Ultimo Aggiornamento:
18 ottobre 2017
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Argomenti

I risvolti elettorali della "fine del dibattito pubblico"

Luca Tentoni - 23.09.2017

L'uso non sempre ragionevole e accorto dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, il mutamento del linguaggio politico e il clima di campagna elettorale permanente rischiano di produrre effetti sullo stato delle democrazie? Se lo chiede Mark Thompson, nel suo "La fine del dibattito pubblico" (Feltrinelli, 2017). L'autore, che è stato direttore generale della Bbc (ora è al "New York Times") si pone un problema che riguarda le democrazie in generale, ma che in Italia appare particolarmente grave. Le nostre elezioni politiche si avvicinano, ma viviamo ormai da anni (se non dall'inizio della cosiddetta "Seconda Repubblica") in un clima di campagna elettorale senza soluzione di continuità. La mobilitazione generale finisce per ridurre al minimo gli spazi del confronto civile e persino della convivenza fra i sostenitori dei soggetti politici in competizione: "quando l'ideologia è al picco" - ricorda Thompson - "e per tanti partiti e per gli attivisti di tutti i partiti questo significa sempre, incontrare l'avversario a metà strada equivale a un tradimento". Citando il saggio "The Spirit of Compromise" di Amy Gutmann e Dennis Thompson (Princeton University Press, 2012), lo studioso stigmatizza il fatto che le campagne elettorali sono diventate interminabili, invece di essere limitate a periodi precisi prima delle elezioni. In primo luogo, dunque, leggi tutto

Nella mente di un terrorista: un manifesto intellettuale (non ideologico)

Omar Bellicini * - 23.09.2017

Il luogo comune che accompagna la nascita di un libro si fonda ancora su suggestioni romantiche. L’idea fondamentale, per nulla scalfita dall’esperienza dei temi scolastici, è che la scrittura non richieda sforzo; che sia, in fin dei conti, una mera questione di predisposizione, e che gli argomenti e lo stile siano il culmine di un processo oscuro, più simile alle illuminazioni delfiche che a un lavoro vero e proprio. È falso: la letteratura è un progetto che esige disciplina. La letteratura è un percorso. Ma non pensi il lettore di queste righe che lo si voglia condurre oltre il dovuto, in quelle cucine che è giusto riservare a chi, per mestiere, macina parole e sbollenta concetti. Il tema che si vuole introdurre, qui, è precisamente quello dell’impegno, ma non nell’accezione lacrimosa della fatica provata dall’autore, quanto in quella, ben più rilevante, dell’orizzonte che deve avere ogni fatica intellettuale: l’azione. Perché dedizione e rigore non sono attitudini oziose. Servono un fine, che, nell’universo di carta dei prodotti dell’ingegno, corrisponde a un’idea di realtà. Scrivendo “Nella mente di un terrorista” - dialogo sui motivi profondi che spingono ad aderire alla lotta jihadista - lo psicoanalista Luigi Zoja e io questa responsabilità l’abbiamo avvertita. Forse, non in forma propriamente consapevole; piuttosto leggi tutto

Consigli di lettura

Francesca Del Vecchio * - 16.09.2017

C’è speranza oltre i bestseller: negli ultimi anni, la presenza araba e persiana nelle nostre librerie si è fatta piuttosto consistente. Vuoi per una rinata voglia di conoscenza dell’altro, vuoi a causa di un senso di colpa crescente, per le punte di razzismo di molti connazionali. Tant’è, autori provenienti dal Medio Oriente o addirittura dall’Asia meridionale (Afghanistan, Pakistan, ecc.) hanno rapito i lettori nostrani con romanzi - talvolta autobiografici - degni della miglior letteratura contemporanea. Ve ne segnaliamo tre, di recente pubblicazione, che - a nostro avviso - vale la pena leggere.

 

IRAN - L’autunno è l’ultima stagione dell’anno, Nasim Marashi; edito da Ponte 33. Leila, Roja e Shabane, tre giovani donne iraniane, si incontrano e si scontrano sul difficile percorso d’accesso all’età adulta: le preoccupazioni per il futuro, il desiderio di famiglia, gli obblighi morali e le difficoltà storiche di un Paese ancora in lotta col mondo. Dalle pagine, traspare il vissuto dell’autrice, poco più che trentenne, laurea in ingegneria e di professione giornalista (come una del trio). La forza del romanzo, un esordio per la giovane Marashi, è la discrezione della storia, la morbidezza dello stile e l’abbandono del sensazionalismo tipico di molti scrittori neofiti. Le tre storie, che si intrecciano nella Tehran dei nostri giorni, mettono leggi tutto

Gigi Pedrazzi: la forza della generosità

Paolo Pombeni - 01.07.2017

La scomparsa di Luigi (ma per tutti era Gigi) Pedrazzi, l’ultimo sopravvissuto del gruppo di ragazzi che nel 1951 diede vita al “Mulino”, che inizialmente doveva essere una rivista di politica universitaria, segna la cesura con un pezzo della storia italiana. Una storia oggi difficile da spiegare, perché non le rendono giustizia le icone pur fondate dell’intellettuale impegnato, del cattolico con la schiena dritta, dell’ulivicoltore degli anni Novanta. Per questo val la pena di ricordare, soprattutto per i più giovani, qualcuno dei tortuosi passaggi che egli ebbe a percorrere.

