Ultimo Aggiornamento:
23 settembre 2020
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M5s: arriva il terzo mandato?

Luca Tentoni - 30.05.2020
Raggi elezioni comunali 2021

Dopo il "mandato zero", forse per i Cinquestelle arriva l'ora del mandato numero tre. L'eventuale candidatura di Virginia Raggi alle elezioni comunali del 2021 darebbe all'esponente pentastellata romana la possibilità (anche se non confermata sindaco) di avere a disposizione un terzo mandato di consigliere comunale, dopo essere stata eletta nel 2013 e nel 2016. Se si applicassero le regole attuali, la Raggi potrebbe essere eletta in Parlamento (la sua esperienza in Consiglio del 2013 sarebbe considerata "mandato zero") ma non in Campidoglio. Così, la difficoltà di trovare un diverso esponente del M5s che si assuma l'ardua eredità di un'esperienza di governo locale a dir poco infelice (con la Meloni, peraltro, che sembra lanciata verso la conquista di Roma, sbaragliando centrosinistra e grillini) si somma alla grande opportunità di creare un precedente che valga anche per il Parlamento nazionale: in questo modo, Di Maio potrebbe ricandidarsi in Parlamento, invece di tornare dal Ministero degli Esteri allo status di semplice cittadino elettore (ma non più rieleggibile) mentre Di Battista (che astutamente ha saltato il turno del 2018 e sarà forse l'unico eletto nel 2013 a poter tornare alla Camera in occasione delle prossime politiche) non si troverebbe ad essere uno dei pochissimi "padri nobili" del Movimento sopravvissuti alla regola del doppio mandato. Che Di Maio, sebbene abbia lasciato la guida del M5s, abbia ancora un ruolo rilevante fra i Cinquestelle (e un dicastero di grandissimo prestigio) è un fatto, così com'è un fatto che gli assetti interni grillini sono da ridisegnare (Crimi è un "traghettatore", anche se non si sa per quanto e verso dove). Inoltre, i sondaggi che lasciano il M5s poco sotto il dato delle europee 2019 (circa alla metà della percentuale del 2018) non fanno sperare in una ripresa impetuosa, quindi - con la prevedibile vittoria dei sì al referendum sul taglio dei parlamentari - fanno pensare che nella prossima legislatura i gruppi pentastellati non saranno solo decimati rispetto agli attuali, ma anche senza tutti i leader storici (tranne, appunto, Di Battista; nemmeno il presidente della Camera Fico sarebbe rieleggibile). In pratica, uno sparuto gruppo di deputati e senatori guidati dall'unico padre nobile dei Cinquestelle potrebbero finire per affidargli le redini del M5s, cosa che a molti eminenti esponenti pentastellati non è affatto gradita. Senza contare che - sebbene la possibilità di elezioni anticipate si sia allontanata - l'ipotesi che si rinnovino le Camere nella primavera del prossimo anno non è affatto peregrina. Oggi il M5s non può usare l'arma del voto anticipato, perché molti eletti non sarebbero neanche ricandidabili, ma col terzo mandato alcune cose cambierebbero. Di qui, la soluzione, che passando per il comune di Roma va oltre, sistemando anche altre questioni interne al M5s e lasciando l'intero gruppo dirigente attuale in lizza per governare il Movimento anche nella prossima legislatura. Poi, chi vivrà vedrà: se la Raggi, ricandidata sindaco nel 2021, non arriverà al ballottaggio (sempre che qualcuno non vinca già al primo turno) è verosimile che il candidato del Pd debba andare a bussare alla porta dei Cinquestelle per ottenere un appoggio che potrebbe essere decisivo per la conquista - da parte del Pd e di una sorta di maggioranza giallorosa - del Campidoglio. Se poi non andasse bene, pazienza. Così come ci si potrebbe mettere l'anima in pace, conservando però il posto in Consiglio alla Raggi, se quest'ultima arrivasse al ballottaggio perdendolo (una sua conferma appare oggi quasi fantascientifica). E si risolverebbe anche il caso della Appendino, che a Torino è invece nettamente in corsa per la conferma a sindaco ma che - come la Raggi - oggi non sarebbe ricandidabile. È verosimile che un M5s in crisi elettorale abbia anche la forza di privarsi della sua classe dirigente parlamentare e dell'unico possibile esponente capace di riconquistare una grande città d'Italia (Torino)? Ovviamente no. Quindi, anche se quello del doppio mandato è stato a lungo un tabù ideologico, ci si confronterà prima o poi - com'è successo in altri casi, come quando si è deciso di non governare da soli, ma prima con la Lega e poi con Pd, Leu e Idv - con il buonsenso e la realtà. Certo, l'apertura al terzo mandato sarà un argomento che gli altri partiti potranno sfruttare contro il M5s, ma forse talvolta di necessità si deve fare virtù, soprattutto se i pentastellati non sembrano avere molte alternative.