Ultimo Aggiornamento:
28 settembre 2016
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ULTIMO NUMERO: Anno 3 uscita 88 del 28.09.2016

Pronti per il grande scontro?

Come interpretare gli ultimi avvenimenti, Grillo che si reinsedia al vertice del suo movimento e Renzi che opta per il 4 dicembre come data per lo svolgimento del referendum? I due eventi sono collegati più di quel che sembra, perché rientrano nella strategia del “grande duello” che è quella che tutti pensano sia la più adatta per arrivare una buona volta a decidere chi comanderà in Italia nel prossimo decennio.

Il M5S punta sempre più a candidarsi come il magma da cui nascerà la nuova stagione politica. Per questo Grillo ha deciso che solo lui può rappresentarlo davanti all’opinione pubblica, che non è fatta principalmente dai suoi militanti che sono interessati a discutere delle regole e del “uno vale uno”, ma da quello che ritiene essere un misto di rabbia e di sconforto per una politica che non riesce a far tornare il paese ai fasti dei decenni che furono. A questa gente non serve presentare programmi realistici, che non soddisferebbero la loro voglia di sentirsi dire che tutto si potrebbe risolvere facilmente solo che ci fosse onestà e roba simile. Non è neppure necessario giustificare le modestissime performance dei grillini al potere, i pasticci di Roma, tanto sono disposti a credere che è tutto frutto della grande corruzione politica e del complotto cosmico in cui siamo invischiati. leggi tutto

Vertice UE di Bratislava: fedeli alla visione (anche quando non c'è)

Duccio Basosi *

Fedeli alla linea, anche quando non c'è,

quando l'imperatore è malato,

quando muore o è dubbioso o è perplesso.

CCCP Fedeli alla linea, 1986

 

 

Nei giorni scorsi la stampa internazionale ha commentato il vertice UE di Bratislava del 16 settembre principalmente sotto il profilo dell'inconcludenza, mettendo poi in rilievo come quelle poche decisioni pratiche, effettivamente prese nella capitale slovacca, indichino l'attuale predominio, nel continente, di una coalizione di fatto tra forze conservatrici in economia e forze nazionaliste (e xenofobe) in politica. Dal canto suo, la stampa italiana ha dovuto declinare questa stessa lettura dal punto di vista specifico del governo di Roma, sconfitto su tutta la linea, nonostante l'attivismo diplomatico delle settimane precedenti il vertice.

 

In effetti, scorrendo la seconda parte del comunicato finale, quella dedicata ai topolini partoriti dalla montagna, non vi è molto che si possa contestare a tale interpretazione.[1]Tuttavia, sul piano generale della politica internazionale, sono piuttosto le prime venti righe del comunicato a meritare di essere lette con attenzione. E' lì, infatti, che si rivelano nella loro pienezza tanto la profondità della crisi europea, quanto l'assenza di una qualsivoglia idea finalizzata a risolverla. Per molti versi, le frasi scritte nero su bianco in quelle righe configurano il comunicato finale del vertice come uno dei documenti più bislacchi della storia della diplomazia moderna. leggi tutto

La Cooperazione allo sviluppo, un'agenda in evoluzione

Claudio Ceravolo *

Lo scorso 20 settembre il Presidente Barack Obama, nel suo ultimo intervento davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha lanciato un forte messaggio sulla necessità di rilanciare la cooperazione allo sviluppo, senza la quale il mondo intero rischia catastrofi umanitarie come emigrazioni di massa, carestie, guerre crudeli.

Da alcuni anni la cooperazione internazionale è ritornata in primo piano, dopo un periodo di offuscamento, tra scandali e accuse d’inefficienza.

Negli anni della guerra fredda, infatti, la cooperazione allo sviluppo è stata più uno strumento per legare un paese del sud del mondo al proprio blocco, che un mezzo di promozione dello sviluppo umano e di lotta alla povertà.  In quelle condizioni giustamente si sono levate da parte della società civile voci indignate che denunciavano lo spreco di risorse e l’appropriazione da parte di poche élites dominanti di fondi che avrebbero dovuto finanziare scuole, sanità, infrastrutture.

Dalla fine degli anni ’90 si è avviata une riflessione che ha coinvolto governi, agenzie delle Nazioni Unite, Istituti di ricerca, Organizzazioni della Società Civile, e che ha portato due importanti risultati:

1)    la definizione di chiari principi per far sì che gli aiuti siano efficaci[1]. Perché ciò accada è necessario che:

  1. ogni paese guidi le scelte politiche e strategiche sul proprio sviluppo (Ownership)
  2. i donatori si allineano alle politiche, strategie e istituzioni del partner (Alignment)
leggi tutto

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