Era uno di quella generazione che era maturata nello spaesamento della caduta del fascismo e della fine della guerra e che si era trovata a misurarsi con la sfida di far rinascere la democrazia italiana. Allora la via principale sembrava l’inquadramento nei partiti, ma Pedrazzi appartenne ad un gruppo di giovani che si sottrassero a quello schema. Niente diatriba fra antifascisti e difensori di un qualche “ordine” e invece scelta per il lavoro intellettuale che alla democrazia doveva dare un’anima. L’esempio scelto, probabilmente per gli studi di Nicola Matteucci, fu quello degli illuministi, studiosi che nel Settecento avevano scelto di coniugare l’impegno di studio con quello di lavoro anche politico, anche dentro leggi tutto

Il vuoto normativo nazionale sull’omotransfobia

Riccardo Strappaghetti * - 20.05.2017

Sono passati dieci anni da quando l'Unione Europea celebra ufficialmente ogni anno la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia il 17 maggio, ma l’Italia non ha ancora adottato una normativa nazionale per contrastare le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere delle persone.

L’inerzia del legislatore nazionale è ancor più evidente se si pensa che le uniche norme antidiscriminatorie contro l’omotransfobia sono previste in attuazione di direttive europee in tema di lavoro e asilo politico.

Rimangono ancora privi di un’efficace tutela importanti settori come quello dell’istruzione: ampiamente sottovalutato è il fenomeno del bullismo che riguarda minori e giovani adulti, particolarmente vulnerabili all’esclusione sociale, anche da parte delle loro famiglie, e per i quali i tassi di suicidio o tentato suicidio indotto dall’omotransfobia è molto elevato.

Del tutto inevaso rimane il settore penale: per i reati motivati dall’omotransfobia non è prevista un’aggravante, né sono efficacemente contrastati i cosiddetti discorsi d’odio, come li definisce l’Unione Europea, cioè quelle attività volte a fomentare, propagandare o promuovere l’odio o altre forme di discriminazione nei confronti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). Eppure un sondaggio condotto dall’Agenzia europea leggi tutto

Stendhal, Maccio Capatonda e il fascino del selfie: un parallelo

Omar Bellicini * - 10.05.2017

Sulle colline di Waterloo, affumicate da una bruma innaturale, un ragazzo si affretta, urla, interroga. È alto, bello e viene da Milano. Ha risalito la spina dorsale dell'Europa, dalla Lombardia al Belgio, solo per trovarsi in quel luogo. Doveva essere lì. Non voleva mancare un appuntamento importante. Ora è nel posto a lungo desiderato; e benché non s'imbatta nelle atmosfere piacevolmente pregustate nelle stanze d'infanzia, ingombre di libri e di sogni, può dirsi felice. Il giovane si chiama Fabrizio Del Dongo, e l'anno in questione è il fatidico 1815: quello della battaglia. Siamo al terzo capitolo de “La Certosa di Parma”, uno dei massimi capolavori stendhaliani. Probabilmente, quello che più ha segnato l'immaginario. Ma chi è Fabrizio, e cos'ha a che spartire con le vite interconnesse e condivise dei nostri contemporanei?

 

Nulla, se ci concentriamo sullo stile d'un adolescente che conosce le selle e non i sellini, e che di certo preferisce allungare i favoriti, in luogo delle creste. Ma, al di là di questi trascurabili dettagli esteriori, molto più a fondo delle mode e dei vezzi, Fabrizio potrebbe essere senza sforzo un “millenial”, o il padre di un millenial, o il nonno: fino a risalire ai tempi che gli sono propri, e persino a quelli precedenti. leggi tutto

The Young Pope [Considerazioni a elevato rischio spoiler]

Omar Bellicini * - 26.10.2016

Tutto ci si poteva aspettare da questa scorribanda televisiva del premio Oscar Paolo Sorrentino, prodotta niente meno che da Sky, HBO e Canal+. Tutto, tranne che la sceneggiatura andasse a scovare la scintilla narrativa nella teoria musicale del primo Ottocento. Si badi, non è una provocazione: l'avvio di stagione di questo “The Young Pope” è pura musicologia romantica. Per essere precisi, è una "cadenza d'inganno" bella e buona: una formula melodica che ti fa intuire una certa conclusione, e invece vira improvvisamente in un'altra direzione. Lasciandoti attonito, spiazzato e (naturalmente) rapito. Perché Lenny Belardo, il Pontefice quarantenne, protagonista della storia, è appunto l'incarnazione di una frode, di un'illusione: è giovane, bello e americano. Perfino anticonformista, nelle scelte e nei gesti. Dunque, tutti si attendono che sia un pericolo progressista. Invece no. Pio XIII (qui il nome è significativo) si rivela sì pericoloso, ma come ultraconservatore. Che dico! Come autentico reazionario. È questo ribaltamento la vera forza della serie. Non la tecnica, tutta sorrentiniana, di calare il potere nella quotidianità e nel banale, dalle sigarette dei prelati alle partite fra suore, che sembrano rubare qualcosa all'"Habemus Papam" di Nanni Moretti. E nemmeno le trovate felliniane, col canguro domestico, che viene dallo stesso universo kitsch de "La Grande Bellezza": leggi tutto

Le colpe dei padri.

