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18 ottobre 2017
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Verso le comunali dell'11 giugno - 8) I dati di 64 comuni, per una prima valutazione

Luca Tentoni - 07.06.2017
Sondaggi elezioni comunali 2017

Nelle scorse puntate di questo studio abbiamo descritto l'evoluzione storica e geografica delle elezioni nei venticinque comuni capoluogo chiamati al voto l'11 giugno; inoltre, abbiamo individuato trentanove comuni non capoluogo - quelli con almeno 30mila abitanti - che presentano caratteristiche tali da poter costituire una base per un raffronto con i risultati del 2017; infine, abbiamo unito i dati di tutti i 64 comuni (capoluoghi e non) per ricavarne un quadro d'insieme che somiglia molto a quello globale del Paese. Ciò ci permette di valutare il peso dei partiti e degli schieramenti e di provare a stimare quello che potrebbe essere lo scarto probabile rispetto ad un voto politico nazionale. In altre parole, da un lato ci limitiamo alla valutazione dei dati relativi a capoluoghi e non capoluoghi e ci prepariamo a raffrontarli con quelli del voto del 2017, mentre dall'altro - in modo un po’ meno scientifico, dunque con le dovute cautele - proviamo ad ipotizzare quanto il dato di quest'anno possa differire, partito per partito, da quello globale. Dividiamo i soggetti politici in tre gruppi: quelli che nei 64 comuni ottengono in media (nel periodo 2008-2014) una percentuale che si discosta di non più dello 0,29% dalla media nazionale; quelli che se ne discostano fra lo 0,3% e lo 0,59% medio; quelli che se ne discostano oltre lo 0,6%. Al primo gruppo appartengono molti partiti minori: i socialisti, l'Idv, l'Ucd-Ncd, gli altri partiti di centro (Scelta Civica, liste locali e simili), Forza Nuova, Nel secondo troviamo Forza Italia-Pdl, la Destra-FdI, il Pd, l'area di Sel e Verdi, la sinistra radicale (Arcobaleno, Rivoluzione Civile). Nel terzo la Lega Nord (che è mediamente sottorappresentata dell'1,21% in questi comuni) e il M5S (mediamente qui sovrarappresentato dell'1,75%), però, come vedremo in seguito, considerando il dato complessivo di un ipotetico “Fronte antieuro” o “anti-establishment” (Lega, FdI, M5S) queste differenze si attenuano fin quasi a scomparire (la distanza media rispetto al dato nazionale – regionali, politiche, europee – è pari allo 0,2%). Se per il primo gruppo non occorrono indicazioni particolari (per il terzo le abbiamo appena fornite), per i partiti del secondo gruppo bisogna invece precisare che nei 64 comuni oggetto del nostro studio quello 0,3-0,6% di scarto rispetto alla media nazionale è negativo (cioè la percentuale di voti in ambito locale è minore di quella del Paese) per Forza Italia-Pdl, Destra-FdI, mentre è positivo per Pd, Sel-Verdi, sinistra radicale. In quanto ai vecchi "poli" (corrispondenti al centrodestra 2013 e al centrosinistra versione 2006) osserviamo che il CD ottiene nei comuni rispettivamente lo 0,7% (politiche 2008), l'1,2% (politiche 2013) e il 2,8% (europee 2014) meno del dato nazionale, mentre il CS ha lo 0,9% (2008), lo 0,7% (2013) e l'1,6% (2014) in più, quindi è sovrarappresentato. I partiti di centro, invece, hanno la stessa media (7,56%) dei voti nazionali (2008-2014) con scarti sempre compresi fra lo 0,1 e lo 0,3% dei voti. Va però detto che ciò che risulterà rilevante nell'analisi del voto 2017 saranno i progressi e i regressi in termini percentuali, quindi si dovrà per esempio tener conto che i centristi ottengono in elezioni locali (comunali 2012-'14; regionali 2012-'15) percentuali superiori rispetto al solito (rispettivamente 16,9% e 10,2%) ma non difformi dalla media nazionale di questo genere di consultazioni. Un dato da sottolineare riguarda il "non voto": in questi comuni l'affluenza alle urne è normalmente più