Ultimo Aggiornamento:
25 settembre 2021
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Argomenti

Armonia di sesta napoletana

Francesco Domenico Capizzi * - 18.09.2021

Recensione del film “Qui rido io”, 2021

Regia: Mario Martone

Protagonista principale: Toni Servillo

 

L’armonia di “sesta napoletana”, IV grado della scala minore con intervallo di terza e sesta, conclude la bella Mazurca in si minore op.33 n.4 di Chopin composta nel 1838: una delle sue tante innovazioni che traggono ispirazione dalla Napoli capitale della musica, da Alessandro e Domenico Scarlatti a Durante, Cimarosa, Greco, Paisiello con le sue opere buffe, e del teatro dei Cammarano e infine di Salvatore e Antonio Petito. Questo clima avvertito di una decadenza culturale da parte di giovani intellettuali, quali Di Giacomo, Bovio e Croce, pervade l’intero film che vede protagonista assoluto Edoardo Scarpetta, resa marginale la dinastia dei Petito, con la sua ineffabile travolgente forza creativa ed espressiva che dilaga in tutta la città e la pervade, ormai orfana di teatranti, mescolando insieme accenni farseschi, drammi, parodie, pantomime…mentre in un convulso travaglio, a parte, ribollono insieme cinema, teatro, canzoni... 

Scarpetta: incoronato o Re da un’intera città che vuol sentirsi immortale, prima ancora che europea, aristocratica prima ancora che dedita al divertimento facile e all’oblio offerto a manate dall’istrionismo del suo beniamino, nonostante sia assunto a evidenti ricchezze e potenze tali da sottomettere ai suoi

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Obblighi e divieti

Francesco Domenico Capizzi * - 04.09.2021

Obblighi e divieti accompagnano la nostra vita quotidiana, dal ritmo dei semafori ai sensi unici, dai divieti di transito e di parcheggio alle strisce pedonali, dalle norme per la sicurezza sul lavoro all’obbligo di utilizzare casco e cinture di sicurezza, dalle limitazioni nella balneazione al divieto di fumare nei luoghi pubblici, per citarne soltanto una manciata delle vaste normative e legislazioni in vigore senza riscontrare particolari contrasti da parte di singoli cittadini e rappresentanze organizzate:  

-        La  Legge 27 dicembre 2006, n. 296, all’articolo 1 comma 622 stabilisce: “L’istruzione impartita per almeno dieci anni è obbligatoria ed è finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno d’età “. L'art. 731 del c.p. giudicherà "chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giustificato motivo, di impartirgli l'istruzione elementare".  

-        L'uso del casco fu reso obbligatorio a partire dal decreto legislativo dell'11 gennaio 1986 per tutti i conducenti e i passeggeri di ciclomotori e motocicli, sia maggiorenni che minorenni. Il suo utilizzo ha avuto l’effetto di risparmiare danni gravi cerebrali nel 65% degli incidenti a livello nazionale con punte massime del 75% nelle Regioni del nord e minimi del 55% nelle meridionali leggi tutto

Tra pressapochismo delle informazioni e condizionamenti delle fake news

Francesco Provinciali * - 28.08.2021

Secondo il Prof Ruben Razzante - docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e al Master in giornalismo dell’Università Lumsa di Roma “si è avuta l’impressione, soprattutto dopo la prima ondata del Covid, che il ‘Festival della virologia a reti unificate’, alimentato in modo incosciente dal circuito mediatico, sia stato funzionale alla narrazione dominante della pandemia e quindi si sia rivelato un elemento di propaganda. Un vero vulnus alla democrazia una comunicazione autoreferenziale e persuasoria che ha preso il sopravvento sulla comunicazione di pubblica utilità, contribuendo a destabilizzare le persone sul piano psichico. È un abuso del quale pagheremo le conseguenze per anni, anche se ora nessuno ne parla. È mancata la democrazia dell’informazione, intesa come garanzia del diritto dei cittadini ad essere informati correttamente senza spettacolarizzazioni, allarmismi ma anche senza sottovalutazioni. Ha difettato l’equilibrio nei flussi comunicativi, improvvisati, schizofrenici e contraddittori”. Una tendenza che non si è interrotta e cresce esponenzialmente con il pericolo di una nuova ondata pandemica: secondo un report dagli USA pubblicato dal Corriere della sera il 25/7 u.s esiste una vera e propria rete della disinformazione, che si avvale di consulenze scientifiche mirate a diffondere falsità sui vaccini. “Sotto accusa come al solito, soprattutto Facebook che veicola leggi tutto

Il bandolo della matassa

Francesco Provinciali * - 10.07.2021

Il fascino della vita consiste nei suoi chiaroscuri: quando ci sembra di aver capito tutto, di aver afferrato il bandolo della matassa, ci tocca di cominciare tutto da capo.

Possiamo forse dire: ho capito, è tutto chiaro, ecco la soluzione?

