Ultimo Aggiornamento:
23 marzo 2019
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Quale popolo contro quale élite

Stefano Zan * - 23.01.2019
Lega e 5Stelle

La tesi, sempre più diffusa, secondo la quale la situazione politica attuale segnerebbe il trionfo del popolo sulle élites mi lascia qualche perplessità che provo a esprimere per punti.

1)      Diceva il presidente Mao che la rivoluzione non è un pranzo di gala. Oggi ci troveremmo di fronte ad una rivoluzione epocale, il popolo che ha sconfitto le élites, senza un morto, senza un ferito, senza scontri nelle piazze. Una rivoluzione davvero gentile, forse fin troppo gentile per essere considerata tale.

2)      Il presunto trionfo riguarda, almeno ad oggi, solo ed esclusivamente l’arena strettamente politica e non ha in alcun modo intaccato tutti gli altri mondi e istituzioni (sindacato, associazioni imprenditoriali, istituzioni di ricerca, imprese, magistratura, chiesa) che sono parte integrante dell’elite di qualsiasi paese.

3)      Il popolo di cui si parla è in realtà la somma degli elettori che il 4 marzo hanno dato sostegno alla Lega e ai 5Stelle penalizzando i partiti che avevano governato in precedenza. In gergo, da sempre, questa si chiama alternanza ed è piuttosto frequente nelle democrazie.

4)      I due popoli, quello della Lega e quello dei 5Stelle sono profondamente diversi tra di loro sotto molti profili (nord/sud; mondo produttivo/mondo non produttivo) e sostenevano e sostengono posizioni diverse su temi assolutamente rilevanti quali grandi opere e reddito di cittadinanza, ma avrebbero posizioni diverse anche su temi come le migrazioni, la criminalità, la legittima difesa, l’autonomia delle regioni. Il contratto di governo li costringe a trovare mediazioni continue e forzate che ben poco hanno a che fare con i desiderata dei rispettivi elettorati. I 5Stelle perdono consensi, la Lega li aumenta.

5)      Per la Lega e i 5 Stelle hanno votato anche parti delle élites così come parte del popolo ha votato per il PD e per Forza Italia

6)      La Lega fa parte ormai da tempo delle élites essendo stata al governo nazionale e governando senza alcun estremismo due delle regioni più ricche d’Europa e avendo buoni rapporti, almeno fino ad oggi, con il mondo delle imprese.

7)      Il populismo dei 5 Stelle è un populismo genuino, pauperista, anti elitario, idealista dove “uno vale uno”

8)      Il populismo della Lega è un populismo strumentale che serve ad acquisire voti contando su politiche simboliche: fuori i neri dai nostri confini; i colpevoli marciscano in galera; a casa propria uno può difendersi come vuole, che da sempre fanno parte del comune sentire di moltissime persone che però non avevano il coraggio di dirlo in pubblico. Ma nel contempo la Lega sostiene la flat tax generale che, al di là di ogni altra considerazione, è il più grande regalo che un governo possa fare alle élites.

9)      Le politiche del governo creeranno un qualche beneficio tangibile per meno del 10% della popolazione, lasciando gli altri a bocca asciutta.

10)  Con le tendenze in corso nell’economia internazionale ci sono elevate probabilità che la prossima legge di bilancio sarà un bagno di sangue per il governo in carica.

11)  La presenza massiccia del popolo sui media enfatizza sentimenti e atteggiamenti che ci sono sempre stati ma che in precedenza non avevano canali pubblici di espressione. I leader populisti sono particolarmente abili e spregiudicati nel giocarsi la partita sul game.

12)  Non ci sono segnali particolari che dicano che nei diversi mondi organizzati stiano emergendo nuove élites

Queste considerazioni sparse mi portano a dire che forse è prematuro interpretare i risultati elettorali e il consenso di cui gode oggi il governo come trionfo del popolo sulle élites.  Al momento si tratta di una sonora sconfitta dei vecchi partiti di governo e dei loro gruppi dirigenti laddove gli elettori, per segnalare la loro protesta, e la volontà di cambiare radicalmente pagina, dovevano necessariamente tener conto dell’offerta politica che vedeva nella Lega e nei 5 Stelle le uniche due opzioni possibili.

Quanto il governo sia in grado di tenere insieme i due popoli diversi e quanto le sue politiche concrete saranno in grado di mantenere l’attuale consenso è presto per dirlo.

Forse un po’ di prudenza nella narrazione di quanto è successo e sta succedendo potrebbe essere opportuna. Che i leader politici si appellino costantemente al popolo per legittimarsi è cosa assolutamente normale e non nuova. Che ci credano anche intellettuali e osservatori è più preoccupante.

 

 

 

 

* E' stato docente universitario di Teoria delle organizzazioni. Il suo blog è ww.stefanozan.it