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Fame e spreco il mondo diviso tra carenza e abbondanza
Nel 2024 circa 673 milioni di persone – pari all’8,2% della popolazione mondiale – hanno sofferto la fame secondo il più recente rapporto delle agenzie ONU sulla sicurezza alimentare.
Un dato in lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti, ma ancora superiore ai livelli pre-pandemici e lontano dagli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
Ancora più ampio è il fenomeno dell’insicurezza alimentare: circa 2,3 miliardi di persone (28% della popolazione mondiale) vivono senza accesso stabile ad un cibo sufficiente e nutriente.
Il fenomeno è fortemente diseguale se rapportato alle aree più colpite: in Africa ci sono oltre 307 milioni di persone denutrite pari ad oltre il 20% della popolazione, in Asia occidentale si stima che circa il 12,7% della popolazione complessiva ne sia colpita, mentre in America Latina e in Asia meridionale vengono segnalate fragilità strutturali con segnali di lieve miglioramento.
In particolare i dati più recenti evidenziano come l’America Latina presenti una prevalenza della ‘condizione di fame’ intorno al 5-6%, pari a circa 41 milioni di persone, mentre nell’Asia meridionale il fenomeno assume dimensioni molto più rilevanti, coinvolgendo circa 229 milioni di individui, pari a oltre il 10% della popolazione. Tali differenze dimostrano che la fame non è un fenomeno uniforme, ma espressione di modelli diversi di disuguaglianza e accesso alle risorse alimentari.
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L'Italia della longevità
Ci sono ricerche che si limitano a descrivere la realtà e altre che aiutano a comprenderla. Il nuovo Rapporto del CENSIS, "Invecchiare nell'Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani", appartiene certamente alla seconda categoria in quanto non offre soltanto una fotografia dell'invecchiamento della popolazione italiana, ma propone una chiave interpretativa di una delle trasformazioni più profonde destinate a segnare il XXI secolo: l'affermarsi della longevità come nuova stagione della vita e come paradigma sociale, economico e culturale.
Il CENSIS accompagna da sempre l'evoluzione della società italiana attraverso il tradizionale Rapporto annuale sulla situazione del Paese, e giungerà ormai alla sessantesima edizione in questo 2026.
Accanto a questa fondamentale attività di ricerca, l'Istituto ha progressivamente sviluppato una serie di Rapporti tematici dedicati a specifici fenomeni sociali che rappresentano un prezioso valore aggiunto.
Se il Rapporto annuale restituisce la visione d'insieme dell'Italia, questi studi monografici ne approfondiscono i singoli aspetti, offrendo una lettura più ravvicinata delle trasformazioni in atto.
Nel contesto più ampio di questa consolidata attività di ricerca, l'Istituto ha infatti progressivamente sviluppato una seconda e altrettanto importante linea di indagine, costituita dai Rapporti tematici, dedicati ad ambiti specifici della trasformazione sociale. Negli ultimi anni sono stati affrontati
Malcostume, mezzo gaudio
I modi di essere della politica e dei partiti alimentano da tempo stati d’animo negativi, indifferenza, apatia, distacco e rassegnazione nella società civile.
L’astensionismo e il voto di protesta sono solo alcune espressioni eclatanti di una disaffezione generale, di un discredito che getta ombre inquietanti sulle speranze di certezze e alimenta nuove difficoltà.
Osservando e cercando di decifrare – tuttavia – fatti di cronaca diffusi e ricorrenti ci si chiede fino a che punto essi siano la conseguenza diretta della malapolitica e in quale misura essi esprimano – invece - comportamenti collettivi ormai radicati e dilaganti tra di noi.
Dare tutte le colpe alla politica è uno sport nazionale assai praticato ma non deve diventare un alibi.
Anche il tessuto sociale è intriso di azioni esecrabili (corruzione diffusa, violenza sulle donne e sui minori – spesso originata all’interno del nucleo familiare - evasione fiscale, truffe, raggiri, aggressività crescente…) e animata da sentimenti negativi (sospetto, rancore, invidia, delazione, tradimento…). C’è gente che gode più della sofferenza altrui che del proprio personale benessere.