Marco Mondini - 12.10.2016

L’uomo che ho ucciso

 

«Se muoiono i loro figli, noi brindiamo con la birra e la chiamiamo vittoria. Se muoiono i nostri figli, loro brindano con il vino e la chiamiamo sconfitta» proclama il dottor Holderlin in Broken Lullaby, film che Ernst Lubitsch realizza alla fine del 1931. In questo coraggioso adattamento cinematografico del dramma L’homme que j’ai tué di Maurice Rostand, si ritrova tutto il trauma del regista tedesco, artista colto e cosmopolita, di fronte alla recrudescenza del nazionalismo tedesco negli anni Trenta, rivelazione di una Germania incapace di smobilitare la propria cultura di guerra e di seppellire l’ascia del revanscismo. Di lì a poco, il nazismo di Adolf Hitler avrebbe conquistato il potere. Gli squallidi frequentatori di birreria che proclamano la necessità di una vendetta contro la Francia, contro cui il personaggio di Holderlin si scaglia, avrebbero a quel punto inneggiato ai quadrati delle camicie brune, o forse sarebbero divenuti alcuni di quegli «uomini comuni» su cui si basava la forza totalitaria del regime, contribuendo a precipitare la Germania nell’abisso di un’altra sconfitta.

Da questo testo, tra le più interessanti testimonianze del fallimento dello «spirito di Locarno» nell’Europa che stava scivolando verso la Seconda Guerra Mondiale, François Ozon ha tratto ora Frantz, leggi tutto

Burkini: qualche riflessione su un tema da non lasciare agli slogan

Fulvio Cammarano * - 24.08.2016

Forse non faceva parte della strategia del terrorismo di matrice islamica, sta di fatto che la presa di posizione del governo francese contro la tenuta balneare delle donne islamiche rappresenta per l’Isis una vittoria d’immagine per due ordini di motivi. Da una parte, infatti, può essere mostrata al mondo come la decantata tradizione di tolleranza e pluralismo della cultura laica occidentale non è per nulla salda e coerente. Al contrario appare fragile, pronta, se attaccata, a rimangiarsi convinzioni e ideali a spese di culture e modi di essere che, pur del tutto estranei all’universo terrorista, vengono associati ad un repulsivo immaginario di violenza e pericolo. Non è difficile ipotizzare che, non ci fossero stati gli attentati, le donne in burkini avrebbero potuto presentarsi sulle spiagge della Costa Azzurra senza particolari problemi, se non quelli dello sguardo ironico degli altri bagnanti. Il sostegno del governo Valls alle ordinanze dei sindaci, punitive nei confronti delle donne che si presenteranno sull’arenile intabarrate nel burkini, appare l’esito di una fase storica e come tale sembra sproporzionato. Infatti, pur tentando di presentarsi come una misura di ordine amministrativo, il divieto fa esplicito riferimento ad un leggi tutto

L’Europa dell’integrazione: lotta alle discriminazioni attraverso la Biblioteca Vivente, uno strumento di dialogo interculturale.

Elisa Magnani * - 27.07.2016

In una Europa che professa il proprio impegno verso l’integrazione, la lotta al razzismo e la pacifica convivenza dei popoli all’interno dei propri confini - secondo quanto stabilito nei documenti costitutivi della stessa Unione e ribadito in ogni suo atto successivo, non da ultimo il “Libro bianco sul dialogo interculturale” del 2008 - la questione dell’accoglienza e dell’accettazione dell’Altro è ancora oggi critica e messa in discussione sempre più dall’arrivo di immigrati poveri e bisognosi, dalla convivenza con pratiche culturali sconosciute e spesso incomprensibili, e dall’infittirsi di episodi terroristici, fatti che sfidano le sicurezze socioeconomiche del vecchio continente.

Lotta ai pregiudizi, integrazione sociale e dialogo interculturale sono temi molto dibattuti in ambito sociologico e politico, sia a livello teorico sia a livello applicativo, da parte dell’amministrazione europea e a cascata dalle diverse unità territoriali che costituiscono l’Unione, soprattutto come conseguenza delle pratiche globalizzanti che portano sempre più alla mescolanza di persone e idee.

Tra le esperienze finalizzate a promuovere un’Europa rispettosa dell’alterità, di qualunque tipo essa sia, che dialoga con le culture e sostiene una visione di pacifica convivenza tra esse, coniugando un approccio teorico a una presenza concreta sul territorio, una in particolare leggi tutto