Ultimo Aggiornamento:
17 aprile 2019
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La scuola in Europa, dal tablet al libro di Stato

Francesco Provinciali * - 06.02.2019
Riforma Vicktor Orban

Mentre la Finlandia prosegue la sperimentazione avviata nel 2016 che prevede l’abolizione del corsivo nell’apprendimento della letto-scrittura per sostituirlo, insieme al libro cartaceo, con l’uso del tablet fin dal primo anno della scuola dell’obbligo, in Ungheria il Governo decide che i libri in dotazione alle classi del sistema scolastico nazionale saranno pubblicati esclusivamente dal Centro Statale per lo sviluppo dell’istruzione (OFI).

Come riferito da Il sole 24 ORE, la riforma voluta dal premier Vicktor Orban mette al bando i testi scolastici pubblicati da case editrici private e ciò al fine di garantire allo Stato il controllo e il monopolio della formazione didattica.

Sono due modi opposti di considerare non solo le metodologie didattiche dell’insegnamento-apprendimento, quanto i contenuti e le finalità educative del sistema formativo, da parte di due Paesi che pure fanno parte della Comunità europea.

Da un lato l’introduzione del tablet in sostituzione di libri e quaderni rappresenta una scelta che si stacca nettamente dai programmi scolastici tradizionali al punto di aver sollevato critiche e perplessità, sia in ordine all’abolizione del corsivo sia a motivo dell’estensione pervasiva di un apprendimento basato su dotazioni tecnologiche che implicitamente determinano una rapida obsolescenza del testo scritto e stampato.

Inoltre – l’adozione di un siffatto metodo - implica una elevata competenza da parte dei docenti per impedire che il tablet venga usato per fini non scolastici e risulti alla fin fine uno strumento di evasione e disimpegno.

Ma il modello finlandese rappresenta in ogni caso una scommessa didattica per la formazione degli anni a venire, mentre nei sistemi scolastici del resto d’Europa si cerca di equilibrare e contemperare l’innovazione basata sulle tecnologie con i metodi tradizionali, in vista di una formazione che conservi i valori della tradizione e si apra al futuro.

Il progetto ungherese – tuttavia – va oltre il timore per la perdita delle tradizioni culturali del Paese, che in un mondo globalizzato e informatizzato devono necessariamente confrontarsi con le esigenze di una scuola aperta al cambiamento.

Pare proprio che la Riforma voluta da Orban intenda riportare sotto la diretta gestione dello Stato l’elaborazione dei testi scolastici in dotazione alle scuole, in modo da controllarne metodologie, informazioni e contenuti.

Per arrivare a un libro di Stato, insomma, e ad una formazione unica, che faccia da megafono agli indirizzi politici di Governo. Rivisitando il passato notiamo che quando ciò è accaduto i risultati non sono stati affatto confortanti: libro unico uguale cultura unica.

Una scelta che appare incompatibile con un’Europa aperta, liberale e democratica.

 

 

 

 

* Ex Dirigente Ispettivo MIUR