La verità è che ci stiamo abituando reciprocamente al peggio: alzando ogni giorno l’asticella che ci separa dal senso del limite finiamo per invocare la condanna del nostro prossimo e trovare invece attenuanti per noi stessi. Giustificando le leggi tutto
Legge 106/2025: ancora in attesa della risposta dei Ministeri ad una interrogazione parlamentare
La legge 18 luglio 2025 n.° 106 riguarda come è noto la tutela dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, croniche e invalidanti. Essa prevede - oltre ai 24 mesi anche frazionabili di assenza (non retribuita e senza contributi figurativi, riscattabili a totale carico dell’interessato) per patologie oncologiche, immunodepressive, croniche e invalidanti in concomitanza al possesso del 75% di invalidità certificata - anche la conservazione del posto per i soggetti richiedenti. All’inizio del corrente anno scolastico che volge al termine (le lezioni sono finite, mancano gli orali della maturità) erano stati segnalate situazioni di docenti che - pur trovandosi nelle condizioni di patologie certificate e di invalidità, oltre ad essere titolari di legge 104/92, in taluni casi senza preavviso e senza il loro consenso, rischiavano di essere assegnati ad altra sede, spesso più disagiata e lontana dal domicilio e senza alcuna spiegazione, se non un eventuale motivo di organizzazione interna, a discrezione del dirigente scolastico. La conservazione del posto e della sede di servizio appare – per queste categorie di lavoratori che la legge 106/2025 intende tutelare - un diritto non contestabile: tanto è vero che questi docenti sono esclusi dalle graduatorie di istituto dei perdenti posto. Ciò vale sia per i titolari di legge 104/92 ex art. 3 comma 3 ma anche per chi è in possesso dei leggi tutto
Una indagine sui siti web e le app utilizzate dai bambini
La Rete globale per l'applicazione delle norme sulla privacy (Global Privacy Enforcement Network) è stata istituita nel 2010 su raccomandazione dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). A distanza di dieci anni dalla prima rilevazione sull’utilizzo dei siti web e delle APP da parte dei bambini effettuata nel 2015, l’indagine del 2025 ci consegna dati aggiornati sulla base di un campione di 900 siti e il coinvolgimento in diversi Paesi di 27 autorità garanti della tutela dei dati personali.
Luci ed ombre emergono dalla raccolta delle informazioni: da un lato cresce la sensibilità da parte delle autorità, degli addetti ai lavori, delle istituzioni e delle associazioni a tutela della privacy rispetto all’esigenza di un controllo che parta dalla produzione delle fonti e giunga alla verifica sulle abitudini dell’utenza finale. Dall’altro il monitoraggio ha permesso di evidenziare negligenze rispetto alla facilità con cui i minori vengono richiesti (ove non siano artatamente sollecitati a farlo) di fornire i propri dati personali già al momento dell’ingresso delle piattaforme dei social media. Rispetto al 2015 si registra un incremento di queste intrusioni nella privacy dei bambini e si tratta di una crescita lenta ma esponenziale che va interrotta anche perché tali informazioni – una volta carpite – potrebbero essere condivise con leggi tutto
Dalla tv ai reel le nuove gerarchie dell’informazione in Italia
Nel paesaggio mediatico italiano del 2025 emerge un paradosso che il 21° Rapporto sulla comunicazione del CENSIS mette in evidenza con chiarezza: i consumi mediatici appaiono stabili, ma i significati sociali dell’informazione sono in piena trasformazione. Non siamo di fronte a una crisi lineare dei media, bensì a una loro riconfigurazione profonda, che investe tecnologie, linguaggi e comportamenti collettivi.
La televisione resta il medium più diffuso, con il 93,2% dell’utenza complessiva. Tuttavia, il dato aggregato nasconde una dinamica interna significativa: la televisione tradizionale cala al 79,5% (-3,6 punti percentuali), mentre crescono in modo speculare la web tv (62,0%, +3,6) e la mobile tv (38,6%, +3,7). La stabilità del sistema televisivo è dunque il risultato di una compensazione tra vecchie e nuove modalità di fruizione. Anche la tv satellitare, stabile al 47,8%, conferma questa logica di coesistenza. La televisione non perde centralità, ma cambia pelle, adattandosi a un consumo sempre più individualizzato e on demand.
La radio, spesso considerata un medium del passato, si conferma invece sorprendentemente resiliente. Con un’utenza del 78,4%, mantiene una presenza significativa nella vita quotidiana degli italiani. L’autoradio resta il canale privilegiato (70,0%, in crescita di 1,2 punti), mentre la radio tradizionale si attesta al 46,8%. Sul fronte digitale, si osserva un’espansione dell’ascolto via smartphone (28,2%, +2,8) e una stabilità della radio via internet
Il gesto che pensa: riscoprire la scrittura a mano
Tra le notizie che arrivano dagli Stati Uniti, una in particolare merita attenzione al di là del clamore mediatico quotidiano: il ritorno della scrittura corsiva a partire dalle Elementary School. Per gli addetti ai lavori e le famiglie degli alunni rappresenta pur sempre un’inversione di tendenza per certi aspetti sorprendente visto che dai sistemi scolastici a matrice linguistica anglosassone era partita la lunga stagione delle tecnologie applicate alla didattica.
A cominciare dal New Jersey e dalla Pennsylvania l’onda lunga del ripensamento si è estesa finora a 27 Stati della Confederazione e promette di non fermarsi qui, nella patria della Silicon Valley.
In Europa avevamo già rubricato la retromarcia della Finlandia che dopo aver abolito nel 2016 l’uso del corsivo (residuando il solo stampatello) e l’introduzione generalizzata di tablet, computer e smartphone nell’apprendimento della letto-scrittura è ritornata alle metodologie tradizionali, visti gli scadenti risultati ottenuti dalle tecnologie pervasive: al termine del primo ciclo di istruzione si era infatti appurato che gli alunni non erano in grado di mettere la propria firma sotto un elaborato né di scrivere con carta e matita la lista della spesa. Troppo affidamento ad hardware e software produceva una sorta di dipendenza totale dalle dotazioni digitali in uso, banalmente messe in leggi tutto
Il tempo fragile della maternità e della paternità
Nella location dell’Accademia nazionale di San Luca a Roma sono stati presentati i dati raccolti dal CENSIS nell’ambito di una organica ricerca sul tema “Essere genitori oggi – Valori e significati della genitorialità nella società italiana.” Il documento che, per corposità e scansione analitica dei vari aspetti considerati in quanto esponenziali e significativi, ha preso le sembianze di un vero e proprio Rapporto, è stato presentato da Giorgio De Rita, Segretario Generale del CENSIS, illustrato nei dati statistici più rilevanti da Costanza Corsini, Ricercatrice Area Consumi, Mercati e Welfare dell’Istituto e commentato da un panel di quattro esperti invitati all’evento: Stefania Andreoli – Psicoterapeuta, Alli Beltrame – Counselor professionista e scrittrice, fondatrice di Educazione Responsabile, Mauro Magatti – Professore di Sociologia, Università Cattolica di Milano e Maria Pontillo – Psicoterapeuta dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
Il CENSIS – fondato e Presieduto da Giuseppe De Rita – finissimo conoscitore della società italiana dal dopoguerra ad oggi ed attento, ineguagliabile interprete delle sue derive socioeconomiche, culturali e di costume, ci ha abituato nei suoi Rapporti annuali a seguire lo sviluppo e la crescita del Paese: nel 2025 siamo giunti al 59° Rapporto che , unito ai precedenti, costituisce un corpus conoscitivo e di scandaglio analitico preziosissimo, un riferimento per leggi tutto
Oltre i metodi: educazione come relazione, libertà e infinità
Nelle prime tre righe del saggio di Giancarlo Cesana sono riassunte in estrema sintesi le motivazioni ad averlo scritto: “Questo libro è una riflessione sulla mia esperienza di medico, psicologo ed educatore, con un grande debito nei confronti di Luigi Giussani, indimenticabile maestro di vita”. Emerge fin da subito un piglio narrativo che fa tesoro dell’esperienza vissuta nei profili professionali descritti dall’autore: non si tratta di un’opera astratta ma del resoconto di una vita immersa in un contesto di relazioni umane che hanno sollecitato risposte all’interrogativo posto dal titolo: “Ed io che sono?” che è un’espressione di cui siamo debitori a Leopardi e che Cesana riprende e fa propria per spiegare come pedagogia e psicologia siano due aspetti complementari dell’impegno educativo.
Un libro che descrive un percorso illuminato dal senso di infinito e dall’idea di libertà, volutamente pratico nelle argomentazioni, propositivo nelle scelte da compiere, persino metodologicamente ed epistologicamente corretto ad una analisi sottoposta agli addetti ai lavori, a coloro – cioè – che si occupano di istruzione, formazione ed educazione.
L’introduzione di Franco Nembrini e la prefazione del compianto Prof. Eugenio Borgna arricchiscono il testo soprattutto rispettivamente sotto il profilo della testimonianza e della condivisione e dal punto di vista dell’ortodossia scientifica dell’impostazione narrativa. leggi tutto
Le famiglie affidatarie
La cronaca racconta storie di minori a cui la vita sottrae la presenza e l’accudimento dei genitori naturali. Può trattarsi di accertata incapacità ad esercitare la responsabilità genitoriale, di veri e propri abbandoni, di comportamenti valutati inadeguati dall’autorità giudiziaria, di pene detentive con l’allontanamento del padre o della madre (o di entrambi) dal nucleo familiare, a volte di cause di forza maggiore (es. malattie) che impediscono ai genitori naturali di adempiere ai loro doveri. Cosa succederebbe a questi bambini (taluni in tenera età) o adolescenti (che vivono una delle fasi più delicate dell’esistenza) se non subentrassero istituti giuridici di tutela in grado di farsi carico di questa assenza, attraverso la presa in carico dei minori e dei loro vissuti, così gravidi di sofferenza e di ferite nascoste? In assenza di parenti adeguati, la necessità di un’accoglienza sollecita e protettiva suggerisce un’opzione comunitaria: quelle strutture che un tempo si chiamavano “collegi”. Qualche volta si tratta di una scelta voluta dai ragazzi stessi, pronti a tutto pur di sottrarsi a situazioni esistenziali insostenibili. Altre volte, più spesso, di una soluzione vissuta con angoscia e desolazione, una sconfitta rispetto ai coetanei che hanno la fortuna di vivere in famiglia. Sovente la comunità è un leggi tutto


