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18 ottobre 2017
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Verso le comunali dell'11 giugno - 5) I 25 capoluoghi fra il 2012 e il 2014

Luca Tentoni - 20.05.2017
Elezioni amministrative 2017

Fra il 2008 e il 2013 il panorama politico italiano cambia profondamente. I diversi rapporti di forza fra i partiti, le variazioni territoriali e complessive nelle percentuali dei "poli" (soprattutto di quello di centrodestra), l'ingresso di nuovi soggetti politici nell'arena elettorale contribuiscono - sotto la spinta di una devastante crisi economica e sociale - a mettere fine alla stagione della Seconda Repubblica, per entrare in una fase di transizione la quale, a tutt'oggi, non è conclusa. Nei venticinque capoluoghi oggetto del nostro studio - quelli dove si voterà l'11 giugno prossimo per eleggere sindaci e rinnovare i consigli comunali - il mutamento si avverte profondamente. In questi centri (e, come vedremo in una successiva occasione, in altri 39 comuni non capoluoghi con popolazione superiore a 30mila abitanti) si assiste a fenomeni elettorali "migratori" diversi a seconda delle zone del Paese e della loro pregressa "attitudine politica". Fra le elezioni del 2008 e quelle del 2013 cambia partito circa il 40% degli italiani (39,1% nazionale, 40,85% in questi capoluoghi). I partiti di centrodestra (Pdl, Lega Nord, Destra-FDI-Altri minori) passano dal 46,3% (-1,8% su MNaz) al 26,1% (-3% su MNaz), mentre tutti i soggetti politici di sinistra (Pd, socialisti, Sel e altri) scendono dal 43,8% (+1,6% su MNaz) al 33,2% (+1,6% su Mnaz). Oltre al progresso dei centristi (10,8%, +0,2% su Mnaz, +3,2% su 2008), dovuto principalmente a Scelta Civica di Monti, c'è quello, ben più marcato, del M5S, che da zero si aggiudica in questi comuni il 27,4% (+1,8% su MNaz). Sale la percentuale degli astenuti (dal 22,5 al 27,8%, ma perfettamente in linea con l'aumento di quella generale, che passa dal 19,5% al 24,8%). In quanto ai principali partiti, il Pdl scende dal 36,5% al 20,1% (rispettivamente -0,9% su Mnaz e -1,5% su MNaz), la Lega dal 7,4% al 3,1% (2013: -1% su MNaz; 2008: -0,9% su MNaz), il Pd dal 34,3% al 26,3% (2013: +0,9% su MNaz, 2008: +1,1% su MNaz). I dati di riferimento sui quali misurare l'esito del voto amministrativo sono quattro: i risultati delle precedenti comunali (svolte soprattutto nel 2012, tranne qualche caso nei due anni successivi), quelli delle politiche 2013, le europee 2014, le regionali 2012-'15. Sebbene presentino alcune differenze da non sottovalutare, queste quattro elezioni più recenti confermano la tendenza ad un forte indebolimento del centrodestra, nell'ordine di circa 20 punti percentuali, ad una flessione del centrosinistra fra i 5 e i 10 punti (con l'eccezione delle europee: un voto con caratteristiche molto peculiari) e ad una differente prestazione del M5S nei diversi tipi di consultazione: più brillante alle politiche (27,4%) che alle europee (22,4%) e alle regionali (17,8%). Il raffronto sulle comunali (7,6%) sconta un po’ il fatto che i Cinquestelle non erano presenti in tutti i comuni e un po’ che si erano appena affacciati nel "mercato elettorale" (pur avendo conquistato la città di Parma). Questa è la "griglia di partenza" delle amministrative del 2017, formata dai risultati dei principali partiti nei quattro appuntamenti più recenti: Forza Italia (Pdl) e partiti di area, 23,9% comunali, 20,1% politiche, 19,5% regionali, 14,9% europee; Lega Nord, 4,5% comunali, 3,1% politiche, 8,9% regionali (qui conta molto il dato di Lombardia e Veneto, dove sono stati eletti Maroni e Zaia), 5,4% europee; Destra-FDI, 0,6% comunali, 2% politiche, 2,3% regionali, 3% europee; Pd-altri di area 28,1% comunali, 26,3% politiche, 32,1% regionali, 42,6% europee; M5S (come accennato), 7,6% comunali, 27,4% politiche, 17,8% regionali, 22,4% europee. La struttura territoriale del voto nelle tre aree che abbiamo individuato in precedenza è la seguente. Nel Nord "bianco" il centrodestra conserva in tre elezioni su quattro una percentuale superiore al totale dei capoluoghi e alla media nazionale (+2% politiche, +4,3% europee, +5,8% regionali; -1,8% comunali), passando dal 50,2% del 2008 al 27,2% delle comunali, 28,1% delle politiche, 27,4% delle europee (fa eccezione il 36,4% delle regionali, grazie all'ottimo risultato leghista). In queste zone la flessione del centrosinistra e della sinistra è contenuta (fra il 2008 e le comunali è del 3,8%, con le regionali è 2,2%, anche se con le politiche 2013 il divario è più ampio, -9,1%). Il M5S, invece, ha alle politiche