Ultimo Aggiornamento:
07 dicembre 2019
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Una rivoluzione alimentare globale: modelli sani e sostenibili per la nutrizione nel Terzo Millennio

Claudio Ferlan - 23.01.2019
Food in the Anthropocene

Per le persone che oggi abitano il nostro pianeta le principali cause di malattia e mortalità sono legate all’alimentazione: le cifre sono impressionanti. Più di 820 milioni di persone soffrono attualmente di sottonutrizione, due miliardi presentano carenze alimentari mentre 2,4 miliardi sono obese o sovrappeso. Se sommiamo tutte assieme, come abitualmente si faceva nel computo delle perdite in guerra non distinguendo tra morti e feriti, le vittime di abusi di droga, tabacco e alcool e di malattie sessualmente trasmesse non raggiungiamo simili cifre. Questo paragone ci può restituire con efficacia le dimensioni del problema.

I dati si possono consultare nel ricco rapporto recentemente pubblicato dalla Commissione Food-Lancet, costituita da un nutrito e multidisciplinare gruppo di studiosi impegnati nel campo della cultura dell’alimentazione (food culture). Il lavoro della commissione non si è limitato a mappare i problemi, ma ha al contrario la virtuosa ambizione di promuovere il cambiamento globale nelle diete, il titolo del rapporto lo rivela: Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems. Salute e sostenibilità sono dunque le due parole chiave per ragionare sui possibili miglioramenti dell’antropocene, l’attuale epoca geologica, segnata dalla responsabilità dell’uomo per le modifiche territoriali, strutturali e climatiche.

Il punto centrale della questione è subito detto: il sistema alimentare mondiale è in grado di garantire la salute e supportare la sostenibilità ambientale, semplicemente non lo fa, anzi, le minaccia entrambe. L’unica soluzione è cambiare, cosa che – secondo la Commissione – è davvero urgente fare. Gli esperti valutano che entro il 2050 il sistema alimentare globale sarebbe in grado di garantire a tutti (all’epoca sulla terra ci saranno presumibilmente 10 miliardi di persone) un sistema nutritivo win-win, dunque sano e sostenibile. Per raggiungere l’obiettivo le evidenze scientifiche non bastano, servono alleanze politiche, iniziative educative, nuove sensibilità economiche. E qui sta la necessità di proporre azioni concrete. La buona volontà dei singoli non è sufficiente ma rimane fondamentale per dirigere il complesso produttivo su nuove strade. Un dato può aiutare a comprendere il significato di “sistema win-win”: un nuovo modello alimentare globale potrebbe ridurre la mortalità del 19-23,6% annuo, ciò significa il risparmio di 10,8-11,6 milioni di vite; cifre che corrispondono all’attuale popolazione del Belgio, per farci un’idea. Un paese europeo salvato da nuove abitudini a tavola. In una collocazione opposta si trovano le fin troppo diffuse produzioni e diete inesorabilmente perdenti, lose-lose, malsane per l’uomo e per l’ambiente, caratterizzate da grassi saturi, zuccheri raffinati, alimenti trattati industrialmente, carne rossa, eccessi calorici, elevati costi ambientali. Non è casuale che quanto è positivo per l’uomo lo sia anche per l’ambiente, specifica la Commissione: viviamo in un mondo fatto di sistemi tanto complessi quanto integrati. Uno di questi è il sistema alimentare (food system), che non si limita a produzione e consumo, ma investe molti altri ambiti, quali per esempio educazione e salvaguardia dell’ambiente.

Su cosa si dovrebbe basare questa che viene definita una vera e propria rivoluzione alimentare (Great Food Transformation), sperabile e necessaria? Sulla riduzione del 50% nel consumo di cibi malsani (carne rossa e zucchero guidano la lista) e sull’aumento del 100% in quello di cibi sani (noci, frutta, verdure e legumi). Questo in linea generale, ma dobbiamo tenere conto che vi sono enormi differenze tra regione e regione: per ogni zona del mondo esistono ricette possibili. Tale rivoluzione dipende principalmente dal sistema di produzione, responsabile del 30% delle emissioni di gas serra, del 70% dell’uso di acqua potabile e della maggior parte dei rischi di estinzione di specie animali, legati ai sistemi di concimazione e allo sfruttamento intensivo dei terreni agricoli. Neppure i mari si salvano, provati dagli squilibri del sistema-pesca, oltre che dal noto inquinamento da plastiche e rifiuti vari, in qualche modo anch’esso legato al sistema alimentare. Ma sarà importante, al contempo, promuovere programmi di educazione, sensibilità, informazione, che contemplino un ampio panorama del conoscere, ivi comprese le scienze umane e sociali, talvolta dimenticate.  

L’obbiettivo della Commissione, specifica il rapporto, è quello di continuare ad affinare la definizione di obiettivi scientifici globali a vantaggio della salute degli uomini e della sostenibilità ambientale, scopo ancora più importante nell’attuale panorama caratterizzato dall’assenza di accordi comuni sull’alimentazione. La speranza è che lavori come quello qui descritto contribuiscano a un cambiamento di prospettiva politico ed economico, da attuarsi nei più disparati settori, territori e paesi. L’informazione si pone dunque alla base del cambiamento virtuoso. I lavori della Commissione Eat-Lancet sono solo una delle iniziative lanciate dalla rivista medica inglese The Lancet per il 2019; presto saranno pubblicati i risultati delle indagini portate avanti da altri gruppi di esperti sull’obesità diffusa e sul cambiamento climatico. Sarà opportuno tenerli d’occhio.