Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
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Consigli di lettura

Francesca Del Vecchio * - 16.09.2017
Libri

C’è speranza oltre i bestseller: negli ultimi anni, la presenza araba e persiana nelle nostre librerie si è fatta piuttosto consistente. Vuoi per una rinata voglia di conoscenza dell’altro, vuoi a causa di un senso di colpa crescente, per le punte di razzismo di molti connazionali. Tant’è, autori provenienti dal Medio Oriente o addirittura dall’Asia meridionale (Afghanistan, Pakistan, ecc.) hanno rapito i lettori nostrani con romanzi - talvolta autobiografici - degni della miglior letteratura contemporanea. Ve ne segnaliamo tre, di recente pubblicazione, che - a nostro avviso - vale la pena leggere.

 

IRAN - L’autunno è l’ultima stagione dell’anno, Nasim Marashi; edito da Ponte 33. Leila, Roja e Shabane, tre giovani donne iraniane, si incontrano e si scontrano sul difficile percorso d’accesso all’età adulta: le preoccupazioni per il futuro, il desiderio di famiglia, gli obblighi morali e le difficoltà storiche di un Paese ancora in lotta col mondo. Dalle pagine, traspare il vissuto dell’autrice, poco più che trentenne, laurea in ingegneria e di professione giornalista (come una del trio). La forza del romanzo, un esordio per la giovane Marashi, è la discrezione della storia, la morbidezza dello stile e l’abbandono del sensazionalismo tipico di molti scrittori neofiti. Le tre storie, che si intrecciano nella Tehran dei nostri giorni, mettono in luce i problemi personali e sociali che contraddistinguono tanti giovani della classe media urbana.

 

PAKISTAN - Exit west, Mohsin Hamid; edito da Einaudi. «In una città traboccante di rifugiati ma ancora perlopiú in pace, o almeno non del tutto in guerra, un giovane uomo incontrò una giovane donna in un'aula scolastica e non le parlò». Saeed è timido e un po' goffo con le ragazze: cosí, per quanto sia attratto dalla sensuale e indipendente Nadia, ci metterà qualche giorno per trovare il coraggio di rivolgerle la parola. Exit West è un romanzo che parla di migrazione, non solo fisica, quanto interiore: è la storia di Nadia e Saeed, una giovane coppia disposta a tutto pur di tenere in vita un amore fragile, mentre la guerra civile divora la loro terra. Nel loro mondo, però, porte miracolose conducono in un continente lontano, verso la speranza di una pace ritrovata. Mohsin Hamid ha scritto un romanzo dolce ma al tempo stesso spietato, in grado di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia con la potenza visionaria della grande letteratura.

Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Mohsin Hamid sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo e allo stesso tempo stringere sul dettaglio sfuggente e delicato delle vite degli uomini, per raccontare la fragile tenerezza di un amore giovane. In un certo senso, Hamid ha replicato quello che i classici dell'Ottocento, ad esempio Guerra e pace, hanno fatto per il loro tempo: raccontare l'universale della Storia attraverso il particolare dei destini individuali, riportare ciò che è frammentario come l'esperienza del singolo.

 

IRAN - Disorientale, Négar Djavadi; Edizioni e/o: Premio 2016 per il miglior esordio letterario della rivista Lire; Premio 2016 dello Stile; Premio delle Librerie Folies d’Encre & L’Autre Monde; Disorientale, dell’iraniana Négar Djavadi, è un romanzo familiare in cui si racconta la storia di Kimia, nata a Tehran, in esilio a Parigi dall’età di dieci anni. L’Iran, per lei, è un Paese lontano; la sua cultura non ha nulla a che fare con quella persiana. Ma i jinn, creature soprannaturali venuti fuori dalla lampada magica del passato, la riportano indietro per farle conoscere l’incredibile storia della sua famiglia: le tribolazioni degli antenati, un decennio di rivoluzione politica, il passaggio burrascoso dell’adolescenza, la frenesia del rock, il sorriso malandrino di una bassista biondo. Un quadro nitido sulla memoria e l’identità; un grande romanzo sull’Iran di ieri e sull’Europa di oggi. Négar Djavadi è nata in Iran nel 1969 in una famiglia di intellettuali che si sono opposti prima allo Shah e poi a Khomeini. A undici anni è arrivata clandestinamente in Francia. Ha poi lasciato la capitale francese per laurearsi all’Insas, una scuola di cinematografia di Bruxelles. Prima d’essere scrittrice ha lavorato per molti anni dietro la macchina da presa: è forse a questa capacità di visione registica d’insieme che Disorientale deve il nitore narrativo.

 

 

 

 

* Francesca Del Vecchio, praticante giornalista. Collabora con Il Manifesto, Prima Comunicazione e East Journal. Ha collaborato con Tgcom 24.