Ultimo Aggiornamento:
16 giugno 2021
Iscriviti al nostro Feed RSS

Argomenti

Adolescenti e linguaggio dei social

Francesco Provinciali * - 12.06.2021

Ogni generazione ha un suo linguaggio prevalente e molte delle incomprensioni tra giovani e adulti derivano proprio dalle reciproche specificità espressive.

Non si tratta solo di tratteggi semantici, di approccio narrativo, di forma.

Ci sono anche i contenuti, le ricorrenti analogie del dire e del fare che riflettono la corrispondenza con le esperienze di vita e i modi di pensiero e che sono lo specchio dei tempi e dei luoghi dell’esistenza.

Gli stili espositivi replicano gli stili di vita.

I bambini, i ragazzi di oggi si esprimono con più facile disinvoltura, sono più svincolati dai codici espressivi consegnati dalla famiglia e dalla scuola, a volte usano una terminologia ripetitiva e generalista, quasi disarmante.

Tra di loro però si capiscono e questo rafforza il teorema del gap generazionale.

E poi c’è tutto il mondo delle nuove tecnologie, dei telefonini, del rap e della musica metal: un mondo di marchingegni e diavolerie che ha affinato certe competenze e certe abilità a discapito di altre.

Non dobbiamo però vedere tutto in termini negativi, anche il nostro punto di vista è in fondo relativo.

Mi sembra che il linguaggio dei giovani meriti più benevolenza critica e più indulgenza emotiva di quanto gli venga solitamente riservato. leggi tutto

L'intuizione di Walter Benjamin

Francesco Provinciali * - 05.06.2021

Tra il 1935 e il 1939 Walter Benjamin - filosofo, scrittore, critico letterario e teatrale, sociologo, epistemologo tedesco- si cimentò in più stesure del saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. L’ultima versione del 1939 uscì postuma solo nel 1955. La prima traduzione italiana apparve nel 1966 pubblicata dalla casa editrice Einaudi. Soggetto a varie revisioni e integrazioni da parte dello stesso autore ma anche a tagli redazionali non autorizzati e ad arbitrarie manipolazioni il saggio fu di fatto riconsiderato dalla critica a partire dagli anni 60, diventando addirittura un testo citato e approfondito nelle Università durante il periodo della contestazione studentesca.

Tuttavia a poco a poco guadagnò una sua centralità nella cultura sociologica e artistica ortodossa del secondo 900 fino a diventare un classico nello studio, nell’analisi e nella valutazione della cultura di massa partendo da un particolare profilo di considerazione che peraltro si riassume nel titolo stesso del suo lavoro che – va precisato- non esprime solo una critica in senso deteriore sulla cd. “arte di massa”, volendone peraltro cogliere aspetti positivi e potenzialità culturali di cui oggi ci capacitiamo nella pienezza della loro valenza divulgativa.

Considerata l’epoca in cui Benjamin mise mano al suo lavoro di revisione critica del concetto di arte alle soglie della leggi tutto

Il Revenge Porn: considerazioni socio-pedagogiche

Francesco Provinciali * - 29.05.2021

Secondo una ricerca condotta da ‘Women for Security’, la community fondata da Cinzia Ercolano (CEO di Astrea e membro dell’Advisory Board dell’associazione) che raggruppa le donne italiane che si occupano professionalmente della sicurezza informatica, pubblicata il 19 marzo 2021 dall’Agenzia ANSA – rubrica tecnologia – internet & social,  il 90% degli italiani conosce il fenomeno del Revenge Porn, l’88% sa che si tratta di un reato penalmente rilevante, mente il 75% ritiene che lo strumento principale per contrastarlo sia la denuncia all’autorità giudiziaria.

Nonostante il Revenge Porn (letteralmente “pornovendetta” secondo la definizione dell’Accademia della Crusca ma più estensivamente consistente in una locuzione che comprende comportamenti tendenti all’utilizzo diffusivo di immagini o video a contenuto pornografico in danno di una o più persone non consenzienti, carpite nell’intimità o estrapolate da rapporti sessuali consensuali, fino ad includere il sexting, ovvero l’invio a terzi di auto-riprese a contenuto intimo da parte della vittima stessa che le consegna spontaneamente o a cui vengono carpite o usate a sua insaputa, ma riguarda anche la messa in rete di momenti di intimità personale del danneggiato, realizzate ad es. nei bagni pubblici attraverso web cam o riprese occultate, intrusione nel cloud personale), sia stato solo recentemente codificato e integrato nel codice penale come reato, leggi tutto

Comprensione, il vaccino per l'indifferenza

Francesco Provinciali * - 08.05.2021

Tutti gli uomini sanno dare consigli e conforto al dolore che non provano. (W. Shakespeare)

 

Avremmo piacere se un collega, magari sapendo di qualche nostro cruccio o preoccupazione, si affacciasse alla porta del nostro ufficio chiedendoci “Come va? Posso esserti utile?”.

