Ultimo Aggiornamento:
24 luglio 2021
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Settant’anni fa, all’altro capo del mondo (3° parte)

Guido Samarani * - 29.12.2015
Hu Lancheng e Zhang Ailing

Settant’anni dopo, il 1945 è ricordato come un anno straordinario quanto drammatico sotto molti punti di vista: la fine della Seconda guerra mondiale, le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, la Conferenza di Yalta, la nascita dell’ONU, la scomparsa di Franklin D.Roosevelt e di Benito Mussolini, per citare solo alcuni eventi significativi. Fu altresì l’anno, in Cina, della fine della lunga e sanguinosa guerra di resistenza contro l’aggressione giapponese, ma più in generale in Asia della proclamazione dell’indipendenza del Vietnam da parte di Ho Chi Minh, della divisione della penisola coreana  e dell’avvio dell’occupazione statunitense del Giappone sotto il comando del Generale MacArthur.

Tuttavia altri fatti meno noti, dimenticati o anche semplicemente sconosciuti segnarono quell’anno 1945 per la Cina, restituendo oggi al meglio la drammaticità del periodo.

 

*Collaborazionismo, letteratura e amore: il caso di Hu Lancheng e Zhang Ailing

 

Nell’agosto 1945, insieme alla resa giapponese, si concludeva anche in Cina l’esperienza del collaborazionismo. Nata sin dai primi anni Trenta in parallelo con l’espansione nipponica nella Manciuria e nel Nord della Cina, tale esperienza aveva toccato il suo apice nei primi anni Quaranta con l’adesione di Wang Jingwei (1883-1944), uno dei più stretti collaboratori negli anni Dieci e Venti del XX secolo di Sun Yat-sen, “padre della patria” e fondatore della Repubblica di Cina nel 1912. Wang aveva dato vita nel 1940 ad un governo collaborazionista con sede nella città di Nanchino, il quale sarebbe sopravvissuto pochi mesi alla scomparsa del suo fondatore e leader (novembre 1944).

Hu Lancheng (1906-1981) fu tra coloro che, nell’estate del 1945, uscirono dalla fine della guerra con il marchio di “traditore collaborazionista”. Hu non sembrava essere stato in quel periodo un personaggio di particolare fama nei circoli letterari ed artistici, anche se negli ultimi anni si è assistito ad una certa rivalutazione della sua opera, incentrata su di una prosa raffinata e una profonda sensibilità letteraria che si accompagnava ad una grande erudizione. Di fatto, come è stato messo in luce, la sua fama di “rinnegato” venne ad oscurare un certo qual talento in campo letterario: fuggito dalla Cina dopo la fine della guerra, si rifugiò dapprima in Giappone e poi a Taiwan, dove insegnò per vari anni ed ispirò anche alcune scrittrici taiwanesi, prima di tornare in Giappone dove morì.

Negli anni che accompagnano l’ultima parte del conflitto e nei primissimi anni del dopoguerra (probabilmente tra il 1943 e il 1947) Hu sposò Zhang Ailing (1921-1995, più nota come Eileen Chang), considerata oggi la scrittrice di maggiore talento (o comunque una delle autrici più rappresentative) della narrativa cinese del Novecento. Come è stato evidenziato, Eileen Chang – a differenza di molti suoi contemporanei – non fu particolarmente attratta nelle sue opere degli anni di guerra dal tema della “salvezza nazionale” della Cina di fronte all’invasione giapponese. Semmai, le sue lenti si focalizzarono sulla trivialità della vita, vista in particolare attraverso l’esperienza della Shanghai occupata, e sui sottili sentimenti che legano le donne agli uomini in una realtà che marcia sempre più verso la modernità. Il fatto di avere continuato a scrivere nella Shanghai occupata le costò per lungo tempo forti critiche da parte del mondo politico (soprattutto dopo la vittoria comunista nel 1949) e intellettuale cinese.

Fu proprio a Shanghai che Eileen Chang incontrò Hu Lancheng: i due si sposarono e vissero assieme ma la scelta collaborazionista di lui (di cui si narra che lei non fosse stata al corrente per un certo periodo) e la fine della guerra li separò: Hu, per l’appunto, si rifugiò in Giappone mentre lei lasciò la Cina nel 1952, prima per Hong Kong e poi per gli Stati Uniti, dove si sarebbe sposata una seconda volta.

Eileen Chang sembrò per lungo tempo non voler riportare alla memoria pubblica la sua esperienza letteraria e sentimentale con Hu: nel 2007, tuttavia, il regista taiwanese Ang Lee portò sulla schermo un’opera dal carattere semi-autobiografico di Eileen Chang dal titolo Lust, Caution (tradotto in italiano come Lussuria: seduzione e tradimento): un thriller ambientato nella Shanghai dei primi anni Quaranta in cui si mescolano spionaggio, tradimento politico ed erotismo e che fu premiato con il Leone d’Oro nell’ambito del Festival Internazionale del Cinema di Venezia.

 

 

 

 

* Professore Ordinario di storia della Cina all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia