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22 febbraio 2020
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Una nuova firma sulle banconote

Gianpaolo Rossini - 14.12.2019
Christine Lagarde

Dopo un presidente olandese, Duisenberg, uno francese, Trichet e l’italiano Draghi, è la francese Lagarde ad insediarsi alla testa della BCE e a porre la sua firma sulle banconote che ci troveremo tra le mani dal prossimo anno. La provenienza transalpina della Lagarde evita una moneta europea troppo made in Germany, ma rivela un peso eccessivo della Francia nel governo dell’Europa. In più il francese Trichet non diede buona prova di sé. Commise errori di politica monetaria che in buona parte causarono la crisi dei debiti sovrani in Europa nel 2010 e nel 2011 della quale stiamo ancora pagando le conseguenze. La BCE sottovalutò l’onda lunga della crisi finanziaria americana e adottò misure restrittive quando se ne richiedevano di espansive. Il risultato furono alti tassi d’interesse e un cambio insostenibile che toccò 1.6 dollari per euro facendo saltare come birilli in serie Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda. Dobbiamo però vedere il lato positivo della nuova presidenza francese perché sembra preannunciarsi in continuità con quella di Mario Draghi che ha cambiato radicalmente ruolo e peso della nostra banca centrale. Che nessuno si azzarda a definire federale ma che in effetti lo è essendosi ritagliata sin dall’inizio una fetta di sovranità che i paesi aderenti all’euro hanno devoluto in maniera democratica ad un organismo comune. Draghi ha rinforzato la BCE con poteri di intervento “speciali” che in molti nel Nord non volevano. E ha cambiato così l’eurozona. Christine Lagarde procederà sul sentiero tracciato da Super Mario in quanto a politiche dei tassi d’interesse e ad espansione della offerta di moneta (quantitative easing). Lo ha già dichiarato. E non ha scelta viste anche le decisioni di questi giorni dell’omologo della FED, Powell, che si è impegnato per l’anno che verrà a tassi invariati e abbondanti piogge di moneta sui tetti delle famiglie e delle banche americane. Con questo sentiero obbligato della BCE il Bel Paese può stare tranquillo anche se il nostro debito pubblico deve essere adeguatamente “curato”. Il pericolo però di una salita dei tassi BCE su sollecitazione peraltro miope della Bundesbank è scomparso all’orizzonte. Gli altri temi sui quali dovrà misurarsi Christine Lagarde non sono però semplici a dispetto delle politiche monetarie nel solco di quanto fatto negli ultimi anni. Sul tavolo c’è il completamento dell’unione monetaria e connessi sui quali non è facile intravvedere un esito anche se sembra esserci una tendenza verso una condivisione dei rischi tra le banche europee. A questa si sta arrivando “grazie” al quasi fallimento delle due maggiori banche tedesche, Deutsche Bank e Commerz Bank e a quello di una terza banca di medie dimensioni di proprietà pubblica e in procinto di essere ripescata dall’abisso finanziario con denaro pubblico, in barba a tutte le paludate regole europee che escludono intervento statale per salvare le banche. Regole che fino a ieri hanno prodotto seri danni nel Sud Europa ma che oggi potrebbero finalmente evaporare e aprire la strada ad una unione bancaria simile a quella che hanno gli Usa con tanto di assicurazione federale sui depositi – doppia di quella nazionale che abbiamo ora. In che senso si muoverà Christine Lagarde su questo tema lo si può rintracciare nella politica francese che, alle prese con gravi problemi di finanza pubblica, preferirà seguire una strada più vicina a quella italica. Se le cose andranno in questa direzione Christine sarà una benedizione per noi come lo fu Santa Caterina da Siena che riuscì a far tornare il papa a Roma da Avignone. Resta comunque un problema che deve essere affrontato al più presto ed è quello della unione finanziaria che tocchi i titoli pubblici. Se progredisce l’unione bancaria si giunge ad una condivisione dei rischi (privati) bancari tra i partners dell’eurozona. Manca però un vero mercato unico dei titoli pubblici auspicato anche dal nostro governatore Visco. Un tale mercato farebbe bene certamente ai conti italiani ma anche alle banche tedesche rese fragili da tassi troppo bassi sui titoli pubblici tedeschi e che il governo tedesco deve salvare con il denaro che risparmia emettendo titoli a tasso negativo. Christine Lagarde è attesa su questo terreno con trepidazione e con tante speranze nutrite anche dalle sue misurate posizioni al FMI che ha presieduto fino a qualche mese fa. Ma dovrà avere il coraggio di super Mario che ha salvato l’euro sfidando Bundesbank e ritrosie transalpine. Un compito non facile per Christine come per Caterina da Siena.