L’evidenza dei fatti e le smentite della vita mettono spesso in discussione il nostro acume ma la difficoltà ancora più grande consiste nell’ammettere quanto sia arduo condividere i reciproci punti di vista.

Siamo letteralmente immersi nei luoghi comuni: di tutte le spiegazioni avute, di quelle date e sentite nessuna è stata finora così convincente da metterci d’accordo su uno zoccolo duro, un comune denominatore di sentimento e di civiltà, nel darci quattro o cinque principi che ci consentano di vivere in armonia prima di accorgerci che l’esistenza è troppo breve e sempre piena di imprevisti e fregature.

L’aspetto più grottesco della situazione consiste nel fatto che abbiamo tutti ragione da vendere: chi parla, chi tace, chi urla, chi rivendica, chi annuisce, chi contesta, chi protesta, chi comanda, chi ubbidisce.
La regola dei distinguo, dei “ma” e dei “se” è trasversale: età, paese, ceto sociale, cultura, religione.

Il mondo è bello perché è vario, basterebbe almeno capirsi ma la pedagogia sociale è oggi scienza dei perdenti. leggi tutto

L’ambiente, la cultura, la storia: quando i simboli vanno in frantumi (e la politica anche)

Raffaella Gherardi * - 10.07.2021

Erano i primi giorni del 2018 quando in molti siti ambientalisti europei e anche in svariati media vennero riportate le immagini della scalata da parte di alcuni attivisti di Greenpeace della imponente ex Chiesa cattolica di San Lamberto a Immerath, in Germania (Immerather Dom), nella regione della Renania. Essi vi appesero un grande striscione giallo sul quale era scritto: “Chi distrugge la cultura distrugge anche gli esseri umani.” (Wer Kultur zerstőrt, zerstőrt auch Menschen.) Dopo alcune ore lo striscione venne rimosso e gli attivisti allontanati dalle forze dell’ordine e fu possibile di lì a breve procedere con efficienti mezzi meccanici all’abbattimento, già da tempo programmato, dello Immerather Dom, per far posto all’allargamento di una gigantesca miniera di lignite a cielo aperto. E immediatamente comparvero anche sul web i filmati della distruzione di quello che per secoli era stato un importante edificio di culto, (presente fin dal XII secolo e nei secoli successivi più volte riedificato e ampliato e ricostruito, nella sua forma tardo-ottocentesca, anche dopo i gravi danneggiamenti riportati nel corso della seconda Guerra mondiale), saturo della storia di un intero territorio tedesco e delle eredità in senso ampio e della cultura del suo popolo. I commenti che accompagnavano leggi tutto

Etica, ecologia, responsabilità: conversazioni su l'etica dell'informazione

Francesco Provinciali * - 07.07.2021

Viviamo, oggi, una babele di linguaggi, creata dalle tecnologie sempre più
sofisticate: linguaggi utili, certamente, ma inadatti all’articolazione del pensiero.
Siamo sommersi da continue informazioni, sondaggi, notizie false o manipolate.
Di fronte a tutto questo, si fa urgente l’esigenza di una corretta informazione e
dei valori etici che devono guidarla
.

 

L’abstract con cui – sul proprio sito - la casa Editrice Armando presenta il libro è davvero un incipit adeguato all’analisi socio-culturale che gli autori sviluppano con linearità e coerenza, restando fedeli ai temi che sono sottesi ad un titolo tanto connotativo quanto efficace e decisamente impegnativo, come essi stessi spiegano: “è ciò che abbiamo tentato di fare in questa lunga conversazione, convinti che solo attraverso una comunicazione che si fa dialogo e una informazione fondata, chiara e a tutti accessibile sia possibile capirci e convivere”. Il tema della convivenza sostenibile tocca presente e futuro e riguarda il rapporto tra progresso e natura, i conflitti generazionali, i beni comuni, le compresenze interculturali e il loro rispetto, ma anche l’uomo al cospetto di un mondo interconnesso e digitalizzato.

L’introduzione di Giampiero Gamaleri, Ordinario di sociologia della comunicazione ed ex Consigliere di amministrazione della RAI, mette a fuoco gli ambiti e gli argomenti considerati nel testo, leggi tutto

Fare le cose per bene

Francesco Provinciali * - 03.07.2021

Come siamo cambiati? Come viviamo? Quali speranze coltiviamo per il nostro futuro?

Una prima osservazione riguarda lo straordinario progresso scientifico e tecnologico che ci ha offerto potenzialità di miglioramento un tempo impensabili.

Le aspettative di vita sono esponenzialmente cresciute in quantità e qualità

Non si può non constatare, poi, con che peso e in che misura l’economia abbia influito sugli stili di vita e come la teoria della crescita illimitata, del benessere diffuso, dell’offerta di beni e servizi si stia misurando – in tempo di crisi – con la realtà, sollecitando riflessioni, valutazioni e consuntivi in ogni aspetto del vivere.

