Ultimo Aggiornamento:
18 settembre 2021
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Francesco Domenico Capizzi * - 24.07.2021
Discriminazione Von der Leyen

Alla finale di Londra il puntuale commento tecnico al femminile di Katia Serra, giornalista e calciatrice, ha segnato un punto positivo sulla via ancora impervia della effettiva parità di genere, addirittura discorrendo… di football! … e di che football! …  e in che sede e circostanza eccezionale! … davanti al Mondo intero schierato emotivamente al maschile e tuttora tenacemente e incontestabilmente maschilista, sebbene fra contrapposti applausi e fischi. Succedutosi alla vergognosa discriminazione esemplare di un sultano, al momento ben tollerata da Charles Michel, verso la Signora Ursula Von der Leyen, l’evento in ambito calcistico ha rappresentato una novità assoluta di gran lunga superiore al risultato agonistico, alle sue metafore e agli effetti collaterali conseguiti a partire dagli esaltanti festeggiamenti istituzionali e dagli entusiasmi popolari diffusi.

Le donne presiedono Istituzioni pubbliche e private, occupano ambiti di responsabilità in tutte le professioni, rappresentano una quota importante e addirittura maggioritaria fra i laureati italiani ed europei, ma, appunto, è opportuno avanzare un auspicio ed un invito a tutte le donne, qualunque sia il peso del loro ruolo nella società, e all’insieme del movimento di emancipazione femminile: non seguano le solite e diffuse usanze maschili nell’ambito degli stili di vita. Infatti, eccessi nel consumo di alcoolici e tabagismo si annoverano fra i maggiori fattori predisponenti alla formazione di neoplasie mammarie che primeggiano in Italia con 54.976 nuovi casi nel 2020, più delle localizzazioni colon-rettali (43.702) e polmonari (40.882), con incrementi del 15% verificati negli ultimi 5 anni di pari passo con il crescente accostamento femminile agli stili di vita tradizionalmente di pertinenza maschile: emerge chiaramente da numerosi studi epidemiologici che il consumo di 2-3 bevande alcooliche al giorno espone a rischi di insorgenze neoplastiche mammarie 20 volte superiori rispetto a coloro che non bevono regolarmente alcoolici, oppure ne consumano in quantità significativamente basse, cioè non più di 12 gr. di alcool puro che corrispondono a 40 ml. di superalcoolici, ad un bicchiere di vino e ad una lattina di birra al giorno.  

Da sottolineare che l’accostamento simbiotico alcool-tabagico viene a creare un effetto enhancement quanto mai sfavorevole alla patogenesi neoplastica: in Italia sono oltre 5 milioni le donne fumatrici e mediamente il consumo generale annuo per persona di alcool puro si attesta, in crescita costante e con una impennata durante il confinamento, attorno ai 7 kg. (Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro, 2021; www.smips.org).  A questi fattori vanno affiancati principalmente le condizioni di obesità (5 milioni, in netta maggioranza donne), la consuetudine all’elevato consumo di carboidrati, grassi saturi ed ormoni sostitutivi e la scarsa attività fisica (Associazione italiana di Oncologia Medica, 2013).

In sostanza, è possibile ottenere un grado significativo di prevenzione primaria agendo su questi fattori, da definire “modificabili”, su cui le Istituzioni politiche e sanitarie dovrebbero concertare un’informazione capillare per sottrarre il maggior numero di donne all’evento neoplastico, domato dal complesso terapeutico chirurgia-terapie adiuvanti nell’87% dei casi a 5 anni dalla diagnosi.  

Accanto agli intenti di evitare la malattia va rilanciata la prevenzione secondaria (diagnosi precoce) attraverso la promozione dello screening della mammella che, se recepito da Istituzioni e cittadine come ineludibile, risulta in grado di migliorare del 40% i risultati che oggi si ottengono dopo la diagnosi e, dunque, quando le dimensioni neoplastiche e i tempi trascorsi dall’incipit espansivo siano ridotti. In questo ambito conta la capacità organizzativa delle Regioni e l’azione del Governo nazionale di incrementare la partecipazione allo screening oncologico della mammella, attualmente di circa il 70% su base nazionale con punte di oltre l’86% nelle Regioni del Nord e di cieca il 60% nelle regioni del sud d’Italia (Istituto Superiore di Sanità, 2020).

 

 

 

 

*Già docente di Chirurgia generale nell’Università di Bologna e direttore della Chirurgia generale degli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna