Ultimo Aggiornamento:
28 luglio 2018
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Argomenti

Populismo sovranista

Paolo Pombeni - 21.07.2018

Stefano Feltri ha scritto per Einaudi un libro assai stimolante: Populismo sovrano (pp. 140, € 12,00). Il tema è centrale di questi tempi e l’autore propone una analisi interessante da molti punti di vista: perché è argomentata e non cede a nessun tipo di sensazionalismo; perché prende per le corna quel toro molto aggressivo, ma altrettanto cangiante nell’aspetto che è il populismo.

 Il tema di fondo è quello centrale del costituzionalismo liberal-democratico: dove risiede il potere sovrano e come lo si può gestire. E’ chiaro che da un certo punto di vista abbiamo presente il cuore stesso del mito fondativo del costituzionalismo moderno: il sovrano non è più una “persona”, ma una “istituzione”, per dirla con una battuta non più il monarca, ma lo stato e infine la legge. Ma se questo è il punto di partenza la faccenda si è complicata da tempo, perché ad essere sovrano non è più la legge o lo stato, entità troppo “astratte” per rientrare nei canoni della democrazia, bensì “il popolo”.

Quel passaggio ha radici antiche, risale alle grandi Rivoluzioni, quella inglese di fine XVII secolo, poi quella americana con il “we the people” della dichiarazione di indipendenza, e infine quella francese. Da quel momento in avanti la possibilità di attaccare la sovranità risiedente leggi tutto

La saga del primo ministro

Stefano Zan * - 09.06.2018

Tranquilli non parlo di Conte. Il primo ministro di cui ci occupiamo è il personaggio principale di una lunghissima trilogia scritta da Anthony Trollope (1815-1882) a metà dell’800 in Inghilterra, nota appunto come saga del primo ministro. Una lettura affascinante perché Trollope come pochi (es. Tolstoi per la Russia) in realtà è un grande sociologo e un grande politologo perché con i suoi romanzi ci fa capire meglio di qualsiasi dotto saggio storico com’era la società di quell’epoca, quali problemi doveva affrontare, quali trasformazioni economiche e sociali e, soprattutto, come stava prendendo corpo il parlamentarismo inglese di quell’epoca, base di tutte le democrazie moderne.

Il “Primo Ministro” è un giovane aristocratico molto ricco di famiglia che entra ben presto in parlamento dove si distingue per la sua serietà, per la sua preparazione su tutti i dossier rilevanti, per la sua onestà, tanto da divenire in breve tempo ministro dello Scacchiere.

Preso dal quasi totale impegno derivante dal modo in cui intende il ruolo di politico, casualmente si innamora follemente di una giovane donna completamente diversa da lui. Lei è bellissima, più ricca ancora di lui, vivacissima, curiosa e per nulla condiscendente con le norme che all’epoca definivano le regole di comportamento delle signore bene. Una donna, leggi tutto

Rifiuti romani in Emilia Romagna: solidarietà inutile e dannosa

Gianpaolo Rossini - 03.01.2018

La regione Emilia Romagna ha accettato di accogliere i rifiuti indifferenziati di Roma, comune retto da giunta grillina con sindaco la signora Raggi. Verranno bruciati  negli inceneritori tra Parma, Bologna, Modena materiali per un quantitativo di circa 465 tonnellate al giorno per 40 giorni ovvero in totale circa 19000 tonnellate, il contenuto di una nave da carico di media dimensione.  

Il presidente della regione Emilia Romagna ha affermato che si tratta di un gesto di solidarietà istituzionale volto a risolvere l’emergenza della capitale. Non sarà possibile in futuro chiedere di nuovo da parte del comune di Roma una cooperazione di questa entità.

In Emilia si prevedono manifestazioni  di protesta anche se indebolite dal periodo di vacanze Natalizie.

Si tratta di una vicenda che dimostra per l’ennesima volta  la scarsa capacità di governare la capitale da parte della compagine grillina il cui bilancio appare sempre più fallimentare.  Se dobbiamo trovare un  aspetto positivo, è certamente quello di proiettare il PD a partito che è in grado di governare il paese in maniera responsabile con un senso dello stato tutto che forse si vedeva solo ai tempi della migliore Democrazia Cristiana. C’è da augurarsi che  gli italiani capiscano il messaggio che viene da questa vicenda , molto più leggi tutto

Niente complotti, ma uno scontro europeo

Michele Iscra * - 09.12.2017

L’uscita del libro di Roberto Napoletano, Il Cigno nero e il Cavaliere bianco. Diario italiano della grande crisi, pubblicato da La Nave di Teseo, ha già suscitato molto interesse nelle anticipazioni che sono state date da giornali e TV. Giornalista che ha vissuto intensamente l’ultimo decennio che ha visto l’Italia misurasi con il terremoto di una crisi economica di portata inusitata, Napoletano dalla sua posizione peculiare di direttore de “Il Messaggero” prima e de “Il Sole 24 Ore” poi ha fatto qualcosa di più che osservare e analizzare questo passaggio drammatico e decisivo: è stato al centro di una rete di contatti con molte figure chiave di quei frangenti difficili ed ha dovuto costruire una linea di interpretazione di quegli eventi critici sia con i suoi editoriali sia coordinando gli interventi di opinionisti e giornalisti che chiamava ad animare le pagine dei giornali.

Questo libro è il compendio di quanto ha per così dire appreso in quegli anni e al tempo stesso è, se ci si consente l’espressione, la “messa in ordine”, ormai uscito dal fuoco della prima linea giornalistica, di quanto aveva accumulato. Si sbaglierebbe infatti a considerare questo denso volume come semplicemente una raccolta di confidenze autorevoli e di pensieri nati sull’onda di quegli scambi. leggi tutto

Parole povere. Il linguaggio della Seconda Repubblica

Luca Tentoni - 18.11.2017

Le elezioni che si avvicinano saranno vinte più imponendo le priorità e la "narrazione" che ingaggiando battaglie di idee. È così, ormai, da lungo tempo, non solo (ma soprattutto) dall'inizio della Seconda Repubblica. L'elettorato è cambiato, ha mutato - in media, al ribasso - gusti e sensibilità, però il prodotto che la politica gli ha offerto è diventato, col passare degli anni, sempre più scadente. Una sorta di junk food, che in un bel libro uscito per Laterza pochi mesi fa ("Volgare eloquenza") Giuseppe Antonelli definisce icasticamente così: "in principio c'era il politichese, fatto di parole latine e oscuri riferimenti colti; oggi c'è il politicoso: un linguaggio che sta alla politica come il petaloso sta ai fiori". Come spiega l'autore, con l'ausilio della televisione, dei nuovi media e soprattutto di tecniche di marketing, si è scelto di raggiungere un elettorato sempre più distante dalla politica facendo ricorso alla "retorica dell'abbassamento". L'eloquenza di molti politici, afferma, "può essere definita volgare proprio a partire dall'uso distorto che fa della parola e del concetto di popolo (vulgus)", così, "nel momento stesso in cui si mitizza il popolo sovrano, lo si tratta in realtà come un popolo bue: qualcuno a cui rivolgersi con frasi ed espressioni terra terra, cercando di leggi tutto

I risvolti elettorali della "fine del dibattito pubblico"

Luca Tentoni - 23.09.2017

L'uso non sempre ragionevole e accorto dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, il mutamento del linguaggio politico e il clima di campagna elettorale permanente rischiano di produrre effetti sullo stato delle democrazie? Se lo chiede Mark Thompson, nel suo "La fine del dibattito pubblico" (Feltrinelli, 2017). L'autore, che è stato direttore generale della Bbc (ora è al "New York Times") si pone un problema che riguarda le democrazie in generale, ma che in Italia appare particolarmente grave. Le nostre elezioni politiche si avvicinano, ma viviamo ormai da anni (se non dall'inizio della cosiddetta "Seconda Repubblica") in un clima di campagna elettorale senza soluzione di continuità. La mobilitazione generale finisce per ridurre al minimo gli spazi del confronto civile e persino della convivenza fra i sostenitori dei soggetti politici in competizione: "quando l'ideologia è al picco" - ricorda Thompson - "e per tanti partiti e per gli attivisti di tutti i partiti questo significa sempre, incontrare l'avversario a metà strada equivale a un tradimento". Citando il saggio "The Spirit of Compromise" di Amy Gutmann e Dennis Thompson (Princeton University Press, 2012), lo studioso stigmatizza il fatto che le campagne elettorali sono diventate interminabili, invece di essere limitate a periodi precisi prima delle elezioni. In primo luogo, dunque, leggi tutto

Nella mente di un terrorista: un manifesto intellettuale (non ideologico)

Omar Bellicini * - 23.09.2017

Il luogo comune che accompagna la nascita di un libro si fonda ancora su suggestioni romantiche. L’idea fondamentale, per nulla scalfita dall’esperienza dei temi scolastici, è che la scrittura non richieda sforzo; che sia, in fin dei conti, una mera questione di predisposizione, e che gli argomenti e lo stile siano il culmine di un processo oscuro, più simile alle illuminazioni delfiche che a un lavoro vero e proprio. È falso: la letteratura è un progetto che esige disciplina. La letteratura è un percorso. Ma non pensi il lettore di queste righe che lo si voglia condurre oltre il dovuto, in quelle cucine che è giusto riservare a chi, per mestiere, macina parole e sbollenta concetti. Il tema che si vuole introdurre, qui, è precisamente quello dell’impegno, ma non nell’accezione lacrimosa della fatica provata dall’autore, quanto in quella, ben più rilevante, dell’orizzonte che deve avere ogni fatica intellettuale: l’azione. Perché dedizione e rigore non sono attitudini oziose. Servono un fine, che, nell’universo di carta dei prodotti dell’ingegno, corrisponde a un’idea di realtà. Scrivendo “Nella mente di un terrorista” - dialogo sui motivi profondi che spingono ad aderire alla lotta jihadista - lo psicoanalista Luigi Zoja e io questa responsabilità l’abbiamo avvertita. Forse, non in forma propriamente consapevole; piuttosto leggi tutto

Consigli di lettura

Francesca Del Vecchio * - 16.09.2017

C’è speranza oltre i bestseller: negli ultimi anni, la presenza araba e persiana nelle nostre librerie si è fatta piuttosto consistente. Vuoi per una rinata voglia di conoscenza dell’altro, vuoi a causa di un senso di colpa crescente, per le punte di razzismo di molti connazionali. Tant’è, autori provenienti dal Medio Oriente o addirittura dall’Asia meridionale (Afghanistan, Pakistan, ecc.) hanno rapito i lettori nostrani con romanzi - talvolta autobiografici - degni della miglior letteratura contemporanea. Ve ne segnaliamo tre, di recente pubblicazione, che - a nostro avviso - vale la pena leggere.

 

IRAN - L’autunno è l’ultima stagione dell’anno, Nasim Marashi; edito da Ponte 33. Leila, Roja e Shabane, tre giovani donne iraniane, si incontrano e si scontrano sul difficile percorso d’accesso all’età adulta: le preoccupazioni per il futuro, il desiderio di famiglia, gli obblighi morali e le difficoltà storiche di un Paese ancora in lotta col mondo. Dalle pagine, traspare il vissuto dell’autrice, poco più che trentenne, laurea in ingegneria e di professione giornalista (come una del trio). La forza del romanzo, un esordio per la giovane Marashi, è la discrezione della storia, la morbidezza dello stile e l’abbandono del sensazionalismo tipico di molti scrittori neofiti. Le tre storie, che si intrecciano nella Tehran dei nostri giorni, mettono leggi tutto

Gigi Pedrazzi: la forza della generosità

Paolo Pombeni - 01.07.2017

La scomparsa di Luigi (ma per tutti era Gigi) Pedrazzi, l’ultimo sopravvissuto del gruppo di ragazzi che nel 1951 diede vita al “Mulino”, che inizialmente doveva essere una rivista di politica universitaria, segna la cesura con un pezzo della storia italiana. Una storia oggi difficile da spiegare, perché non le rendono giustizia le icone pur fondate dell’intellettuale impegnato, del cattolico con la schiena dritta, dell’ulivicoltore degli anni Novanta. Per questo val la pena di ricordare, soprattutto per i più giovani, qualcuno dei tortuosi passaggi che egli ebbe a percorrere.

Era uno di quella generazione che era maturata nello spaesamento della caduta del fascismo e della fine della guerra e che si era trovata a misurarsi con la sfida di far rinascere la democrazia italiana. Allora la via principale sembrava l’inquadramento nei partiti, ma Pedrazzi appartenne ad un gruppo di giovani che si sottrassero a quello schema. Niente diatriba fra antifascisti e difensori di un qualche “ordine” e invece scelta per il lavoro intellettuale che alla democrazia doveva dare un’anima. L’esempio scelto, probabilmente per gli studi di Nicola Matteucci, fu quello degli illuministi, studiosi che nel Settecento avevano scelto di coniugare l’impegno di studio con quello di lavoro anche politico, anche dentro leggi tutto

Il vuoto normativo nazionale sull’omotransfobia

Riccardo Strappaghetti * - 20.05.2017

Sono passati dieci anni da quando l'Unione Europea celebra ufficialmente ogni anno la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia il 17 maggio, ma l’Italia non ha ancora adottato una normativa nazionale per contrastare le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere delle persone.

L’inerzia del legislatore nazionale è ancor più evidente se si pensa che le uniche norme antidiscriminatorie contro l’omotransfobia sono previste in attuazione di direttive europee in tema di lavoro e asilo politico.

Rimangono ancora privi di un’efficace tutela importanti settori come quello dell’istruzione: ampiamente sottovalutato è il fenomeno del bullismo che riguarda minori e giovani adulti, particolarmente vulnerabili all’esclusione sociale, anche da parte delle loro famiglie, e per i quali i tassi di suicidio o tentato suicidio indotto dall’omotransfobia è molto elevato.

Del tutto inevaso rimane il settore penale: per i reati motivati dall’omotransfobia non è prevista un’aggravante, né sono efficacemente contrastati i cosiddetti discorsi d’odio, come li definisce l’Unione Europea, cioè quelle attività volte a fomentare, propagandare o promuovere l’odio o altre forme di discriminazione nei confronti delle persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). Eppure un sondaggio condotto dall’Agenzia europea leggi tutto