Ultimo Aggiornamento:
24 luglio 2021
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L’esame di coscienza della Francia (parte prima)

Emmanuel Jousse * - 24.02.2015
Elezioni a Doubs

Gli eventi che hanno scosso la Francia da un mese a questa parte possono sconcertare l’osservatore straniero. Da un lato, il sussulto repubblicano suscitato dagli attentati del 7-9 gennaio e sfogatosi nella manifestazione dell’11. E’ sotto il segno di questo « spirito dell’11 gennaio » che François Hollande ha aperto la sua conferenza stampa annuale del 5 febbraio: lo spirito dell’unità della Repubblica nella prova, della coesione nazionale contro il terrorismo. Dall’altro lato, il risultato preoccupante delle elezioni legislative parziali nella quarta circoscrizione del dipartimento del Doubs l’8 febbraio, che ha visto vincere il candidato socialista ma con solo un piccolo margine di vantaggio su quello del Fronte Nazionale  (51,43% contro 48,57%). E’ precisamente la diffidenza verso il partito di Marine Le Pen che ha indebolito lo « spirito dell’11 gennaio » : la decisione di escluderlo dalla marcia a Parigi gli ha permesso di rilanciare il suo messaggio populista contro un sistema politico corrotto. Naturalmente, questa votazione va contestualizzata nel quadro particolare di una circoscrizione rurale, toccata profondamente dalla crisi dell’industria automobilistica, ma si tratta comunque di un segnale importante a qualche mese dalle elezioni dipartimentali in marzo e poi dalle regionali in dicembre (per non pensare a cosa succederà più in là) cosa che i partiti hanno perfettamente compreso. Il Partito Socialista non si è risparmiato – Valls si è persino trasferito sul posto per seguire la campagna elettorale ; l’UMP eliminato al primo turno si è diviso al suo interno sull’atteggiamento da tenere nei confronti del Front National. In ambedue i casi, si sono anticipati probabili scenari futuri : crisi di fiducia per la maggioranza socialista, crisi di identità per la destra. Quanto a Marine Le Pen, può d’ora in avanti contare su una riserva di voti proveniente dalla destra repubblicana, considerato che il suo partito ha beneficiato dell’innalzamento della partecipazione elettorale al secondo turno.

La Francia che sembra pronta a dare la sua preferenza al Front National è la stessa che si è radunata in nome di Charlie? Rispondere negativamente sarebbe rassicurante, ma falso. Sarebbe una soluzione di comodo, che si limiterebbe a riproporre il Front National come un partito dei reietti, o come l’effetto di una crisi economica che travolge territori e popolazioni fragili e la cui ampiezza scagiona gli intellettuali e i politici dalle proprie responsabilità.  E’ una soluzione conveniente, naturalmente, che oppone la « buona Francia » urbana, luminosa, connessa al mondo, attaccata ai valori repubblicani di tolleranza e libertà alla « cattiva» Francia rurale, oscura, ai margini della globalizzazione e tentata dal ripiegamento identitario. In sostanza, la riproposizione di una dualità di anime che agita il paese da due secoli e che dà vita a quel tormentato romanzo nazionale in cui l’Illuminismo combatte e sconfigge le Tenebre. La libertà d’espressione deve trionfare sul ripiegamento identitario. Ma in realtà lo « spirito dell’11 gennaio »  e la svolta del Front national sono le due facce della stessa medaglia : entrambi i fenomeno esprimono una profonda diffidenza verso la politica e l’incapacità cronica di fornire delle risposte. Non bisogna illudersi : anche lo slancio per difendere la libertà d’espressione testimonia, a suo modo, la crisi della democrazia francese.  Il corteo dell’11 gennaio ha mascherato con una apparente concordia le controversie che hanno preceduto la sua organizzazione. Già la sera del 7 gennaio, ancora sotto lo choc dell’attacco contro Charlie Hebdo della mattina, delle manifestazioni spontanee si erano tenute a piazza della Repubblica e in altrove in Francia. Ma questi ritrovi sono stati l’espressione di una politicizzazione basata sugli strumenti della “democrazia digitale”. I partiti tradizionali sono intervenuti solo più tardi, quando il presidente della Repubblica ha deciso di consultare i principali leader politici per dare una risposta comune alla sfida degli attacchi ripetuti a Montrouge l’8 gennaio e nella regione parigina il 9. Ed è proprio questa consultazione che ha posto la questione di una partecipazione o di una esclusione del Front National dalla marcia repubblicana, problema che ha sprofondato i sostenitori dell’una e dell’altra posizione in un dibattito senza fine sui limiti della libertà d’espressione. Tutto ciò per testimoniare una cosa : la manifestazione dell’11 gennaio non si è tenuta grazie all’iniziativa delle organizzazioni politiche francesi, ma nonostante loro. E avrebbe avuto le stesse proporzioni se fosse restata un’espressione spontanea. Il fatto che i partiti politici si siano impadroniti del movimento ha suscitato malcontento, come dimostrato dai risultati degli ultimi sondaggi d’opinione ad un mese dagli attentati: il livello di popolarità di François Hollande e di Manuel Valls è di nuovo sceso, dopo un sussulto dovuto alla loro gestione efficiente della crisi.

 

 

 

 

* Ricercatore presso l’Istituto Storico Italo-Germanico di Trento