Ci consolerebbe se, rientrando a casa la sera, trovassimo qualcuno che, prendendoci la mano tra le sue o abbracciandoci, ci restituisse improvvisamente quel calore umano che non abbiamo avvertito nella giungla metropolitana o nelle alterne vicende della giornata?

Ci sarebbe di aiuto se ogni tanto ricevessimo una parola di incoraggiamento, di conforto, di sostegno, specie nei momenti bui nei quali l’anima è più incline alla tristezza e alla depressione?

La solitudine a volte è una situazione cercata, più spesso è una condizione subita.

Nasce dai pensieri, dalle ansie, dai sensi di colpa e si realizza in condizioni esistenziali marginalizzanti ma si rafforza spesso anche per le frequenti e reciproche incomprensioni.

Siamo potenzialmente ricchi di umanità e potremmo avvalercene con straordinaria disponibilità di mezzi e modi di espressione se solo fossimo più accorti nel far buon uso dei nostri sentimenti.

Appartiene alla nostra modernità la tendenza ai solenni proclami: una ormai datata proliferazione di leggi, trattati, declaratorie, impegni, affermazioni di principio che tacita leggi tutto

Le donne, le istituzioni, la cultura politica europea: note a margine del decimo anniversario della Convenzione di Istanbul

Raffaella Gherardi * - 08.05.2021

In data 11 maggio 2021 cade il decimo compleanno della Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica); la prima sottoscrizione avvenne da parte della Turchia, lo stesso paese che poco più di un mese fa ha revocato la sua partecipazione alla Convenzione suddetta. Quest’ultima riconosce la violenza sulle donne come una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione, dal che consegue che gli Stati vengono ritenuti responsabili se non garantiscono misure adeguate ai fini della prevenzione di tale violenza. Ora, se appare a tutti chiaro che le finalità appena richiamate non vanno molto d’accordo con un regime come quello di Erdogan, non certo modello dal punto di vista dei princìpi cardine dello Stato di diritto e tanto meno dei diritti delle donne, occorre forse interrogarsi da vicino sullo stato in cui versa attualmente la Convenzione di Istanbul all’interno dei quarantasette paesi appartenenti al Consiglio d’Europa, innanzitutto a partire  dalla stessa Unione Europea e dai ventisette Stati che ne sono membri. È del giugno 2017 la sottoscrizione da parte della UE della Convenzione in oggetto, seguita poi, nel novembre 2019, da una risoluzione del Parlamento europeo in leggi tutto

Resistere alle parole

Francesco Provinciali * - 01.05.2021

Uno è padrone di ciò che tace e schiavo di ciò di cui parla.
(Sigmund Freud)

 

“Sturm und drang”: tempesta e assalto.

Questa sembra la migliore metafora per una immagine oggi prevalente: quella della vorticosa, incessante presenza delle parole nella nostra vita.

Non è forse la parola la più straordinaria espressione dell’intelligenza umana?

Descrive, spiega, anticipa, apre, conclude, è la chiave di accesso alla porta che si spalanca sul mondo, è il filo sottile che unisce l’umanità, ordito e trama di un invisibile alfabeto universale che ci permette di capire ed essere capiti.

Ma non sempre la sua presenza è così neutrale.

A volte la parola è il nemico invisibile con cui dobbiamo combattere, la catena opprimente che vorremmo spezzare, la verità apparente che ci preme di confutare.

Ci nutriamo avidamente di parole prima che siano loro a impossessarsi della nostra anima.

Volenti o no, siamo più che mai immersi in un oceano di cose dette e sentite, partecipiamo al chiacchiericcio universale che prende le sembianze dei tempi nuovi specie quando si materializza e si alimenta con l’uso delle nuove tecnologie.

È come se l’intero pianeta trattenesse il respiro, avvolto e soffocato dall’abbraccio stretto e infinito delle voci che si levano ovunque e che se potessero pure leggi tutto

Il paese progredisce se si vince l'inerzia della burocrazia

Francesco Provinciali * - 10.04.2021

In un lucidissimo editoriale sul Corriere della Sera il costituzionalista e giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, prende in considerazione e persino menziona le forze che rallentano i processi di sviluppo del Paese: la Sua lunga militanza nelle istituzioni gli consente di individuarle nei sindacati, nel potere giudiziario, nella Corte dei conti, e nell’Autorità anticorruzione, pur ammettendo che l’elenco sarebbe in realtà assai più lungo: è lo è – più esteso- sia in senso diacronico che sincronico, nel presente confuso e contraddittorio dell’esercizio del potere come lusinga personale e diritto di veti incrociati , sia nella storia dal dopoguerra ad oggi, in una sovrapposizione di cancrene sedimentate e inamovibili. In realtà il retaggio è certamente di più datata deriva, al punto da costituire uno specifico aspetto della tradizione politica consolidata fino a farne, in senso deteriore, un fenomeno culturale e sociale, così come i nodi cruciali dove si esercita un potere frenante sono una capitolazione concisa e ridotta di un campionario decisamente più vasto che comprende gli apparati dello Stato nelle sue articolazioni centrali, periferiche e autarchiche.

Una disamina così puntuale, come cittadino che vede le cose dal basso, la accolgo e posso solo descriverne le ricadute: il lungo anno di pandemia che flagella leggi tutto

Dal controllo interno al controllo sociale

Francesco Provinciali * - 27.03.2021

Una delle esigenze postulate con crescente enfasi in tutti i più avanzati modelli di organizzazione sociale è la possibilità di utilizzare diverse chiavi di accesso e di lettura al fine di osservarne il funzionamento, nella prospettiva della loro ottimizzazione.

Quando si parla di trasparenza si intende l’esercizio di una facoltà di penetrazione e di controllo sui meccanismi e sulle finalità del contesto istituzionale considerato.

Tanto che da tempo si insiste sul concetto di “controllo della qualità” allo scopo di rendere tangibile e manifesta la nozione di “bene comune”: se la qualità fosse misurata soltanto dai gestori di un servizio essa avrebbe una valenza prettamente autoreferenziale e giustificativa.

Questo criterio si dovrebbe applicare con maggiore frequenza al funzionamento della complessa macchina politica, agli assetti e ai servizi resi dalla Pubblica Amministrazione, all’intero quadro istituzionale nelle sue articolazioni centrali e periferiche, in quanto una più puntuale definizione del tipo di controllo da realizzare è propedeutica e preliminare al concetto stesso di democrazia partecipata.

In una dittatura o in un sistema di oligarchie ristrette il diritto di esercitare una funzione di controllo sul potere è negato in partenza: chi lo detiene saldamente, infatti, preclude pregiudizialmente ogni accesso e la realtà visibile agli occhi dei più appare leggi tutto

IL DPCM 2 marzo 2021 fa retromarcia sulle tutele dei lavoratori fragili

Francesco Provinciali * - 13.03.2021

Ha avuto solo una parziale soluzione la questione dei "lavoratori fragili",  per i quali la legge di bilancio 2021 - n.° 178 del 30/12/2020 all'art. 481 prevedeva tutele sanitarie  estese fino al 28 febbraio 2021. 

Trattasi delle tutele a suo tempo stabilite dall'art 26 comma 2 e 2 bis del cd. "Decreto cura Italia", per le quali i lavoratori fragili erano in attesa di una proroga,  motivata dall'incremento  esponenziale dei contagi in atto, anche a causa delle numerose varianti del virus in circolazione.

Tuttavia il DPCM del 2 marzo 2021 all'art. 6 ha solo parzialmente rinnovato tali tutele, limitandole all'area del cd. "lavoro agile": con esclusione della previsione normativa più favorevole che equiparava la condizione dei cd. lavoratori fragili al ricovero ospedaliero. (codice INPS V07) al fine di sottrarli al  pericolo di contagio.

E' evidente che un utilizzo lavorativo in un contesto ove siano continuativamente presenti altre persone può favorire promiscuità e contatti fisici.

Ed è altrettanto evidente che una persona fragile per costituzione fisica necessiti del ventaglio più ampio di protezioni e tutele: un contagio potrebbe essere addirittura fatale.

Occorre intanto che sia chiarito il concetto stesso di "lavoro agile": infatti è stata usata nel DPCM questa dizione, anziché la più restrittiva e protettiva collocazione in "smart working".

“Lavoro agile” è una definizione che può leggi tutto

Lei mi parla ancora

Francesco Provinciali * - 27.02.2021

Il regista Pupi Avati ci affascina sempre con le sue ambientazioni intimiste.

Nel Suo ultimo film “Lei mi parla ancora”, racconta (evocando il libro di memorie scritto dal farmacista Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio ed Elisabetta) la storia di una coppia che si è amata ed è stata insieme tutta la vita. Lei viene a mancare improvvisamente per prima e nella mente del marito riaffiora la memoria del tempo trascorso insieme, per 65 lunghi anni. In particolare dal giorno del matrimonio, quando lei aveva scritto e consegnato a lui una lettera che era un patto d’amore che li avrebbe resi immortali, come in un gioco di rimandi: lei per lui e lui per lei.

Nell’immedesimazione dell’epoca, per quella generazione i matrimoni erano legami intensi, fatti di quotidianità che rinnovava la promessa del primo giorno. Direi che, osservando l’immagine dello scorrere lento del Po (e l’esondazione nel Polesine a rimarcare le alterne vicende della vita), proposta con studiata intensità, con scorci che danno la visione di ampi spazi e di un contesto ambientale con una fisionomia ben nota, quelle unioni seguivano un ritmo che li rendeva parte della natura e dei suoi tempi, e forse celavano davvero un senso di appartenenza e di immortalità. leggi tutto