Ultimo Aggiornamento:
20 aprile 2024
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La riforma elettorale tedesca

Stefano Cavazza * - 03.05.2023
Bundestag

Il Bundestag conta attualmente 736 deputati, il numero più alto nella storia del paese. Inizialmente fissato a 402 seggi e poi salito fino a 598 nel 2002, in realtà il numero dei seggi è sempre variato in funzione dei meccanismi della legge elettorale. Il sistema elettorale - introdotto nel 1949, modificato nel 1953 e poi soggetto a piccole modifiche - prevede che ogni elettore assegni due voti: dal 2002, con il primo, vengono scelti 299 candidati di collegio applicando il maggioritario semplice, con il secondo si partecipa alla distribuzione proporzionale di tutti i 598 seggi a condizione di superare la soglia del 5% o di avere conquistato almeno tre mandati diretti con il primo voto. Tuttavia, fino al 2009, nel caso che il numero dei seggi di collegio fosse stato superiore ai seggi attribuiti con il proporzionale, questi seggi sarebbero stati assegnati come mandati in eccedenza (Überhangmandate). Se tra il 1949 e il 1987 l’impatto della misura era stato limitato con un massimo di 5 mandati attribuiti nel 1961, con l’aumento del numero dei partiti e la diversificazione del voto, la quota di questi mandati era successivamente cresciuta arrivando a 24 nel 2009.

Nel 2008 e nel 2012 la Corte costituzionale di Karlsruhe si espresse in difesa del mantenimento della proporzionalità fissata dal secondo voto e di conseguenza, il legislatore introdusse i cosiddetti mandati compensativi, al fine di mantenere intatto l’equilibrio proporzionale. Il risultato è stata una crescita complessiva del numero dei parlamentari: 631 nel 2013, 709 nel 2017 e 736 nel 2021.

Questa crescita ha convinto i partiti a cercare di ridurre il numero dei parlamentari. La richiesta è giustificata non tanto e non solo come riduzione dei costi, quanto come un modo per evitare che un numero troppo elevato di deputati possa ostacolare l’esercizio delle loro funzioni nelle discussioni plenarie o nel lavoro nelle commissioni. Per queste ragioni il 17 marzo 2023 il Bundestag ha approvato la legge proposta dai partiti di governo. La legge fissa il numero dei parlamentari a 630, abolisce i mandati supplementari e compensativi, assegna al secondo voto il primato nella distribuzione dei seggi e abolisce la possibilità di accedere alla distribuzione proporzionale dei seggi con soli tre mandati diretti. Ciò significa che, senza raggiungere la soglia del 5%, i partiti maggioritari nei collegi non otterrebbero nessun seggio. Attualmente la Linke (4,9%) è presente in parlamento, grazie ai tre mandati, con 36 deputati; con la nuova legge resterebbe fuori dal Bundestag.  Anche l’Unione Cristiano sociale (CSU), presente solo in Baviera, se scendesse al di sotto l’attuale 5,2%, resterebbe fuori, nonostante nel 2021 sia stata maggioritaria in 45 dei 46 collegi del Land. Per questa ragione la riforma è stata accompagnata da una vivace e a tratti aspra discussione, mentre, dopo il voto, CSU e Linke hanno manifestato l’intenzione di presentare un ricorso presso la Corte costituzionale.

Al di là di ciò che deciderà la corte, non si può negare che la legge presenti delle criticità politiche. Nella sua forma attuale essa rende marginale per i partiti il ruolo del primo voto (voto di collegio) che serve solo per assegnare i seggi decisi dal secondo voto (proporzionale). Ma il problema politico più rilevante sembra essere l’impatto sulla rappresentatività, se dovesse tenere fuori dal prossimo parlamento quasi il 10% dell'elettorato con una buona rappresentanza di collegio in alcune aree del paese: la Baviera per la CSU e l’est per la Linke. Il sistema proporzionale nacque per garantire la rappresentatività e le soglie di sbarramento vennero concepite per evitare il rischio dell’eccessiva frammentazione politica. Sotto questo profilo, forse, la legge nell’attuale formulazione potrebbe non essere in conflitto con la costituzione, ma proprio perché- sia pure come effetto collaterale - rischia di lasciare fuori dal parlamento partiti con un indubbio radicamento nella società, sembra porsi in contrasto con lo spirito del sistema proporzionale.

 

 

 

 

* Ordinario di Storia contemporanea – Università di Bologna