Ultimo Aggiornamento:
23 febbraio 2019
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Referendum Nord Italia figli di una corte costituzionale miope

Gianpaolo Rossini - 28.10.2017

I due referendum in Lombardia e Veneto appena conclusi, il primo con un flop e il secondo con una affermazione degli autonomisti sono un grave scossone alla precaria e difficile stabilità del bel paese alla quale purtroppo stanno dando un contributo inatteso i veneti assaliti da una vampata di provinciale isolazionismo. Come si sia arrivati  a tutto ciò è difficile da capire, così come è arrivata la Catalogna sull’orlo del baratro, così come l’Italia è stata dilaniata dal terrorismo per oltre tre decenni o come la Gran Bretagna è giunta alla Brexit. Quello che fa male è vedere come lungo questo percorso si siano avventurati anche vescovi e parroci che sostengono cause che non hanno nulla di evangelico. Ma purtroppo questo è anche il risultato di una presa di posizione di qualche mese della CEI che lamentava come gli italiani fossero tartassati da troppe tasse dimenticando tutto d’un tratto che le tasse pagano il welfare pubblico, la sanità pubblica e l’istruzione pubblica tutte accessibili ai meno abbienti che altrimenti sarebbero discriminati. Il ruolo più pesante e altamente irresponsabile però è stato giocato dalla Corte Costituzionale che ha ammesso i referendum in Veneto e Lombardia. La stessa corte aveva in maniera ancor più sorprendente tempo fa ritenuto incostituzionale leggi tutto

Nebbia nera in Val Padana: se il Dieselgate non insegna nulla

Gianpaolo Rossini - 25.10.2017

Ci risiamo. La situazione meteo di queste ultime settimane ha posto per l’ennesima volta con drammaticità il problema dell’inquinamento dell’atmosfera in particolare nel grigio Nord Italia. Ma poi appena arriva la pioggia non se ne parla più.  E’ come il lunedì di una sagra paesana: giostre, banchetti, stand gastronomici scompaiono nel nulla. E basta festa fino alla occasione successiva. Ma il problema, anche se scarsamente considerato da giornali e altri media audiovisivi, è grave e strutturale sotto il profilo epidemiologico di affezioni alle vie polmonari, problemi cardiaci e altro per tutti giovani e anziani. Affidarsi alle speranze di pioggia è davvero un comportamento inadeguato alle sfide dei nostri tempi sul piano ambientale. Finiamo per assomigliare più a popoli antichi che ad un moderno paese. Narra Erodoto dello scomparso popolo degli Psilli della odierna Libia, i quali, dopo una lunga siccità “mossero in guerra contro il vento del Sud e quando furono nella regione delle sabbie, il vento del Sud, che aveva ripreso a soffiare, li seppellì tutti”.

Forse in tutta Europa siamo un po’ tutti Psilli. Abbiamo avuto uno scandalo globale (ancora in corso) che ha mostrato come i motori diesel prodotti con testarda insistenza dalle case automobilistiche europee siano terribilmente inquinanti, leggi tutto

Tassare i giganti del web e non solo

Gianpaolo Rossini - 20.09.2017

L’Ue sta muovendosi con una  sorprendente buona armonia tra i partners per tassare i giganti del web. E’ una buona notizia per tante ragioni.  Perché i membri della Ue si rendono conto che muoversi in ordine sparso di fronte ad imprese con dimensioni che sono di gran lunga superiori dal punto di vista economico di non pochi stati europei significherebbe votarsi ad una sconfitta perdendo entrate fiscali significative. Facebook ha una capitalizzazione pari a circa un terzo del Pil del bel paese, poco sopra quella di Amazon che è attorno ai 500 miliardi di dollari. Fattura 27 miliardi di dollari nel 2016, cresce di circa il 50% sull’anno precedente e ha un margine operativo stratosferico del 52%!!!! Paga complessivamente imposte con una aliquota media pari a circa il 20%.  Dove siano riscosse queste tasse non è dato sapere ma certamente solo una parte negli Usa dove l’imposta sulle società è al 38%. E ancor meno in Italia. L’Ue si sta muovendo bene avanzando l’idea di tassare i ricavi invece dei profitti. Questi ultimi infatti possono essere spostati facilmente da paesi a più alte aliquote a stati con aliquote più basse manipolando i prezzi dei trasferimenti di risorse interne ad una stessa impresa da un paese all’altro. Per esempio, una azienda  leggi tutto