il 5,3% in meno della MNaz, che alle regionali è -4,7% e alle europee -5,6%. Qui il centrodestra ha la Lega Nord che va in controtendenza, espandendosi, dunque i Cinquestelle incontrano più difficoltà rispetto ad altre aree del Paese. Nella "Zona rossa", il calo del centrodestra è ugualmente marcato (-21% fra 2008 e 2013), ma è più accentuata che nel Nord bianco la diminuzione dei voti al centrosinistra e alla sinistra (-14,8% fra 2008 e 2013). Nel complesso, la Zona rossa non vede mutare i rapporti di forza fra centrodestra e centrosinistra: il primo è ancora sottorappresentato (2013: -6% su MCap, -9% su MNaz; 2014: -4,6% su MCap, -8,2% su MNaz) mentre il secondo ha le sue roccaforti colpite ma non abbattute (2013: +4,5% su MCap, +6,1% su MNaz; 2014: +4,2% su MCap, +7,2% su MNaz). Qui il M5S ottiene voti pressochè in pari misura dai poli della Seconda Repubblica, raggiungendo percentuali superiori alla media nazionale (politiche 2013: +4,4%; europee: +3,1%) e a quella dei capoluoghi (comunali: +6,5%; politiche: +2,6%; regionali: +5,5%; europee: +1,9%). Il discorso cambia ancora se esaminiamo i dati del "Mezzogiorno allargato", dove il centrodestra (che era nel 2008 al 47,1%) cede alle politiche il 17,2% dei voti mentre il centrosinistra e la sinistra perdono "solo" l'8,6%. Anche qui, i Cinquestelle hanno un risultato superiore alla MCap (politiche 2013, +2,5%; europee 2014, +4,7%) e alla MNaz (2013: +4,7%; 2014: +5,9%), dovuto soprattutto alla mancanza di un fattore (la Lega Nord) che altrove contribuisce ad arginare le ingenti perdite di voti del centrodestra. Quest'ultimo, che nel Mezzogiorno allargato aveva ottenuto nel 2008 solo lo 0,8% in più della MCap e l'1% della MNaz, è nel 2013 al +3,6% sulla MCap e al +0,6% sulla MNaz e nel 2014 al +0,2% su MCap e al -3,4% su MNaz. In altre parole, la zona dove FI (ex Pdl) è più forte resta il Sud, ma il partito fatica molto a tenere le posizioni. In quanto al centrosinistra e alla sinistra, il dato delle politiche 2008 (-1,3% su MCap e MNaz) non migliora nel 2013 (-3,2% su MCap, -1,6% su MNaz) e neppure nel 2014 (-6,1% su MCap, -3,1% su MNaz), ma è sotto la media anche alle regionali (-3,3% su MCap) e alle comunali (-4,2% su MCap). In sintesi: è il M5S, non il centrosinistra, ad avvantaggiarsi dello sfaldamento del centrodestra nel Mezzogiorno. Per riassumere, possiamo dire che, considerando gli scarti rispetto alla media nazionale e dei capoluoghi (non le percentuali dei voti, che variano molto di più rispetto alle differenze strutturali), il centrodestra ottiene risultati migliori nel Nord bianco grazie alla Lega e nel Mezzogiorno allargato grazie a quel che resta dello storico bacino di voti di destra; il centrosinistra resta al primo posto nella Zona rossa, ma va meglio al Nord che al Sud; i Cinquestelle, inoltre, non "sfondano" nel Nord bianco, ma si fanno strada nella Zona rossa e ottengono i risultati migliori nel Mezzogiorno e nelle Isole. Un cenno, infine, ai partiti centristi, che vanno meglio nei comuni del Nord bianco (2013: +2,9% MCap, +3,1% MNaz), sono un po' sotto media nella Zona rossa, ma hanno un comportamento non lineare nel Mezzogiorno (vanno male alle politiche, perchè Scelta Civica del 2013 è un partito più simile al Pli e al Pri, più settentrionale e diffuso nelle grandi città dove c'è voto d'opinione, ma benissimo alle comunali e alle regionali, dove storicamente le formazioni civiche e di centro ottengono risultati lusinghieri). Infine, passiamo in rapida rassegna le roccaforti dei principali partiti. Quelle di Forza Italia 2014 (Pdl 2013) sono Frosinone, Catanzaro, Lecce, L'Aquila, Trapani (quelle di FI e AN nella Seconda Repubblica, che si confermano). La Lega ha più voti a Verona, Lodi, Como, Belluno, Monza (anche qui, in perfetta continuità col periodo 1994-2008). Il Pd 2013 è forte a Pistoia, Parma, Lucca, La Spezia, Genova (anche qui, come nel ventennio precedente). Le prime cinque città dei Cinquestelle sono, invece (2013) Trapani (39,6%), Palermo, Genova, Rieti, Oristano, alle quali nel 2014 si aggiunge Catanzaro (una città per molti anni feudo del centrodestra). Il M5S - non è un caso - ottiene i risultati peggiori a Como, Lodi, Monza, Belluno, cioè nelle roccaforti della Lega, a riprova che fra i due partiti c'è una correlazione inversa (dove va meglio uno, va peggio l'altro). Sulla presenza o meno di una continuità d'insediamento territoriale dei poli e dei partiti torneremo con altri dati e differenti tipi di raffronti (una sorta di "prova del nove") nella prossima tappa di questo nostro viaggio nei comuni dove si vota l'11 giugno.