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18 maggio 2024
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Occorre dare una risposta all'aggressione russa in Ucraina

Francesco Provinciali * - 05.03.2022
Conflitto Russia

Presentando il 26 gennaio (un mese fa) l’intervista a Giorgio Cella sul suo libro “Storia e geopolitica della crisi ucraina”, avevo evidenziato come secondo il Corriere della Sera, l’invasione di quel Paese da parte della Russia fosse l’evento più probabile del 2022. Ciò che appariva fantapolitica si è realizzato: come sottolinea Lucio Caracciolo…  Putin non ha voluto passare alla Storia come ‘l’ultimo Zar che perse l’Ucraina’.

Certe decisioni sembrano improvvise ma sono preparate da tempo, sul piano politico e militare.

In ogni caso vanno viste con un grandangolo che inglobi una visione mondialistica a livello geopolitico e geoeconomico. In questo caso un pull di fattori ha convinto Putin a stringere i tempi: la spinta separatista delle due autoproclamate Repubbliche filorusse di Donetsk e Luhansk nel Donbass (quella che sui libri di storia studiavamo come “causa occasionale”), la debolezza degli USA dovuta alle diaspore interne paralizzanti, all’abbandono dell’Afghanistan e alle prevalenti preoccupazioni sul fronte del Pacifico per le una possibile azione cinese di forza su Taiwan, che hanno reso non solo l’Ucraina ma l’Europa stessa più lontane dagli interessi americani, le stesse mire espansionistiche di Xi Jinping (illustrate magnificamente da Federico Rampini nel suo libro “Fermare Pechino”, una lettura imprescindibile per capire il mondo) che smentiscono con evidenza cristallina chi teorizza un’azione “regionalistica” della Cina, la debolezza insieme dell’Europa frazionata e attendista e della NATO, che insieme fanno il paio con l’inconsistenza dell’ONU, ormai ridotta a un’entità simbolica più che ad un arbitro terzo e capace di azioni sanzionatorie militari, nonostante l’estromissione della Russia dal Consiglio generale.

La rapidità dell’aggressione militare della Russia è stata sanguinosa e feroce, Kiev è stata presto raggiunta anche se la reazione dell’esercito ucraino è stata speculare, mentre la popolazione del Paese organizza la Resistenza armata. Obiettivo di Putin, che descrive con alterigia e disprezzo il popolo ucraino, è di sostituire il Presidente Volodymyr Zelens'kyj con un governo fantoccio. Con angoscia e con il fiato sospeso il mondo segue la tragedia ucraina che, a motivo dell’esodo in corso, rischia di diventare ben presto una tragedia umanitaria. Non credo che Putin intenda risolvere l’invasione dell’Ucraina ripetendo gli errori americani compiuti in Vietnam e Afghanistan, mentre si ipotizzano incontri al vertice tra lui e Zelens’kyi per una tregua in vista di un accordo politico. Troppi anche gli interessi economici in gioco: la geopolitica genera sempre un effetto domino di tipo geoeconomico. Il fatto che il giorno dell’invasione la Borsa di Mosca abbia perduto il 45% del suo valore e che il colosso Gazprom abbia aperto con una capitalizzazione di 6,6 miliardi di rubli per chiudere a meno 55% (3,1 miliardi) non credo abbia lasciato indifferente il Cremlino.

Con un’Europa reattiva e decisa sul fronte della condanna immediata dell’azione di guerra ma debole in quanto ad incisività, non coordinata sul piano militare, incerta sull’uso delle armi, con gli USA minacciosi ma lontani e con lo sguardo volto a Taiwan, la soluzione della via diplomatica è parsa subito la più ragionevole. Un allargamento del conflitto, un intervento militare della Nato, una discesa in campo degli USA porterebbero alla terza guerra mondiale. Non sono bastate le esperienze del 900 né la conoscenza della Storia circa la fine certa dei dittatori, Putin ha dimostrato disprezzo e tracotanza: ma non basta dire “gliela faremo pagare”, né a conti fatti la via delle sanzioni sortirebbe effetti immediati, provocando anzi un ritorno negativo sul piano finanziario, commerciale, economico. Il blocco dello swift bancario non ferma carri armati e kalashnikov.  

