Ultimo Aggiornamento:
30 luglio 2016
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Da maggio 2016 "Mente Politica" esce ogni mercoledì e sabato.

Da oggi un nuovo regalo per i nostri lettori. Scaricabile gratuitamente l'e-book di Luca Tentoni che raccoglie le sue preziose analisi sulla tornata di elezioni amministrative del 19 giugno 2016.

ULTIMO NUMERO: Anno 3 uscita 75 del 30.07.2016

Il "dominus" della Terza Repubblica

Non è un caso che il sistema elettorale sia sempre più spesso al centro del dibattito politico: la Seconda Repubblica e la Terza (quest’ultima a maggior ragione, dati i rapporti di forza fra i partiti) hanno avuto una dinamica molto diversa rispetto alla Prima, soprattutto per il semplice motivo che dal 1948 al 1987 (lasciando da parte il 1992, per motivi che esporremo in seguito) i governi sono sempre stati sostenuti (organicamente o dall'esterno) da partiti che complessivamente potevano contare su più del 50% dei voti. Dal 1992 (quando il quadripartito Dc-Psi-Psdi-Pli rimase al 48,85% alla Camera e al 46,22% al Senato ma ottenne ugualmente una risicata maggioranza di seggi, persino in un regime di proporzionale quasi pura) nessuna coalizione ha mai ottenuto almeno la metà più uno dei voti validamente espressi alla Camera dei deputati e al Senato. Nel 2001 (centrodestra - CDL) e nel 2006 (centrosinistra - Unione, ma anche centrodestra - CDL) ci furono "poli" che superarono il 49% dei voti e che forse - se si fossero mantenuti i sistemi elettorali previgenti al Mattarellum e al Porcellum - avrebbero avuto la maggioranza a Montecitorio e a Palazzo Madama per un pugno di seggi (ma non possiamo esserne certi e comunque - data l'eterogenità e la difficile tenuta di schieramenti così vasti - far durare in carica un governo sarebbe stata un'impresa ardua, come insegna l'esperienza del Prodi II nel 2006-2008). leggi tutto

Autocrazie militari dei Paesi islamici e stabilità: un ruolo perduto

Ciro Sbailò *

Quando sono arrivate le prime notizie sul “golpe” ai danni di Erdogan, in molti, in Occidente, hanno tirato un sospiro di sollievo e qualcuno ha anche brindato: «Stop al progetto panislamico» s’è detto. Se consideriamo la storia dell’Islam contemporaneo, ci rendiamo conto che queste posizioni erano meno incaute e avventate di quel che a prima vista potrebbe pensare.

È già accaduto, infatti, che le elite militari abbiano fermato i partiti islamici. In Algeria, all’inizio degli anni Novanta, il partito islamico vinse le elezioni amministrative e poi quelle politiche e cominciava a reclamare un ruolo di primo piano nella politica nazionale. L’elite politico-militare algerina (il pouvoir, come veniva definita la triade Esercito-Partito-Presidente) disconobbe quei risultati. Ne scaturì una sanguinosa guerra civile, che produsse decine di migliaia di morti tra gli insorti, la popolazione civile e tra i militari (cogliamo l’occasione per invitare a rivedere Des hommes et des dieux di Xavier Beauvois, anche in memoriam di padre Jacques Hamel). L’attuale presidente algerino avviò una politica di pacificazione fondata su quattro pilastri: repressione durissima del radicalismo, amnistie e condoni per quanti non si erano macchiati di reati di sangue, rafforzamento dello stato sociale, rafforzamento del ruolo dell’Islam nella vita pubblica. Altro esempio classico è l’Egitto. leggi tutto

Le trappole dell’estremismo ultra-mediatico

Domenico Tosini *

I fatti di sangue che hanno terrorizzato l’Europa in queste ultime settimane (ad esempio, Nizza e Würzburg) si verificano sullo sfondo di una lotta armata, quella dell’estremismo islamico, che fa leva in modo sempre più accentuato sulla comunicazione via Internet. Una comunicazione a sua volta riflessa in maniera spesso incontrollata dai mass media (televisioni, giornali, social, ecc.). Le motivazioni e il processo di radicalizzazione dei killer responsabili di attentati terroristici presentano generalmente una zona grigia, dove, a seconda dei casi, si mischiamo in misura variabile: ragioni personali, talvolta legate a disturbi psichici, e simpatie politiche. Si tratta di una nebulosa fatta di ambiguità e ambivalenze, prontamente sfruttata dai gruppi armati, come lo Stato Islamico, che rivendicano la paternità degli attentati. Una nebulosa che, nel contempo, favorisce confusione, pregiudizi e interpretazioni semplicistiche.

 

Proviamo a confrontare alcuni massacri recenti, ad esempio quelli di Nizza e di Würzburg (rispettivamente del 14 e del 18 luglio), rivendicati dallo Stato Islamico, con altri episodi: ad esempio, Londra (luglio 2005), Parigi (gennaio e leggi tutto

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