Voucher e accoglienza: sinistra vuota

Gianpaolo Rossini - 19.07.2017

L’ondata migratoria che stiamo subendo dai paesi dell’Africa travolge non solo le nostre strutture di accoglienza ma anche la politica di positiva accoglienza della sinistra (politica) italiana. E con essa anche il tentativo di introduzione di un diritto di cittadinanza per coloro che sono nati su suolo italiano o sono arrivati nel bel paese in tenera età avendo però genitori (legali) extracomunitari. La legge sul cosiddetto ius soli è stata ritirata dal Governo Gentiloni che temeva imboscata e crisi ad opera di fuoco non identificato. Non si trattava di una cattiva legge, ma in questo momento sarebbe una sicura trappola per il Governo perché sono troppo forti le preoccupazioni per flussi migratori che l’Italia è costretta a sobbarcarsi da sola senza alcuna soluzione continentale in vista. Una parte della sinistra però, quella più pura e testarda vorrebbe insistere sullo ius soli senza ad esempio neppure curarsi dei numerosi sindaci PD che rifiutano l’accoglienza nei loro territori. Questa sinistra è purtroppo la stessa che ha voluto cancellare i voucher vecchia maniera e che vorrebbe eliminare il jobs act.  Tutti temi che dimostrano quanto la sinistra (quella pura e quella che vuole sembrarlo) abbia un’idea di governo astratta, velleitaria e priva di capacità di incidere leggi tutto

Libero scambio Europa – Giappone: un patto con tante luci e qualche ombra

Gianpaolo Rossini - 12.07.2017

E’ in dirittura d’arrivo il patto di libero scambio tra Unione Europea e Giappone. Presentato al G20 di Amburgo dal presidente della Commissione Ue e dal premier del Giappone Abe. Dovrà in seguito essere approvato da Consiglio, Parlamento europeo nonché ratificato dai parlamenti nazionali che intendono esprimersi secondo quanto stabilito in maggio dalla corte di giustizia della Ue. Con questo accordo Giappone ed Europa si avvicinano mettendo ordine in un commercio non sempre facile ma in espansione e che vede il Giappone in perenne surplus. L’accordo non è una reazione alla cancellazione dei negoziati per l’area di libero scambio nel Pacifico da parte di Trump. I negoziati iniziarono infatti nel 2013 ed è prevista anche una possibile alleanza strategica (Strategic Partnership Agreement) su questioni come l’ambiente, la sicurezza e la collaborazione in caso di disastri.  L’accordo commerciale tra Ue e Giappone prevede un abbattimento progressivo dei dazi doganali, un’apertura, anche questa graduata su diversi anni, a molti beni che oggi semplicemente non entrano in Giappone, un riconoscimento simultaneo di gran parte delle denominazioni d’origine per prodotti del settore agroalimentare - di grande interesse per l’Italia - l’apertura reciproca degli appalti pubblici alle imprese delle due aree e forme di convergenza tecnica normativa in numerosi settori. leggi tutto

Chi ha paura del protezionismo?

Gianpaolo Rossini - 08.07.2017

Le politiche commerciali riguardano norme, imposte (dazi) e agevolazioni su esportazioni ed importazioni di beni e servizi di un paese. Il Trattato di Roma cancella le politiche commerciali nazionali e attribuisce la materia alla Commissione UE. Nel 1957 l’Italia ha un interscambio - Import + export - sul Pil pari al 30% (nel 2016 è quasi il 50%).  C’è più specializzazione: un settore che esporta molto importa poco e viceversa, mentre oggi  ogni comparto esporta ed importa molto. Negli anni ‘50 scarsi sono i servizi scambiati, limitati al turismo. Le imprese fanno in casa gran parte dei beni intermedi invece di comprarli o produrli ai quattro angoli del pianeta come avviene oggi. Poche multinazionali sono presenti in limitati settori manifatturieri. Oggi sono tante, medie e grandi, in tutti i settori, servizi compresi. Per questo nel 1957 non trova opposizione il trasferimento delle politiche commerciali dalle capitali europee a Bruxelles, con un dazio unico sulle importazioni extra Ue e zero dazi intra Ue. Ne risulta un’unione doganale con libertà di movimento delle persone (perfezionata con Schengen nel 1995) e delle attività finanziarie (massima nell’aera euro) in un mondo di tassi di cambio fissi e trascurabili flussi finanziari internazionali privati.

Molto è cambiato in sessant’anni. Soprattutto la profondità della integrazione internazionale ridimensiona strumenti di leggi tutto

Europa ed euro da non lasciare

Gianpaolo Rossini - 17.05.2017

Alla fine degli anni 80 del secolo scorso l’Europa dà vita ad un programma pionieristico di integrazione del quale si fa paladina la Gran Bretagna entrata nella allora Comunità da pochi anni, ovvero dal 1975.  Si tratta del progetto del mercato unico europeo (European Single Market) cui lavorano per alcuni anni economisti, giuristi, politologi. Lo scopo è di dare vita ad un’area altamente integrata che possa consentire scambi tra paesi membri della Comunità con una facilità vicina a quella che si riscontra tra gli stati degli Usa.  Si tratta di un grande balzo che cambia registro rispetto allo spirito originario della Comunità che nelle sue prime fasi si afferma con intenti più difensivi, ad esempio nel settore dell’acciaio e dell’agricoltura, piuttosto che in una prospettiva di maggiore apertura e concorrenza. Nei primi anni della Comunità ci sono infatti più timori che speranze. In Italia nella sinistra si fa la conta dei settori che saranno fagocitati da Germania o Francia. Grandi distruzioni di capitale umano e industriale sono previste con enormi costi sociali e instabilità politica. Ma l’eliminazione dei dazi intra europei, completa nel 1969 secondo il dettato del Trattato di Roma, non produce le tragedie evocate da “sinistre” Cassandre.

