che questa strategia dovrebbe indurre i corpi intermedi ad interrogarsi sul loro ruolo, sulla loro rappresentatività reale e non presunta, sulla loro chiarezza identitaria, sulla loro capacità di rappresentare gli interessi generali, e, più in generale, sulla loro capacità di contribuire allo sviluppo del Paese. Più che un attacco quindi una sfida alla quale i corpi intermedi farebbero bene a rispondere con la (loro) innovazione piuttosto che con le solite lamentazioni e con un continuo richiamo a un passato che non c’è più per nessuno. La sineddoche politica è una forma retorica che non tiene più. L’alternativa non è l’eliminazione dei corpi intermedi ma una loro radicale modernizzazione. Ovviamente non posso sapere se Renzi pensi quello che ho scritto io. Ma a chi mi parla di strategia di attacco ai corpi intermedi mi piace pensare che la risposta sia quella che ho cercato di delineare in queste poche righe.

 

 

 

* Docente universitario di Teoria delle organizzazioni