Ultimo Aggiornamento:
15 giugno 2019
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Partecipazione politica in rete tra social network e polis

Patrizia Fariselli * - 22.01.2015
Matteo Renzi e Twitter

Oggi viene attribuita molta enfasi al fenomeno, esploso negli ultimi 10 anni, del social networking, interpretato come opportunità di sviluppo del potenziale comunicativo e di partecipazione dal basso della rete, ma impiegato estensivamente anche dall’establishment politico e governativo e dalle istituzioni della polis per interagire con i cittadini. Questi canali di comunicazione hanno acquisito un peso crescente nell’attenzione mediatica, diventando essi stessi fonte privilegiata di informazione politica. Spesso la stessa citazione della fonte “social” diventa la notizia, come dimostra il riferimento sistematico ai tweet di Renzi o ai blog di Grillo come prima notizia, sulla quale si innesta un loop di azioni e reazioni veicolate sugli stessi social media.

E’ utile, dunque, cercare di capire quanto si connettono e cosa fanno gli italiani su Internet, e come si definisce la partecipazione politica in rete tramite i social network rispetto alla polis.

L’Italia è in fondo alla graduatoria europea rispetto alla diffusione demo-geografica di Internet, ma è molto avanti per quanto riguarda l’uso dei social network. Secondo ISTAT, a fronte di una media europea del 72% degli individui tra i 16 e i 74 anni che usano regolarmente Internet - ma con paesi come Olanda, Lussemburgo, Svezia e Danimarca che hanno raggiunto livelli prossimi alla saturazione - l’Italia si posiziona solo al terzultimo posto della graduatoria europea, con un valore pari al 56%. Questo andamento è confermato anche per i giovani di 16-24 anni, dei quali in Italia si connette regolarmente l’84%, contro percentuali tra il 90 e il 100% per tutti gli altri paesi europei. Solo Bulgaria e Romania vengono, di poco, dopo di noi. Il ritardo emerge anche più chiaramente se si considera, per differenza, che in Italia sono quasi 22 milioni le persone che nel 2014 non hanno mai utilizzato Internet, vale a dire il 38,3% della popolazione residente, con una prevalenza di non utenti nel Sud (45,5%).

Comunicare e social networking sono le attività principali svolte in rete: email, chat, blog, forum di discussione, messaggistica istantanea e messaggi sui social network. E’ interessante il dato che rovescia le proporzioni tra Nord e Sud rispetto all’uso di Facebook e Twitter: nel Sud il 63,1% degli utenti di Internet ha creato un profilo utente, inviato messaggi o altro (rispetto al 51,1% degli utenti residenti nel Nord-ovest). Ma i social network non sono solo una piattaforma relazionale, essi vengono impiegati anche come strumento di partecipazione politica. Un quinto degli utenti italiani di Internet ha scambiato via web opinioni su problemi sociali o politici, un decimo ha partecipato a consultazioni o votazioni su tali temi, ma anche in questo caso il Sud supera la media nazionale di 4 punti percentuali. Si tratta di percentuali che rappresentano una quota limitata della popolazione che si connette a Internet, che a sua volta è di poco superiore alla metà della popolazione residente.

La valutazione della partecipazione politica via social network non può prescindere dai numeri, ma occorre anche esaminarne le caratteristiche strutturali: in entrambi i casi emergono delle limitazioni sostanziali rispetto alla partecipazione politica che sarebbe coerente con la nozione di polis, intesa come collettività di cittadini che partecipano alla costruzione del bene comune.

Mentre la comunicazione richiede uno scambio one-to-one, il social network può prescindere dallo scambio, poiché è orientato alla comunicazione one-to-many, in cui il singolo lancia messaggi a una comunità/audience che può reagire attivamente o passivamente. Nel primo caso si innesta una spirale comunicativa che può crescere in progressione geometrica, ma pur sempre all’interno del perimetro del gruppo o del sotto-gruppo. Nel secondo caso i messaggi non superano la soglia del segnale, che tuttavia gratifica chi lo lancia per il solo fatto di raggiungere con una prova di sé un gruppo più o meno vasto di spettatori. Poiché al centro del social network stanno l’individuo e le sue relazioni, l’autoreferenzialità ne è la caratteristica fondamentale, e ne costituisce tanto il punto di forza – poiché corrisponde al desiderio primordiale di contatti e di visibilità, ma anche il suo punto di debolezza – poiché diventa insostenibile man mano che lievita il record dei contatti da mantenere. Sul piano della partecipazione politica, l’autoreferenzialità ha un effetto distorsivo sulla rappresentazione delle posizioni politiche e sulla percezione del loro peso, come viene spesso rimproverato al Movimento Cinque Stelle, che fonda il proprio meccanismo decisionale su un flusso indeterminato di opinioni sui suoi siti social e ne affida la gestione a una società specializzata in comunicazione. Un’altra caratteristica fondamentale della comunicazione nei social network è la concisione del linguaggio, la semplificazione dei contenuti, e la rapidità della comunicazione. Fare politica a colpi di twitt di 140 caratteri o di “mi piace/non mi piace” semplifica e quindi favorisce la partecipazione ma ne riduce sensibilmente la valenza politica.

La partecipazione politica mediante le piattaforme social dipende dall’identificazione con la comunità di riferimento ed è limitata dall’appartenenza ad essa. La comunità non è l’anello di intermediazione tra individuo e polis ma è il luogo di comunicazione politica tra l’individuo e la sua comunità, che esclude dalla partecipazione chi non ne fa parte. L’esclusione non è necessariamente rigida, codificata sulla base di uno statuto, ma per partecipare con il proprio voto, parere, preferenza è indispensabile accedere al gruppo e quindi diventarne membro. In definitiva, il social networking dà vita a un arcipelago di isole di appartenenza che non dialogano tra loro, ma che riversano messaggi in parallelo nello stesso mare (la rete delle reti). La partecipazione simultanea dello stesso individuo a diversi social network realizza un’interazione indiretta tra le isole, di cui però l’individuo resta il perno e il mediatore, senza tuttavia che né l’individuo e nemmeno la somma degli individui entro il social network acquistino la forza necessaria a catalizzare la partecipazione entro la polis. Mentre la polis è fondamentalmente un’entità collettiva e pluralista, il social networking ne frammenta l’orizzonte in gruppi  che tendono all’auto-riconoscimento anziché al confronto, alla polarizzazione anziché al dialogo. Le campagne Twitter per misurare l’adesione a uno slogan o a un leader riflettono la struttura gerarchica del servizio, basata sul rapporto driver-follower, e sono distanti dalle pratiche politiche orientate alla costruzione del consenso.

Internet offre formidabili opportunità di conoscenza al servizio della politica “informata” e anche opportunità organizzative ai cittadini che si pongono nella prospettiva della polis e non esclusivamente in quella del proprio gruppo/gruppi di  appartenenza. L’attuale sovrapposizione nell’opinione pubblica, invece, del potenziale sociale e di quello politico di Internet induce a una sopravvalutazione della portata partecipativa dei social network alla vita della polis e a una sottovalutazione del ruolo di Internet al servizio della polis e della sua complessità.

 

 

 

 

Patrizia Fariselli è docente di Economia dell'innovazione presso l'Università di Bologna