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Le idi di marzo in Brasile

Rafael Ruiz * - 17.03.2016
Sérgio Moro

Quello che fino a pochissimo tempo fa sarebbe stato non solo impensabile, ma inimmaginabile, può succedere in pochissimo tempo. L’ex-presidente Lula è stato coinvolto nel processo che sta giudicando i crimini di corruzione per riciclaggio di denaro e tangenti nell’impresa statale Petrobrás.

La settimana scorsa, il giudice della causa, Sérgio Moro, ha autorizzato che Lula fosse accompagnato coercitivamente in tribunale per rendere le proprie dichiarazioni. Lula si era negato precedentemente in due occasioni, com’era suo diritto secondo il diritto brasiliano, in quanto citato come testimone. Tuttavia, dopo il rifiuto di comparire il giovedì, il giorno seguente alle sei della mattina la Polizia Federale si è presentata a casa sua e lo ha accompagnato in incognito – provvedimento motivato dal giudice con la volontà di non provocare disordine pubblico – all’aeroporto cittadino, dove è stato interrogato per tre ore.

A partire da mezzogiorno ci sono stati degli scontri in vari luoghi della città, a favore e contro l’ex-presidente e il giudice. Alcuni accendevano fuochi di artificio a favore del giudice, come nel corso delle partite di calcio, altri gridavano slogan di appoggio a Lula.

Le accuse sono serie e il fatto che Lula non abbia risposto o si sia limitato a dichiarazioni alla stampa ben poco significative non ha fatto che aumentare la tensione nella già agitata politica brasiliana. Come se non bastasse, il governo del PT ha proposto a Lula un incarico da ministro, così da proteggerlo con l’immunità e interrompere il processo. Lula però ha rifiutato, dichiarando che sarebbe come ammettere la colpa. Ma non è detto che rimanga fermo in questa decisione, le ultime voci sembrano suggerire il contrario.

D’altro canto, tre settimane fa l’allora ministro della giustizia José Eduardo Cardozo ha rinunciato all’incarico, motivando la decisione con l’eccessiva pressione politica e personale cui è stato sottoposto. Si è rumoreggiato che sia uscito dal governo perché il suo partito, il PT, era insoddisfatto nel vedere come Cardozo avesse lasciato libertà totale alla Polizia Federale nella conduzione delle indagini. Altre voci invece sostengono che abbia abbandonato dopo aver scoperto a che punto fosse arrivato il procedimento che coinvolge Lula. A peggiorare la questione, il sostituto designato, Wellington César Lima e Silva, fino allora “Procuratore di Giustizia” nello Stato di Bahia, non ha potuto assumere l’incarico per decisione del Supremo Tribunale Federale, che gli ha intimato di rinunciare alla carica precedente, cosa che non si sa ancora se farà o meno. Pare però che preferisca rimanere a Bahia piuttosto che accettare l’incarico ministeriale. Ciò significa che, in un momento decisivo nella storia del Paese, il Brasile non ha un Ministro della Giustizia.

Il fantasma dell’impeachment contro la presidentessa Dilma sembrava definitivamente scongiurato, ma è riapparso con rinnovato vigore. Le indagini, le denunce e anche le sentenze nei differenti casi di corruzione pendenti o risolti sembrano essere appena iniziati. La settimana scorsa il giudice Sérgio Moro ha condannato Marcelo Odebretch, uno degli imprenditori più potenti del paese, a diciannove anni e quattro mesi di prigione. E insieme a lui cinque membri del Gruppo Odebretch. Ciò che risalta nel caso è che, finora, nessuno del gruppo ha sottoscritto un patto delatorio, come successo invece in tutti gli altri casi che hanno visto coinvolte delle imprese. Tuttavia, Marcelo Obredetch ha dichiarato che, dopo la condanna, ha lasciato liberi i propri subordinati di concludere degli accordi, nel caso lo volessero.

Opinione pubblica, giornalisti e “politologi” sono unanimi nel dire che il procedimento di impeachment dipende dalla voce della strada. Un mese fa, molto prima che tutto questo succedesse, era stata fissata per il 13 marzo a San Paolo una marcia contro Dilma e il governo del PT, che al tempo non sembrava avere grande importanza. Invece sono scesi in strada due o tre milioni (le cifre cambiano) di persone in tutto il Brasile. Quelli che difendono il governo e l’ex-presidente hanno inteso organizzare un’altra marcia nello stesso luogo, questa però in loro appoggio. Il governatore dello Stato, membro del partito di opposizione, ha stabilito che non si potesse fare e dunque la manifestazione pro-governativa si è svolta in forma molto ridotta in un'altra zona della città, vicino alla casa di Lula. Gli animi sono caldi. Ciò che è significativo in questo caso è che, per la prima volta, la famosa e tipica classe media e moderata di San Paolo pare essere disposta al confronto, per lo meno da quanto si deduce dai social network.

Alle Idi di marzo la voce della strada si è fatta sentire. Aspettiamo le conseguenze.

 

 

 

 

* Professore di História da América nella Universidade Federal de São Paulo. Traduzione di Claudio Ferlan