Ultimo Aggiornamento:
26 settembre 2020
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Sì o no?

Stefano Zan * - 09.09.2020
Sì o no referendum

Il dibattito sul taglio dei parlamentari in corso in questi giorni è un dibattito vecchio perché tutti gli aspetti e le implicazioni sono stati affrontati negli ultimi  due anni attraverso le 4 letture, con relative votazioni, che il provvedimento ha seguito nel suo iter di riforma  costituzionale, venendo sempre confermato a larghissima maggioranza dalla più parte dei partiti.

Anche il PD che era sostanzialmente contrario alla fine ha ceduto per rispettare una delle condizioni poste dai 5Stelle per formare il governo e  nell’ultima lettura ha votato a favore.

Che oggi politici, osservatori, opinionisti ricomincino da capo la discussione è abbastanza stucchevole. Quello che c’era da dire di nobile o meno nobile è già stato detto e non ha molto senso ripeterlo.

Fra due settimane dobbiamo votare sì o no al taglio dei parlamentari.

Il parlamento a stragrande maggioranza ha detto sì.

I principali partiti di governo e di opposizione hanno detto sì.

I sondaggi ci dicono che la grande maggioranza dei cittadini è orientata per il sì.

Non c’è il quorum.

La vittoria dl sì è altamente probabile anche perché basta un solo voto di vantaggio.

Dal punto di vista politico ci sono due aspetti curiosi e per certi versi paradossali. La vittoria del sì verrebbe ascritta a pieno titolo ai 5Stelle che hanno promosso l’iniziativa parlamentare su quello che era da sempre un loro cavallo di battaglia e rappresenterebbe in questa fase una bella boccata di ossigeno per i grillini. Ma questo ossigeno glielo  offrono in primo luogo Lega e Fratelli di Italia oggi all’opposizione. Un  paradosso non da poco tanto che Berlusconi sta pensando di invitare i suoi a votare no proprio per non sostenere i 5Stelle. Quelli del PD per rispettare i patti stanno cercando di convincersi che si tratta di un’ottima operazione e nel frattempo cercano rassicurazioni sul piano della legge elettorale, sulla formazione dei collegi, sui regolamenti parlamentari, anche se permangono molte voci in dissenso e una generalizzata scarsa convinzione.

Sì o no dunque? La pancia mi dice di votare no anche se non amo gli appelli dei costituzionalisti e dei cosiddetti professoroni però credo che da un punto di vista politico, quello dei partiti e non dei singoli cittadini, sia giusto votare sì per una pluralità di ragioni.

La partita è già persa e non si vede perché intestarsi una ulteriore sconfitta quando si può sostenere di avere voluto assolutamente il taglio dei parlamentari. E’ politicamente ingenuo ed infantile regalare questa vittoria ai 5Stelle quando è una vittoria di tutti i partiti che hanno deciso il loro ridimensionamento. I 5Stelle vanno incalzati sul loro terreno. Di Maio ha sostenuto che questo è solo l’inizio di un percorso di riforme. Ottimo. Si chieda a Di Maio o a chi per lui di mettere subito in cantiere altre riforme costituzionali assolutamente necessarie. Soprattutto il PD può insistere su questo tema e dimostrare un atteggiamento più proattivo e deciso di quello remissivo che accompagna ogni sua decisione appena un po’ critica. Con forza, per usare un termine proprio del gergo politico, può pretendere che vengano avviati i percorsi procedurali per attivare nuove riforme.

Su questo non c’è che l’imbarazzo della scelta soprattutto se ci si muove in una logica graduale e incrementale di > spezzatino< piuttosto che di grande riforma organica che, nel nostro Paese non ha mai avuto fortuna. Ad esempio si può affrontare la questione dell’abolizione del Cnel e delle province: riforma semplice che non dovrebbe creare particolari problemi, se non forse alla Lega.

C’è la riforma del titolo quinto che con quanto è avvenuto nel rapporto tra Stato e Regioni nell’affrontare il Covid 19 è particolarmente urgente per chiarire l’attribuzione reale delle competenze in materia sanitaria ma non solo. Riforma difficile ma fondamentale anche per fornire una corretta cornice istituzionale agli investimento che dovranno essere fatti nei prossimi mesi con il recovery fund. La semplificazione da tutti richiesta passa anche e soprattutto per una migliore e più puntuale specificazione dei compiti e delle responsabilità delle diverse articolazioni dello Stato.

Rimane il vecchio tema del superamento del bicameralismo perfetto, riforma particolarmente difficile in sé ma anche perché a suo tempo osteggiata dai grillini. Ma adesso che sono al governo forse si sono resi conto di quanto inefficace sia la doppia lettura di qualsiasi provvedimento legislativo.

Sono molti i temi sui quali incalzare i grillini per verificare la loro reale volontà riformatrice. E se si parte dal taglio dei parlamentari in una logica di spezzatino pazienza: con i tempi che corrono altro non si poteva e non si può fare. D’ora in avanti però si può e si deve insistere perché le riforme costituzionali tornino a pieno titolo nell’agenda politica del  Paese. E allora forse, pancia o non pancia, è il caso di votare sì.

 
 
 
 
* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni. Il suo blog è ww.stefanozan.it