bassa che nel resto del Paese (78,3% contro 80,5% nel 2008, 72,5% contro 75,2% nel 2013, 53,6% contro 58,7% nel 2014); i dati sulle schede bianche e nulle differiscono pochissimo (media: 0,40 e 0,25) dalla media nazionale (di solito sono di meno rispetto al resto del Paese). In quanto alle aree geografiche tradizionali, notiamo che al Nord il centrosinistra è leggermente più forte che nella media dei 64 comuni (+2,1 su M64C), mentre i Cinquestelle hanno percentuali di voto più basse alle elezioni nazionali e regionali (-1,7% su M64C); nelle regioni centrali, il CD è sottorappresentato (-1,5% su M64C), ma lo sono maggiormente i partiti centristi (-3,8% su M64C), mentre il CS è sovrarappresentato (+2,7% su M64C) così come il M5S (+1,4% su M64C); al Sud e nelle Isole il CD ottiene sempre buoni risultati (+3,3% su M64C), così come il Centro (+3,7% su M64C), mentre il CS è sotto la media dei 64 comuni (-3,9%). Passiamo rapidamente in rassegna, partito per partito, i risultati ottenuti nelle diverse consultazioni degli ultimi anni che si sono svolte nei 64 comuni in esame. Forza Italia-Pdl-altri di area: politiche 2008, 38,2%; comunali 2012-'14, 25,3%; politiche 2013, 21,5%; regionali 2012-'15, 20%, europee 2014, 15,9%. Lega Nord: 2008, 6,9%; comunali, 3,6%; 2013, 3,1%; regionali, 9%; europee, 4,9%. Destra-FdI: 2008, 2,3%; comunali, 0,8%; 2013, 2,2%; regionali, 2,5%; europee, 3,1%. Pd-altri di area: 2008, 33,6%; comunali, 28%; 2013, 25,5%; regionali 32,9%; europee 41,7%. Idv-Sel-Verdi-Arcobaleno-Riv.Civ.: 2008, 7,8%; comunali 11,3%; 2013, 6,2%; regionali, 5,5%; europee, 6,4%. Ucd-Ncd: 2008, 5,4%; comunali, 4,8%; 2013, 1,4%; regionali, 3,7%; europee, 4,2%. SC-Liste civiche-altre di centro: 2008, 1,9%; comunali, 10,7%; 2013: 8,6%; regionali, 5,9%; europee, 0,8%. M5S: comunali 7% (non si era presentato in quattro capoluoghi e in dodici comuni non capoluogo, per un totale di 16 sui 64 complessivi); 2013, 27,4%; regionali, 17,7%; europee, 22,9%. Astensione: 2008, 21,7% degli aventi diritto al voto; comunali, 35,2%; 2013, 27,5%; regionali, 47%; europee, 46,4%. Per quanto attiene invece all’indice di frammentazione, notiamo che nei 64 comuni (capoluogo e non) il dato delle precedenti amministrative è stato pari a 0,895 contro lo 0,801 delle politiche, lo 0,740 delle europee e lo 0,861 delle regionali: dunque, il valore atteso nel 2017 è previsto di gran lunga superiore a quello di consultazioni nazionali, come al solito. Infine, torniamo sul dato del “Fronte antieuro”: Lega e FdI sembrano in grado di compensare (soprattutto la prima) i dati meno brillanti dei Cinquestelle, e viceversa. In altre parole, l’area antieuro della protesta appare abbastanza uniformemente presente in tutto il Paese, ma con “declinazioni” diverse (leghiste o pentastellate). A questo riguardo notiamo che i 64 comuni del nostro studio (e i 25 capoluoghi in particolare) ci restituiscono percentuali molto simili – come si accennava in precedenza – al dato nazionale, ed estremamente omogenei. Alle ultime regionali, il “Fronte” ha ottenuto il 29,1% globale, il 29,2% nei 64 comuni, il 29,6% nei 39 non capoluoghi, il 29% nei 25 capoluoghi; alle politiche 2013: 32,2% nazionale, 32,6% nei comuni (stessa percentuale nei 64, nei 39 e nei 25); alle europee 2014: 31% nazionale, 30,9% nei 64 comuni, 31,1% nei non capoluoghi, 30,8% nei capoluoghi. A livello di macroaree, il “Fronte” ha conseguito nel 2013 (25 capoluoghi) il 31,7% nel Nord bianco-verde, il 33,8% nelle Zone rosse, il 32,4% nel Mezzogiorno allargato; nei 64 comuni, invece, ha avuto (utilizzando le ripartizioni geografiche tradizionali) il 33,2% al Nord e al Centro e il 31,4% al Sud (media comuni: 32,6; Mnaz: 32,2). Nel 2014, infine, ha ottenuto il 31,2% al Nord, il 30,2% al Centro, il 30,6% al Sud (media comuni: 30,9%; Mnaz: 31%).