Ultimo Aggiornamento:
03 dicembre 2022
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Cosa sono le “Sindromi funzionali”, come si combattono?

Francesco Domenico Capizzi * - 01.10.2022
Sindromi funzionali

In ogni ambito sociale e professionale l’abitudine a ricondurre sintomi vari e mutabili ad una specifica malattia organica rischia di creare vasti coni d’ombra sulle sindromi funzionali inorganiche, le cui origini non risiedono in lesioni e malfunzionamenti di organi ed apparati. In queste sindromi, a differenza delle malattie (organiche), si manifestano sintomi e condizioni di malessere, anche gravi, niente affatto sostenute da cause fisiopatologiche e dunque da malattie di organi ed apparati.

Un caso esemplare: se una persona accusa difficoltà significative e reiterate durante gli atti della deglutizione (disfagia), ma se risultano nella norma, in primis, l’esame clinico, e poi, se ritenute indispensabili, le indagini endoscopiche e funzionali esofagee (manometria esofagea), si potrà escluderla dalle varianti anatomo-patologiche dell’acalasia esofagea (difetto della motilità esofagea e spasmo permanente dello sfintere esofageo inferiore) suscettibile di risoluzione chirurgica mininvasiva.

Questa persona sofferente, ma indenne dalla malattia organica andrebbe ad aggiungersi alla quota rilevante (6-10%) di popolazione con sindromi funzionali inorganiche che si rivolge al medico di Medicina generale e allo specialista, ai quali spetta il corretto inquadramento nosologico della situazione di angustia, evitando, se clinicamente opportuno, che la diagnosi si fondi soltanto sull’esclusione strumentale, spesso a strascico per così dire, di malattia organica.

E’ indispensabile, in primo luogo, esaminare il contesto sociale e lavorativo in cui i sintomi disfunzionali inorganici, di solito riconoscibili per la loro variabilità e fluttuazione, si sviluppano e si sostengono, tenendo presente che stati ansiosi e forme depressive possono manifestarsi con ricorrenti dolenzie multiple, fibromialgie, facile faticabilità, vertigini, acufeni, insonnia, senso di oppressione e/o dolore  toracico, iperventilazione, tachicardia, turbe gastro-intestinali quali dispepsie, colon-irritabile e dolenzie pelviche, bulimia, anoressia, disfunzione temporo-mandibolare, dermatiti atopiche…

Tuttavia, la distinzione tra sindromi funzionali inorganiche e le vere e proprie malattie organiche deve tener conto che le prime possono sfociare nelle seconde avendo prodotto, nel tempo, lesioni di organi e squilibri di apparati. In queste persone spesso, è da segnalare, si associano tabagismi, squilibri alimentari, ingestioni abbondanti di alcolici, bibite zuccherate, caffè.

A proposito ancora un caso esemplare: gli stati di stress persistenti, e gli stili di vita che ne derivano, possono provocare un forte incremento dell’acidità gastrica fino a produrre gastriti vere e proprie (malattia d’organo) e a volte i segni clinici di una malattia da reflusso gastro-esofageo con lesioni superficiali dell’esofago distale.

Inoltre è bene tener presente che anomali stimoli fisico-emozionali e psico-sociali possono concorrere a modificare la reattività del sistema immunitario, in virtù di una reciproca interazione fra questo e gli altri apparati dell’organismo, e che sindromi funzionali inorganiche, persistendo nel tempo, tendono a compromettere uno o più organi e apparati, eletti ad organi-bersaglio, e costituire il folto capitolo delle malattie psico-somatiche, parte integrante delle malattie cronico-degenerative: in Italia colpiscono oltre 22 milioni di persone, delle quali circa 9 milioni con una sola patologia e circa 13 milioni con due o più patologie che generano costi sanitari di quasi 70 miliardi per anno con tendenza all’incremento (OMS 2020; Am J Gastroenterol. 2018 Jun;113(Suppl 2):1-18; Nutr Sci. 2022 Feb 21;11:15, Front Pharmacol. 2022 Feb 23;13:757969).

Un approccio opportunamente orientato alla comprensione dei sintomi disfunzionali, una volta accertata l’assenza di una malattia organica, lo sguardo della Medicina e del Servizio sanitario deve uscire dalle Strutture sanitarie per fare emergere quei fattori di disagio che concorrono ad innescare e a mantenere la condizione di sofferenza.

Ancora una volta si dimostra una connessione stretta fra aspetti politico-sociali e molte forme di sindromi e malattie che spesso trovano alimento nelle molte pieghe dell’Organizzazione sociale.

 

 

 

 

* Già docente di Chirurgia generale nell’Università di Bologna e direttore delle Chirurgie generali degli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna