Ultimo Aggiornamento:
26 aprile 2017
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La strada del dialogo ecumenico. Cinque secoli dopo Lutero (1517-2017)

Claudio Ferlan - 11.11.2014
Martin Lutero

Festeggiare le ricorrenze storiche può essere tanto una mera celebrazione senza conseguenze, quanto una feconda opportunità di costruire il futuro guardando al passato. A questa seconda categoria di possibilità appartiene la serie di lavori preparatori per la ricorrenza del quinto centenario dalla Riforma luterana.

 

Dal conflitto alla comunione


Il simbolico inizio della Riforma è datato 31 ottobre 1517, giorno in cui Martin Lutero affisse sulla porta della chiesa di Wittenberg le sue Novantacinque Tesi, lanciando una sfida epocale alla Chiesa di Roma. Per la prima volta nella storia luterani e cattolici commemoreranno insieme la ricorrenza, e lo faranno all’esito di un notevole percorso di riflessione. L’obiettivo del cammino è evidenziare i punti di comunione per superare quelli di divisione, mettere l’accento sul dialogo anziché sullo scontro. Il documento che ha avviato il ragionamento sul passato si intitola Dal conflitto alla comunione, il suo primo capitolo riflette sull’anniversario della Riforma in “un’era ecumenica e globale”. Si tratta di uno scritto licenziato dalla Commissione luterana-cattolica sull’unità e la commemorazione comune della Riforma, reso pubblico nel luglio dello scorso anno. L’importanza della storia è palese nel testo, sorta di approfondito inventario del dialogo tra le due Chiese, rassegna dei lunghi e difficili passi che hanno portato dalla condanna comune e dalle reciproche scomuniche alla ricerca della comprensione, del rispetto e della collaborazione, momento di progresso sulla via della concordia.

 

Le origini del discorso


Rispondendo alle esigenze fatte proprie e testimoniate da molti teologi ecumenici delle diverse Chiese, è stato il Concilio Vaticano II ad aprire la porta dei cattolici al dialogo, con il decreto sull’ecumenismo Reintegrazione dell'unità (21 novembre 1964), del quale si celebrano tra poco i cinquant’anni, anche questa una ricorrenza che sta suggerendo ragionamenti comuni di rilievo. La sottoscrizione della Dichiarazione congiunta sulla giustificazione (31 ottobre 1999) ha segnato un ulteriore avanzamento, in parte arrestato negli anni del pontificato Ratzinger. A dare lo stop sono stati in particolare la reintroduzione della messa in latino, storicamente pensata in chiave antiprotestante, e alcuni documenti e discorsi dell’allora pontefice scritti partendo da una presunta superiorità teologica cattolica e volti a ribadire la distanza con i luterani. Basti pensare che in seguito alle iniziative di Benedetto XVI il 2007 è stato definito da parte protestante “annus horribilis” dell’ecumenismo. La visita di Ratzinger al convegno di Erfurt (2011), luogo in cui Lutero maturò le sue domande teologiche fondamentali, non ha molto convinto in merito a possibili aperture: si sarebbe trattato di un riconoscimento dato al pensiero dell’individuo Lutero ma non ai luterani.

 

Le prospettive, dentro e fuori le Chiese


Di recente il pastore Gottfried Locher, presidente della federazione delle Chiese evangeliche svizzere, si è augurato di poter organizzare qualcosa con papa Francesco in occasione del quinto centenario. È molto probabile che dietro la dichiarazione resa agli organi di stampa si celino trattative avviate. Lo stesso Bergoglio, in occasione di una riunione del sinodo sulla famiglia e con i toni che abbiamo appreso essergli propri, parlando con un vescovo luterano ha detto: “Lei ha coraggio, in altri tempi i luterani qui venivano bruciati”. Proseguendo, Francesco ha definito un peccato contro la volontà di Dio la focalizzazione sulle differenze tra cattolici e luterani, mettendo l’accento sulle essenziali ragioni d’unità, il battesimo prima di ogni altra. E nell’Angelus di domenica scorsa ha annunciato la necessità di impegnarsi nella costruzione di ponti e non di muri, in modo che l’umanità possa superare le frontiere dell’inimicizia e dell’indifferenza.

Ma non c’è solo la Chiesa, anche il mondo della cultura si muove con proposte di alto profilo e dal forte contenuto, sostanziale e simbolico. Ce ne sono molte, ma restando alla stretta attualità va evidenziata l’iniziativa dell’Università di Trento. Nella città in cui si celebrò il Concilio che segnò la netta separazione tra cattolici e luterani, sarà conferita il 13 novembre prossimo la Laurea Magistrale Honoris Causa in scienze storiche a Heinz Schilling, eminente storico luterano, impegnato nel corso della sua carriera soprattutto nella ricerca sulle relazioni tra religione e politica. Il giorno precedente a Trento sarà presentata la pregevole biografia scritta da Schilling e intitolata “Martin Luther. Rebell in einer Zeit des Umbruchs” (Un ribelle in un tempo di cambiamenti radicali), la cui traduzione italiana sarà presto in libreria.

Alla luce degli aggiornamenti nel dialogo ecumenico, possiamo guardare al sentiero che porta al 2017 come a un’opportunità e non come a una semplice scadenza cronologica da celebrare in pompa magna ma senza contenuti.