Ultimo Aggiornamento:
18 novembre 2017
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Scuola, affettività, sessualità: educazione o “diseducazione”?

Chiara Sità * - 04.07.2015
Educazione sessuale

L’anno scolastico si è concluso con una scia di polemiche sul ruolo della scuola in merito all’educazione all’affettività, alla sessualità e al contrasto della disparità di genere. Tra i molteplici punti discussi vi è il documento OMS del 2010 “Standard per l’educazione sessuale in Europa. Quadro di riferimento per responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti”.

 

Il documento dell’OMS sull’educazione sessuale

 

In particolare, l’uso nel documento di specifici termini quali masturbazione infantile, amicizia e amore con persone dello stesso sesso, “il mio corpo appartiene a me” ha fomentato inquietudini e allarme, soprattutto in ragione dell’accostamento di questi temi all’infanzia.

Per comprendere meglio il contesto del dibattito, occorre innanzitutto ricordare che le linee guida sono un documento molto ampio di salute pubblica, e non programmi scolastici. Esse non offrono strumenti didattici né guide per l’implementazione di non meglio definiti “corsi di gender”.

Di cosa trattano dunque le linee guida? Sulla base di un’idea di sessualità come fondamentale componente dell’esperienza umana, l’OMS afferma la necessità per bambini e adolescenti di accedere a un’educazione alla sessualità appropriata alle diverse fasi dello sviluppo. L’obiettivo ultimo è formare le capacità di comprendere e rispettare i vissuti propri e altrui, considerate alla base di una vita relazionale equilibrata e soddisfacente.

I dati sullo stato attuale delle conoscenze dei giovani, esaminati dall’OMS, evidenziano la carenza di processi educativi al riguardo e il prevalere, invece, di informazioni sulla sessualità approssimative veicolate dai media e dai pari.

Il documento presenta anche i diversi modelli di educazione alla sessualità utilizzati nelle scuole in tutto il mondo, e ne evidenzia potenzialità e limiti. Una critica riguarda, in particolare, gli approcci puramente tecnici e informativi sulla riproduzione e la prevenzione di malattie e argomenta che l’educazione sessuale, fin dall’infanzia, dovrebbe piuttosto puntare su obiettivi educativi: lo sviluppo del senso di sé e del proprio corpo, il potenziamento della fiducia in sé, l’acquisizione di capacità di comportamento responsabile verso sé e gli altri.

Le parole chiave incriminate fanno riferimento a un ventaglio di tematiche e non, come il documento ribadisce in più punti, all’esposizione di un programma formativo. Per esempio, “masturbazione infantile” e “amicizia e amore verso persone dello stesso sesso” sono sfere di esperienza significative nel percorso di crescita dei bambini, che nulla hanno a che vedere con l’autoerotismo adolescenziale e adulto, né con l’omosessualità. Con “masturbazione infantile” si intende infatti la spontanea esplorazione del proprio corpo – inclusa l’area genitale – che i bambini mettono normalmente in atto in alcune fasi della loro crescita, mentre la preferenza verso persone dello stesso sesso è una caratteristica fondamentale delle prime amicizie. Che cosa significa quindi proporre questi temi? Non, come viene paventato, “insegnare” ai bambini a masturbarsi all’asilo né avviarli all’omosessualità. Significa mettere a disposizione nella relazione educativa ulteriori risorse per comprendere alcune sfere di esperienza infantile, connesse con altre aree dello sviluppo personale e con le norme sociali, che si manifestano nella quotidianità di nidi e scuole e che possono entrare in modi differenti nei percorsi educativi.

I messaggi di allarme citano inoltre l’attitudine denominata “il mio corpo appartiene a me” a partire dalla fascia di età 4-6 anni. Anche in questo caso il tema evidenziato riguarda un obiettivo educativo di primaria importanza. Conoscere il proprio corpo, distinguere tra affetto e disagio nei contatti fisici, individuarsi come soggetti, e non passivi oggetti di desideri altrui, consente di riconoscere e comunicare il proprio malessere di fronte a contatti impropri o abusivi, capacità fondamentale se si pensa al silenzio in cui purtroppo si consumano gli abusi sessuali sui bambini di ogni età e in ogni ambiente sociale.   

L’attuale tensione intorno a tali contenuti appare come uno dei tanti segnali di difficoltà nella relazione tra genitori e scuola, e delle controversie sul ruolo educativo della scuola che nel recente decreto del Governo non trovano risposte compiute. Educatori, educatrici, docenti conoscono questi temi e già li trattano senza clamore, accompagnando quotidianamente i bambini nel loro sviluppo. Gli insegnanti hanno le competenze e la responsabilità per valutare, all’interno dei loro percorsi e del piano di offerta formativa della scuola, come utilizzare gli standard internazionali, quali temi trattare e con quali metodi, commisurando la proposta all’età dei bambini e alle specificità di ciascun gruppo classe e attuando le necessarie forme di informazione e coinvolgimento dei genitori e di eventuali altri attori del territorio (come per esempio biblioteche, associazioni, consultori familiari) in base ai loro progetti educativi.

 

 

 

 

* Ricercatrice in Pedagogia, Università di Verona