Ultimo Aggiornamento:
18 maggio 2024
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Come, nello spazio, i buchi neri diventano buchi bianchi

Francesco Provinciali * - 20.05.2023
Rovelli Buchi bianchi

Fascino, mistero e spiegazione: queste parole potrebbe accompagnare la lettura del libro del fisico Carlo Rovelli sulla trasformazione dei buchi neri in buchi bianchi, come ribaltamento di prospettiva di osservazione oltre l’orizzonte del visibile e dell’immaginabile, al di là dei confini spazio-temporali.

Sarebbe presuntuoso tentare di riassumere in termini divulgativi lo sforzo di descrizione di un fenomeno scientifico, d’altra parte tutto ciò che riguarda quanto avviene nell’Universo (o avveniva miliardi di anni fa per proiettarsi sulla linea del tempo attuale) e quanto sta accadendo o si riscontrerà e verificherà nei miliardi di anni a venire va sempre considerato e ricomposto nella fascinazione dell’immaginabile: passato, presente e futuro come categorie del tempo che solitamente usiamo per misurare e classificare i fenomeni della nostra dimensione esistenziale qui acquisiscono margini estremamente dilatati, per cui riassumere attraverso congetture, dimostrazioni e comparazioni ciò che avviene nell’Universo non può essere ridotto a poche formulette essoteriche. Le stesse equazioni di Einstein – ancorché validate – vengono messe a dura prova quando si tenta di spiegare che cosa sono questi buchi neri di cui tanto si parla tra gli scienziati e insieme allo sforzo di comprensione si tenta di capire come avvenga la loro trasformazione nei figli minori – i buchi bianchi - e cosa siano gli uni e gli altri e in quali aspetti e caratteristiche consistano analogie e differenze.

D’acchito ripenso al “panta rei” di Eraclito perché ciò che descrive Rovelli non è un fenomeno di rimozione e sostituzione ma di trasformazione ad es. sul piano dell’energia e del calore, una evoluzione-involuzione asimmetrica, come un double face che si coglie solo oltre la linea dell’orizzonte dell’epifenomeno, penetrando all’interno di questa mutazione fino agli spazi siderali più profondi per cogliere il descritto ribaltamento – dal nero al bianco – e gli impliciti connessi.

Rovelli illustra le convinzioni che si è data la scienza e lo fa con una terminologia che non potrebbe non esserle pertinente ma direi con uno slancio ed una immedesimazione emotiva che cerca analogie, metafore e rappresentazioni iconografiche in modo narrativo: chi legge ha l’impressione che persino la punteggiatura sia sacrificata al racconto incalzante perché l’autore penetra nei meandri più reconditi di ciò che spiega, tra descrizione e interpretazione.

I buchi neri sono stelle che si spengono e lo fanno con processi e tempi infiniti: hanno terminato di bruciare l’idrogeno di cui sono fatte, trasformandolo in elio. Sono così pesanti che il loro peso le schiaccerebbe su se stesse se non fossero mantenute morenti ma ancora vive per miliardi di anni dal fatto stesso di bruciare. Poiché nulla è eterno, quando l’idrogeno si è consumato e si trasforma in elio “la stella resta come un’auto senza benzina”, la temperatura scende, il peso comincia a prevalere e la stella si schiaccia sotto l’effetto della gravità e sprofonda dentro il suo orizzonte: così nasce un buco nero. Un mistero – tutto ciò che accade nello Spazio - che aveva affascinato sotto diversi profili di applicazione Copernico, Keplero, Galilei e Newton, fino a Faraday, Maxwell, Einstein, Finkelstein.

Il formarsi di un buco nero è dunque spiegabile con una caduta: una stella che ha finito di bruciare collassa su se stessa, così come un oggetto che entra nel buco nero e lo spazio medesimo che sta nel lungo cono di caduta: il buco bianco non è altro che il rimbalzo, visto dalla prospettiva opposta, come accadrebbe in un film proiettato all’incontrario, una soluzione alle equazioni di Einstein scritta con il tempo ribaltato.

“Un buco bianco è il modo in cui apparirebbe un buco nero se potessimo filmarlo e proiettare il film all’incontrario”. Nei buchi neri si può entrare ma non uscire, mentre dai buchi bianchi, al contrario, si può uscire ma non entrare: tutto ciò si spiega secondo le regole della fisica quantistica applicate ai concetti di spazio e di tempo a cui Rovelli ha dedicato gli studi di una vita.

Alla stessa stregua il principio della asimmetria del tempo spiega perché possiamo ricordare il passato ma non il futuro così come di converso possiamo scegliere il futuro, ciò che non ci è possibile fare con il passato.

Pudicamente mi fermo qui: sarebbe presuntuoso affermare di aver compreso concetti che richiedono una lunga applicazione di studio, elaborazione, messa in discussione, falsificazione, validazione.

Trovo che uno scienziato che si impegna nello spiegare ai lettori non solo le conoscenze scientifiche acquisite ma anche il pathos e lo slancio vitale della sua motivazione interiore compia un gesto di generosità. Premiato dal fatto che questo libro - appena uscito - è balzato in cima alle classifiche di vendita. Forse significa che c’è in molti il desiderio di alzare lo sguardo verso il cielo, per elevare lo spirito e il pensiero oltre le negatività del presente quotidiano.