Ultimo Aggiornamento:
23 settembre 2020
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Se la goccia scava la roccia

Paolo Pombeni - 06.05.2020
La goccia scava la roccia

Il governo Conte non ha alternative: ne sono convinti quasi tutti, ma quasi tutti aggiungono qualcosa che più o meno potrebbe essere tradotto in un “purtroppo”. Per carità, nell’eterno teatrino della politica italiana un po’ di opinionisti che lanciano un appello controcorrente si trova sempre: oggi è controcorrente sostenere il premier che non gode di grande fiducia. Ma come, si sente dire, se ha il 60% di gradimento nei sondaggi (peraltro a sentire la Ghisleri saremmo solo a circa il 42%)?  Già, i sondaggi che danno una lettura non molto spiegabile di quanto avviene coi Cinque Stelle che guadagnano qualche punto e non si sa in nome di cosa e Forza Italia che va e viene in continuazione, sia pure con percentuali basse sia di crescita che di arretramento, mentre tutto il resto rimane più o meno stabile. Con il particolare che circa il 40% degli intervistati rifiuta di schierarsi …

Tutto salvo la Lega che invece continua a perdere un po’ di punti e questo non è difficile da spiegare perché Salvini non ne sta più imbroccando una. Basta guardare all’incredibile iniziativa detta “Occupy Parlamento” smontata in fretta e furia a fronte dell’indifferenza generale.

In queste situazioni si può davvero essere convinti della tenuta del governo Conte? Certo la sua caduta non è dietro l’angolo, perché una crisi al buio fa paura a tutti e prima di discutere di un nuovo governo bisogna trovare il modo di costruire una nuova maggioranza. Ma qui bisogna ricordarsi del vecchio detto: la goccia scava la roccia.

Il premier non riesce ad uscire dal suo cerchio magico e questo lo indebolisce in continuazione, perché l’impressione è che non tanto lui quanto un certo blocco di persone che si è costruito intorno lo condizioni a non scegliere su chi puntare: non più tutto sui Cinque Stelle, ma neppure tutto sul PD, in quanto qualsiasi delle due scelte si tradurrebbe in una emarginazione, forse pesante, dei membri del suo cerchio magico, che, come è ovvio, non hanno nessuna intenzione, di lasciare il campo.

Il fatto è che più passa il tempo più si assottiglia la risorsa su cui Conte ha sempre puntato: quella della mediazione, che è un modo sottile per intestarsi il risultato finale sottraendolo a tutti i litiganti in campo. E’ diventato però impossibile mediare quando i problemi sono drammatici e la realtà che incombe presenta il suo conto: la tecnica dell’alternare il colpo al cerchio a quello alla botte, funziona se si dispone di buone stecche ormai ben assemblate dentro un cerchio fatto a regola. Ma qui, per continuare nella metafora, siamo ancora alla ricerca di un buon falegname che metta a disposizione le doghe adatte per costruire la botte.

Fuor di metafora: la ripartenza dopo l’attenuarsi della fase acuta dell’epidemia ha bisogno di scelte coraggiose e di visioni penetranti circa il futuro che ci attende. Invece abbiamo davanti una fase 2 avviata in confusione, con evidenti scontri interni su questioni irrilevanti (quanti congiunti puoi vedere? Consentire alla gente di andare nelle seconde case non sarà un regalo di classe ai ricchi? I parrucchieri e barbieri sono o no focolai di contagio più pericolosi di mille altri inevitabili contatti ravvicinati?). L’intervento economico è molto criticato ed era facile aspettarselo.

Si promettono soldi, ma non si riesce a decidere se darli a pioggia ed a chi affidare la distribuzione (ciascuno vorrebbe andasse ad un ente che controlla), non si sa come uscire dal giuridicismo farlocco che ha avvelenato tutto. Ogni intervento si apre con interminabili elenchi di “vista la legge tale, il decreto talaltro, il regolamento in data X ai punti Y e Z”, e via dicendo, roba in cui qualsiasi cittadino, anche con un buon livello culturale si perde, ma che sono scritte avendo in mente “il contenzioso”, cioè il fatto che poi tutto cade nel girone infernale di avvocati e magistrati di varia specialità (civile, penale, amministrativa, contabile) e lì se non hai previsto tutto sono dolori (anzi lo sono comunque perché prevedere tutto in questa babele è praticamente impossibile).

E poi c’è il problema delle burocrazie di ogni ministero, regione, comune, ente bancario e avanti così, ciascuna poco disponibile a vedersi portar via una fetta del suo potere di “controllo” (che in qualche misura è un potere di discrezionalità anche se non sopportano glielo si dica: perbacco, la legge è oggettiva e uguale per tutti!). Si sarà notato che in vario modo chi opera in situazioni delicate vuole garantito uno “scudo legale”. Quando si realizza qualcosa di importante, vedi il ponte di Genova, è perché di fatto lo si è ottenuto (magari solo con la delegittimazione previa per chiunque osasse mettersi di traverso: vedi le imprese perdenti nell’assegnazione dell’appalto che non hanno fatto il solito ricorso al TAR).

Il premier Conte è un leader in grado di imporre un ordine in questa confusione? Sinora non ne ha dato prova, tanto che per decidere su qualsiasi cosa deve ricorrere ad un DPCM evitando qualsiasi confronto parlamentare. E quello è il minimo duello che un leader degno di questo nome deve essere in grado di affrontare e vincere.

Per cui temiamo che le gocce continueranno a scavare la roccia, certe di modificarla. Lo stanno facendo le varie agenzie sociali (vedi le dichiarazioni del nuovo presidente di Confindustria, ma anche quel che dicono i sindacati), presentano il conto i vari “compagni di strada” che si sono aggregati ai nuovi vincitori e che non sopportano più di non vedersi tenuti nel debito conto (vedi lo scontro fra Di Matteo e Bonafede), e i partiti politici scrutano preoccupati l’orizzonte chiedendosi se davvero arriverà lo sconquasso sociale quando il paese dovrà confrontarsi con un quadro economico profondamente mutato.