Le imprese sono le protagoniste leggi tutto

Spese per la difesa federali e titoli del tesoro al portatore per aggredire il debito pubblico

Gianpaolo Rossini - 26.04.2017

Il nodo del debito pubblico rimane tema caldo. Una parte del partito democratico ha avanzato  richiesta di moratoria sulle privatizzazioni. La proposta è stata respinta dal ministro dell’economia Padoan, non si sa se per convinzione o perché la sua posizione non lascia spazio ad alternative, pena una doccia fredda da Europa e mercati. Purtroppo a imporci in maniera pressante e spregiudicata di svendere parti del nostro patrimonio arriva il giudizio dell’agenzia di rating Fitch che ci degrada per l’ennesima volta. La questione è preoccupante perché gran parte delle privatizzazioni in Italia ha provocato un grave danno alle casse pubbliche, che avrebbero dovuto invece risanare, visto che sono stati svenduti cespiti che fruttavano molto di più di quanto non rendano in media i titoli di stato. In più le privatizzazioni sono un’ipoteca sullo sviluppo in quanto hanno prodotto un arretramento in settori chiave come quello delle comunicazioni stradali (si legga di Giorgio Ragazzi I signori delle autostrade edito dal Mulino) e telefoniche fortemente danneggiate dalla scarsità degli investimenti delle nuove proprietà. Queste hanno beneficiato della posizione di mercato privilegiata (le autostrade ad esempio sono un monopolio naturale in cui non è possibile avere concorrenza) per estrarre rendite cospicue spesso finite in avventure finanziarie all’estero. leggi tutto

Italia riprendi a crescere, ma come?

Gianpaolo Rossini - 25.02.2017

L’Istat comunica che nel 2016 la crescita del Pil è dell’1%. Notizia buona dopo anni di stagnazione, ma al di sotto di ciò che vorremmo e condita da una previsione per il 2017 sotto l’1%. Insomma siamo lumache e non recuperiamo il livello pre 2008. Qualche settimana fa ho delineato i motivi della lentezza economica del bel paese. Ora vediamo quali strade percorrere per uscire dalla impasse.  

 

Le chiavi della crescita

La produttività

E’ uno dei nervi scoperti perché dal 2003 al 2015 il prodotto orario per lavoratore in Italia cala da 101 a 98. Per invertire la rotta dobbiamo investire di più (siamo ancora ¼ sotto il livello pre 2008) ammodernando le imprese nel loro cuore produttivo. Ma come fare? Iniziamo dalle migliaia di partecipate da entità pubbliche locali e nazionali, soprattutto “utilities” che godono spesso di posizioni di monopolio locale. Soprattutto nel Nord Italia incassano cospicui utili e quindi hanno risorse per investire. Se le infrastrutture sono così rese più efficienti e moderne possono contribuire alla produttività anche di altre imprese nei servizi e nella manifattura. Devono investire di più anche le imprese privatizzate. Sorprende la concessione di aumenti dei pedaggi autostradali dal 4 all’8% a inizio 2017 in presenza di inflazione da tempo in territorio negativo. leggi tutto

Sono solo sparate di Trump?

Gianpaolo Rossini - 08.02.2017

Trump non perde tempo e dà corso al suo programma più velocemente di qualsiasi altro presidente americano di epoca recente. In economia chiude il negoziato per il trattato di libero scambio nel Pacifico. Attacca Cina, Giappone e Germania accusandole di manipolare i cambi e minaccia dazi doganali. Su un altro fronte nomina alla corte suprema un giovane giudice schierato sul fronte antiabortista che daràuna impronta duratura all’alta corte Usa dato che la nomina è a vita. Sta sbagliando su questi due fronti Trump? O dà corso ad una reazione ormai inevitabile a situazioni deteriorate sfuggite di mano?

Iniziamo dall’economia. Nel corso della storiatensioni e guerre feroci scoppiano per squilibri nei conti con l’estero. Non di rado i paesi cercano di risolvere i  loro guai finanziari con l’estero facendo guerra a chi ha concesso loro credito. La guerra dell’oppio del 1839 è dichiarata dall’impero britannicoalla Cina nei confronti della quale ha un debito insostenibile. La Cina esporta manufatti di qualità e risparmia troppo. L’Inghilterra di Lord Palmerston non regge la concorrenza dell’impero celeste ed è meno formica. Cosa possono vendere gli inglesi alla Cina per colmare il divario? Visto che il made in UK non piace non resta che l’oppio prodotto nei possedimenti reali di Tailandia e Afganistan. leggi tutto