Ultimo Aggiornamento:
23 settembre 2020
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La ragione e la spada

Francesco Domenico Capizzi * - 13.05.2020
Ragione e spada

“Ascoltate il piccolo sapiente…vi dirà che i problemi non si risolvono, ma si decidono. E' come dire che il nodo aggrovigliatissimo dei problemi dell'uomo nella società di oggi, non essendo possibile scioglierlo bisogna tagliarlo. Ma, appunto, per tagliarlo non è necessaria la ragione…basta la spada  (N. Bobbio, Politica e cultura, Biblioteca Einaudi 2005). Questo pensiero e metodo applicato al principio fondamentale del Diritto alla Salute illumina la sua avvenuta derubricazione al semplice Dirit­to all’assistenza sanitaria, necessaria di fronte alla malattia conclamata, del tutto insufficiente a causa dello aggrovigliatissimo nodo da sciogliere: appunto, il Diritto alla salute inteso come stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non come semplice assenza di malattia" (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Organizzazione Mondiale della Sanità, 1948).

Nelle nostre realtà politico-istituzionali le diffuse grandi patologie vengono affrontate comunemente, come insegna anche l’esplosione pandemica in corso che stenta a sparire, in modo analogo ai vasti conflitti sociali: si utilizzano modalità emergenziali, molto spesso non tene­ndo conto dell’origine degli stessi, anzi derubricandoli istintivamente nell’ambito del mantenimento dell’ordine pubblico. Il nodo è, appunto, aggrovigliatissimo e si tende a tagliarlo. Infatti l’attenzione, sul piano dottrinario e legislativo, viene posta esclusivamente sui danni causati dalle lesioni anatomiche alla base delle grandi malattie, sul piano culturale e organizzativo ritenute pressoché inevitabili e dunque da addossare all’esclusiva pertinenza sanitaria: richiedono complesse organizzazioni, vaste competenze, aggiornate attrezzature tecnologiche per formulare una diagnosi e programmare multi-terapie che coprono tempi indeterminati, tanto costosi da mettere a repentaglio l’universalità e la sussistenza del Servizio sanitario, e spesso con soli effetti compensativi e cor­rettivi sui guasti subiti da organi ed apparati.

Su questa via diventa inevitabile che si instauri una generalizzata visione meccanicistica della malattia, indipendente  dall’intera storia personale e ambientale, alla base della decadenza dell’idea portante della legge 833 del 1978, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale: unitarietà di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione. Il progressivo snaturamento del principio unitario, a sua volta, è derivato dalla progressiva crisi progettuale di Politica e Istituzioni, dalla rarefazione dell’autonomia scientifica, dal crescente e incontrastato principio di consumismo più disparato, compreso quello imperante nella sfera sanitaria, pubblicizzato in ogni dove e in tutti i modi, che ormai sovrasta qualsivoglia  dinamica politico-sociale.

E intanto le malattie crescono e si diffondono, angustiano, creano panico assumendo caratteri epidemici e pandemici, non soltanto le malattie di origine virale, tanto crescenti quanto, spesso inconsapevoli i citta­dini, evitabili in larga parte mediante l’adozione di misure politiche, preventive e informative. Come insegnano le numerose pandemie storiche, dalle quali quella attuale non si discosta, le malattie tendono ad avvicinare povertà e ricchezza nella comune speranza di guarigione. Sta nel disconoscimento delle loro origini la possibile ulteriore divaricazione delle divisioni sociali, l’incremento delle diseguaglianze, la percezione di un allontanamento di Istituzioni e Politica, il favorire soluzioni individuali e disgiunte, asimmetriche e diseguali, a volte regressive e disperate, mentre il declamato Diritto alla tutela della Salute sottace, a tanti perfino sconosciuto e pertanto non pro­clamato né rivendicato.

La Medicina scientifica, dal lato suo, ha dimostrato di essere in grado di dise­gnare il genoma, manipolare cellule, clonare, demolire e ricostruire tessuti e organi, trapiantarli, alleviare le sofferenze dei malati, prolungarne la vita, guarirli. Ma non basta se la passione verso la professione non è soverchiata dalla compassione rivolta alle moltitudini di malati che troppo spesso non trovano soluzioni terapeutiche risolutive e definitive. Non può bastare se la pratica medica non testimonia e non denuncia i limiti della sua azione clinica, se non interloquisce con le Istituzioni e la Politica allo scopo di difendere la Salute - completo benessere fisico, psichico e sociale - con azioni che combattano la malattia, prima ancora che si instauri, già nei substrati culturali e sociali che la generano e la diffondono, vere e proprie sue fabbriche.

Scienza e Medicina espongano le proprie esperienze accumulate, le Istituzioni e la Politica ascoltino con pazienza, valutino ed agiscano con determinazione ed urgenza. Il nodo aggrovigliatissimo va sciolto con la ragione, non tagliato con la spada.

 

 

 

 

* Già docente di Chirurgia Generale nell’Università di Bologna e direttore di Chirurgia generale negli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna