Ultimo Aggiornamento:
24 febbraio 2024
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Docenti fragili e smart working, manca la volontà politica di applicare la direttiva Zangrillo

Francesco Provinciali * - 20.01.2024
Paolo Zangrillo

La storiella del mugnaio di Potsdam che- stanco delle angherie e dei soprusi di un potente barone – si domandava… “Ma ci sarà pure un giudice a Berlino”? la trovo calzante per spiegare lo stato d’animo dei docenti fragili del pubblico impiego che aspirano al rinnovo dello smart working. Anche loro si chiedono se ci sia un giudice a Roma -o altrove nel Paese -che in qualche modo ripristini la legalità e il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini in tema di tutela della salute. E qui per “giudice” si intende estensivamente una figura istituzionale che vada oltre il ruolo del magistrato, qualcuno che dipani risolutivamente il bandolo di una matassa ingarbugliata, che nessuno si prende la briga di districare. Come è noto la legge di bilancio ha concesso la proroga di questa previgente tutela ai lavoratori fragili del privato, negandola a quelli della pubblica amministrazione. Come è altrettanto noto la Direttiva del Ministro Paolo Zangrillo del 29/12/2023 ha impartito disposizioni affinché – a determinate condizioni – il lavoro agile venga concesso con un accordo individuale stipulato con il dirigente dell’ufficio di appartenenza. E – infine – come è tristemente e paradossalmente arcinoto – pare che ai docenti della scuola questo provvedimento “riparatore” non possa essere concesso in quanto oneroso, a motivo della nomina di un supplente al posto del fragile che lavora da remoto. Alla ripresa delle lezioni dopo le vacanze natalizie molti insegnanti che fino al 31/12/2023 beneficiavano di questa tutela si sono trovati di fronte ad un dilemma, vista diffusione dei contagi comunitari da Covid: rientrare a scuola con il rischio di ammalarsi o restare a casa attingendo (fin che dura) al congedo per salute contrattuale? Risulta che molti abbiano fatto domanda di applicazione della Direttiva Zangrillo al proprio Dirigente Scolastico ma – in assenza di ulteriori disposizioni applicative della citata Direttiva Zangrillo – si sono visti rispondere “picche” con questa precisa motivazione, ‘attinta’ dalla direttiva medesima: “"Sarà cura dei vertici di ogni singola amministrazione di adeguare tempestivamente le proprie disposizioni interne per rendere concreta e immediatamente applicata questa direttiva". Allo stato attuale non risulta che alcun Ministero (in questo senso va intesa la dizione “vertice”) o la Presidenza del Consiglio abbiano impartito disposizioni risolutive. D’altra parte non si può chiedere ai Dirigenti scolastici (ma direi a tutti i Dirigenti degli uffici periferici della P.A.) di fare i Cirenei che portano la Croce al Calvario.

Tuttavia in molti fanno lo gnorri: anziché interpellare il Ministro che sta al vertice della propria Amministrazione chiedono pareri ad uffici intermedi, specie quelli “legali” i quali a loro volta non sanno che pesci pigliare. Siamo dunque in questa paradossale (e ridicola, se non fosse che riguarda gente che è stata certificata “malata fragile” dal medico competente e la cui patologia è inclusa nel D.M. Salute del 4/2/2022) situazione: non potendo considerare la Direttiva Zangrillo una burla, una enfatica via per uscire dal pantano legislativo in cui ci ha portato il Parlamento facendo figli e figliastri e approvando una legge di bilancio che applica due pesi e due misure per i lavoratori fragili del privato e del pubblico, nessuno assume una iniziativa riparativa e risolutiva che ripristini il principio dell’equità e della giustizia sociale. Ci sono state – è vero – prese di posizione delle Associazioni – in particolare la FLP e delle USB dei lavoratori, alcune lettere ai giornali da parte di gente malata e disperata ma tutto si sta perdendo nel limbo dell’indeterminato: a chi spetta decidere? Ha ancora valore la Direttiva di un Ministro che presiede agli uffici della Pubblica Amministrazione? Questa situazione ingiusta, protratta oltre misura, lasciata decantare senza un’idea, una proposta, un provvedimento ha il sapore amaro della beffa: si attende forse l’iniziativa – davvero – di qualche autorità giudiziaria che sollevi il principio della legittimità costituzionale della norma ovvero che attivi un procedimento in capo a chi omette di dar seguito alla Direttiva, magari di fronte ad un caso di grave compromissione dello stato di salute di un lavoratore fragile a cui viene negato il diritto soggettivo ad una tutela preventiva?

Mi domando spesso a cosa serva la politica oltre la retorica istituzionale delle promesse, dei pistolotti e delle ciarle che invadono i TG : se questa politica non sa risolvere i problemi della gente, il gap tra Paese legale e Paese reale si fa sempre più divaricato e insanabile.