La resistenza del popolo ucraino è stata finora eroica, gli uomini sono stati obbligati a fermarsi nel Paese ed armarsi per difendere la Patria, molti profughi hanno preso la via dell’esodo, ma mogli, sorelle e madri sono rimaste al fianco dei partigiani: l’Ucraina conta 132 bunker in grado di ospitare chi resta, allestiti dal lontano 1991, e poi la resistenza armata passa di casa in casa.

I russi, pur marciando su Kiev per far cadere il governo e destituire Zelens'kyj, lasciando terra bruciata e distruzione al proprio passaggio (60 km di mezzi blindati diretti alla capitale), pare abbiano lasciato sul terreno oltre 6000 morti, la maggior parte giovani militari. Sono 6000 bare tornate in una Russia attonita e scettica.

Nella loro avanzata senza soste o tentennamenti i militari russi hanno ucciso anche i civili, donne e bambini.

Mentre scrivo si contano oltre 2000 civili ucraini ammazzati.

Nel frattempo si prospetta una ipotesi di trattativa, per una tregua in attesa di sviluppi ma ciò accade mentre Putin ha già ipotizzato il ricorso all’uso delle testate nucleari, aggiungendo incertezza a incertezza, terrore a terrore. I Paesi confinanti si prodigano nell’accoglienza dei profughi, finora solo uscite dall’Ucraina quasi un milione di persone.

Ora, dichiararsi pronti ad accogliere i profughi è piuttosto rassicurante per chi è in fuga dal Paese ma è una soluzione umanitaria necessaria che non satura tuttavia le questioni che riguarderanno la futura guida dell’Ucraina e il suo destino. L’Europa è pronta ad accogliere ma occorre tenere conto dei preesistenti flussi migratori in maggior parte provenienti dall’Africa. Certamente Russia e Cina hanno da tempo puntato gli occhi sull’Europa il vero obiettivo per entrambe è il vecchio, amato continente. E ancora una volta ci tocca ribadire quanto sia stato improvvido il Memorandum della via della Seta siglato nel marzo 2019 tra Italia e Cina, che apre una sontuosa via di ingresso a Xi Jinping nel ventre molle dell’Europa. E ancora quanto resti inspiegabile – sic stantibus rebus – che nessuno accenni ad una rimozione di quell’infausto accordo.

Il boccone ghiotto per le mire di conquista di Russia e Cina siamo noi e con noi la fine dell’Occidente e il suo saccheggio materiale e culturale. Come sempre la diplomazia – si è detto- è la via maestra ma non bisogna confonderla con la retorica di Stato e i discorsi autorevoli ma senza esiti tangibili. La via del conflitto bellico sposterebbe gli asset su scala planetaria con esiti disastrosi.  Scontiamo errori di debolezza e indecisioni del passato. Ma isolare con una azione corale la Russia che aggredisce e tenere a debita distanza la Cina sorniona e asso pigliatutto sono qualcosa di più di una reazione istintiva.

Putin a poco a poco resta solo, la Russia è sull’orlo del collasso economico, le transazioni bancarie sono bloccate ciò significa che la gente non può provvedersi di contante ai bancomat.

Soprattutto l’U.E. ha mostrato compattezza e unità d’intenti, persino la Svizzera per la prima volta nella sua storia, ha preso posizione accantonando la propria neutralità.

E quando le diplomazie, i governi e la gente comune che scende in piazza in tante città del mondo, persino lo sport, la cultura, la scienza, il giornalismo, gli intellettuali stanno a poco a poco prendendo le distanze da una aggressione barbara e incivile dell’Ucraina, isolando la Russia, vuol dire che ormai è largamente diffusa la consapevolezza che sono in ballo i destini del mondo.

 

 

 

 

* Già dirigente ispettivo MIUR e giudice minorile