Ultimo Aggiornamento:
16 gennaio 2021
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Un discorso di alta politica

Luca Tentoni - 06.01.2021
Discorso fine anno

C'è chi, ascoltando superficialmente il discorso di Mattarella, avrà pensato che il presidente, per l'occasione, abbia preferito evitare temi politici. Si tratta di un grave errore di valutazione: chi (come l'autore di questo articolo) ha commentato per i quotidiani i discorsi quirinalizi di fine anno dal 1993 in poi, ha compreso bene che quella di Mattarella è stata un’allocuzione eminentemente politica. La pandemia, la necessità di sconfiggere la mentalità antiscientifica, il nuovo ruolo dell'Europa che ha costretto i sovranisti sulla difensiva, l'importanza di allocare nel migliore dei modi i fondi del Next Generation, la sottolineatura sull'aumento delle diseguaglianze e sulle fragilità del Paese sono tutti argomenti politici, ma che vanno oltre le polemiche quotidiane da pollaio. Il Capo dello Stato si è dimostrato in sintonia con le reali esigenze degli italiani, con la scala di priorità imposta dai fatti e non da qualche leader in cerca di potere o desideroso di mantenere a tutti i costi quello acquisito. Mattarella è sembrato dire agli attori del sistema partitico che adesso c'è altro di cui occuparsi: "è questa la realtà, che bisogna riconoscere e affrontare". Non è certo il caso di perdere tempo, perché "non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte"; è questo il momento, per una classe dirigente - che si proclama tale ma deve dimostrare con i fatti di esserlo davvero - di dimostrarsi all'altezza della "sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti e richiama l'unità morale e civile degli italiani, senza annullare la diversità di idee, di ruoli, di interessi, per realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà". Le parole del Capo dello Stato sono tanto più importanti in queste ore, durante le quali qualcuno sta giocando una partita di potere che non interessa agli italiani, in un Paese che ha pianto finora 70mila morti e continua ad avere un numero di contagi e di vittime troppo alto per potersi permettere distrazioni e giochi di palazzo. Inoltre, il Presidente, per tacitare qualcuno che, forse sperando di trarne vantaggio, ne aveva auspicato la rielezione, ha chiarito che questo è il suo ultimo anno al Quirinale. Un "anno di lavoro intenso", ma da dedicare "alla ripresa della vita economica e sociale del Paese" nel quale "ognuno faccia la propria parte", non a crisi ministeriali, elezioni anticipate e vuoti di potere che potrebbero compromettere la catena di comando che si occupa della lotta alla pandemia. Mattarella è stato molto fermo su alcuni punti: la vaccinazione - che a suo giudizio è un dovere, senza perplessità, obiezioni o dubbi - è parte di una strategia di "ripartenza" che si articolerà su tre fronti. Il primo, appunto, costituito dai vaccini, per immunizzare la parte più ampia possibile della popolazione; il secondo, rappresentato da un'UE non più miope come nella crisi economica dello scorso decennio ma finalmente "capace di compiere un balzo in avanti, perché ha prevalso l'Europa dei valori comuni e dei cittadini, anche se non era scontato"; il terzo, che si sostanzia nell'adozione di una visione definita e seria del futuro del Paese, superando la fragilità strutturali, prendendo atto (sul fronte del virus) che qualcosa si sarebbe potuto "fare meglio, ma non va ignorato neppure quanto di positivo è stato realizzato" (lo ha detto lui, incolpevole, mentre ben altri, a livello centrale e locale, avrebbero dovuto pronunciare qualche "mea culpa"), preparando il futuro con un piano europeo per la ripresa che, nella declinazione nazionale, "deve essere concreto, efficace, rigoroso, senza disperdere risorse" (in mancette, si suppone, come spesso invece sta avvenendo) cambiando "ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco". Pensandoci bene, sui vaccini e sull'Europa ha assestato un duro colpo a certi settori - in parte, ma non solo, di destra sovranista e radicale "alla Trump" - che fino alla vittoria di Biden credevano di poter conquistare il mondo e alle ambizioni dei quali sarà bene porre un robusto freno soprattutto in un Paese elettoralmente volubile e socioeconomicamente fragile come il nostro. L'Italia "ha pagato un prezzo molto alto" ed è necessario insieme "dare memoria di quello che abbiamo vissuto" ma ha "avuto la capacità di reagire", perché "non siamo in balìa degli eventi". È un passaggio, questo, che i protagonisti della "politique politicienne" dovrebbero tenere a mente e ripassarsi ogni tanto, soprattutto prima di evitare atti e dichiarazioni che potrebbero produrre effetti nocivi sulla "ripartenza". Nelle prossime ore e nei giorni che verranno vedremo se Mattarella sarà stato compreso e non solo ascoltato. Diversamente, è bene ricordare che il Quirinale ha nel suo arco - in caso di difficoltà - molte frecce, non ultima quella delle elezioni anticipate.