Ma quando la gestione della ricchezza prodotta non è accompagnata da un solido fondamento etico si generano disuguaglianze, ingiustizie, nuove e crescenti povertà.

La forbice tra sovrabbondanza e indigenza si sta divaricando sempre più e non è fuori luogo  correlare questa tendenza con le azioni tardive della politica e dei governi, con la loro incapacità di riequilibrare questo crescente gap.

Soprattutto perché non si tratta di un fenomeno limitato a certe aree geografiche o alla differenza storicizzata tra paesi poveri e paesi benestanti.

Anche nelle più evolute civiltà occidentali si stanno generando nuove e inconsuete sacche di povertà emergenti, fino a modificare e a leggi tutto

L'esperienza consolida la conoscenza

Francesco Provinciali * - 26.06.2021

Esperienza non è solo il nome che siamo soliti attribuire ai nostri errori, come maliziosamente ebbe a dire Oscar Wilde.

E’ piuttosto un valore aggiunto che integra e concretizza le conoscenze che possediamo, una personalizzazione del sapere che contribuisce a definire in ciascuno di noi diverse e originali identità.

Interessa riprendere in considerazione questo assunto, ogni volta che si sente parlare di scuola e di cultura: in genere la tendenza prevalente è quella opposta, si è portati a teorizzare e generalizzare laddove servirebbero maggior senso pratico, buoni esempi e capacità di stimolare il desiderio di apprendere.

Una buona formazione non consiste tanto nel riempire un secchio ma nell’accendere un fuoco (Plutarco- Rabelais) : è la motivazione la forza straordinaria che spinge ad imparare.

Sentendo parlare da anni di riforme e poi ancora di riforme, di ‘emergenza educativa’ e di derive critiche da ultima spiaggia viene da domandarsi se questi sussurri e queste grida non siano piuttosto il risultato di analisi astratte, di teorizzazioni problematizzanti, di forzature concettuali: polarizzando nella scuola i mali e le colpe dei conflitti generazionali ma soprattutto caricandola di responsabilità totalizzanti e senza appello si finisce col discettare di giustizia e di applicazione della pena con un imputato – suo malgrado- contumace e senza difesa. leggi tutto

Adolescenti e linguaggio dei social

Francesco Provinciali * - 12.06.2021

Ogni generazione ha un suo linguaggio prevalente e molte delle incomprensioni tra giovani e adulti derivano proprio dalle reciproche specificità espressive.

Non si tratta solo di tratteggi semantici, di approccio narrativo, di forma.

Ci sono anche i contenuti, le ricorrenti analogie del dire e del fare che riflettono la corrispondenza con le esperienze di vita e i modi di pensiero e che sono lo specchio dei tempi e dei luoghi dell’esistenza.

Gli stili espositivi replicano gli stili di vita.

I bambini, i ragazzi di oggi si esprimono con più facile disinvoltura, sono più svincolati dai codici espressivi consegnati dalla famiglia e dalla scuola, a volte usano una terminologia ripetitiva e generalista, quasi disarmante.

Tra di loro però si capiscono e questo rafforza il teorema del gap generazionale.

E poi c’è tutto il mondo delle nuove tecnologie, dei telefonini, del rap e della musica metal: un mondo di marchingegni e diavolerie che ha affinato certe competenze e certe abilità a discapito di altre.

Non dobbiamo però vedere tutto in termini negativi, anche il nostro punto di vista è in fondo relativo.

Mi sembra che il linguaggio dei giovani meriti più benevolenza critica e più indulgenza emotiva di quanto gli venga solitamente riservato. leggi tutto

L'intuizione di Walter Benjamin

Francesco Provinciali * - 05.06.2021

Tra il 1935 e il 1939 Walter Benjamin - filosofo, scrittore, critico letterario e teatrale, sociologo, epistemologo tedesco- si cimentò in più stesure del saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. L’ultima versione del 1939 uscì postuma solo nel 1955. La prima traduzione italiana apparve nel 1966 pubblicata dalla casa editrice Einaudi. Soggetto a varie revisioni e integrazioni da parte dello stesso autore ma anche a tagli redazionali non autorizzati e ad arbitrarie manipolazioni il saggio fu di fatto riconsiderato dalla critica a partire dagli anni 60, diventando addirittura un testo citato e approfondito nelle Università durante il periodo della contestazione studentesca.

Tuttavia a poco a poco guadagnò una sua centralità nella cultura sociologica e artistica ortodossa del secondo 900 fino a diventare un classico nello studio, nell’analisi e nella valutazione della cultura di massa partendo da un particolare profilo di considerazione che peraltro si riassume nel titolo stesso del suo lavoro che – va precisato- non esprime solo una critica in senso deteriore sulla cd. “arte di massa”, volendone peraltro cogliere aspetti positivi e potenzialità culturali di cui oggi ci capacitiamo nella pienezza della loro valenza divulgativa.

Considerata l’epoca in cui Benjamin mise mano al suo lavoro di revisione critica del concetto di arte alle soglie della leggi tutto