Ultimo Aggiornamento:
28 marzo 2020
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Innovazioni asimmetriche presenti e future

Francesco Domenico Capizzi * - 04.03.2020
Robot

 

La crescita esponenziale della evidente bolla tecnologica con il proposito di rendere disponibili le sue infinite sfaccettature, in prospettiva applicabili in ogni piega delle attività umane, potrebbe favorire un sovvertimento inedito del modo di pensare, di agire e del vivere individuale e collettivo che riguardano le Istituzioni democratiche e amministrative fino, ed oltre, all’esercizio delle Professioni, della Ricerca e delle Arti, e al vivere quotidiano.

Qualche esempio di tecnologie emergenti:“virtuale apprezzamento a distanza di strette di mano, di abbracci ed altro; robot umanoidi per provocare emozioni alla scopo di socializzare con anziani, singole persone annoiate e per adiuvare l’elaborazione del lutto di individui e famiglie e prendere il posto fisicamente dei defunti; robot in grado di assistere negli acquisti e nei pagamenti; robot che interpretano testi e gesti, che elaborano discorsi e sostengono conversazioni; robot per comporre musica e testi lirici; robot per individuare all’istante l’insorgere di epidemie; progettazione di automobili senza autista, ecc…”(World economic forum, Boston 2018).

Di fronte ad un così vasto programma annunciato e degli ulteriori sviluppi, e in parte già in essere con almeno 50.000 esemplari di macchinari di questo tipo in circolazione, sarebbe auspicabile creare momenti di riflessione, non tanto sulle singole forniture di tecnologie di cui ogni mercato si sta dotando e proponendo, ma sulla nascita di una poderosa costruzione multiforme e multifocale e interconnessa che si va configurando in un vero sistema tecno-tecnocratico-autocratico del tutto autonomo che tende all’alienazione dalla ricerca del bene comune alla base del contratto sociale.

Un sistema dall’elevato peso specifico che va espandendosi ovunque in un’ascesa esponenziale e, prevedibilmente, senza limiti al punto tale da poter sopravanzare Istituzioni, Politica, Corpi intermedi, Scienze naturali ed umanistiche costrette ad assumere ruoli meramente tecnici e subalterni guidati da un potente cuore pulsante invisibile e incontrollabile, esterno e distante dalla vita quotidiana.

Il rischio risiede nell’impervio e stringente connubio fra l’espandersi degli apparati tecnologici e l’affermarsi di imperanti logiche economicistico-finanziario-consumistiche che, in stretta simbiosi fra loro, condurrebbero inevitabilmente ad una graduale emarginazione dell’impegno intellettuale, unitamente allo svilimento dell’ideale baconiano di una Ricerca, nelle Scienze naturali ed umanistiche, libera da condizionamenti ideologici e da finalità prestabilite ed immediatamente fruibili nel mercato globale.

I sistemi valoriali etici e deontologici, dall’acquisizione alla trasmissione del sapere, che hanno accompagnato la Società occidentale, fino alla conclusione del secondo millennio, subirebbero mutamenti profondi e nello stesso tempo imprevedibili. Ruoli politici, funzioni istituzionali, amministrative e professionali si retraebbero in nicchie di funzionariato subalterno al sistema tecnico-tecnocratico-autocratico dando luogo a progressivi processi di esonero ed esproprio di responsabilità individuali e collettive.

Nessuna sorta di neo-luddismo da seguire e propagare. Sarebbe un controsenso. Infatti, la tecnologia nasce e si sviluppa nei millenni per merito dell’intelligenza degli esseri umani e all’interno della loro travagliata e spesso drammatica storia, nel bene e nel male. Anzi diviene, per necessità ed opportunità, parte della loro stessa essenza per supplire alle naturali loro deboli dotazioni fisiche ed istintuali, del tutto inadeguate rispetto all’elevato grado di intelligenza e coscienza di sé.

Ancor più oggi, rispetto al passato e in piena modernità, all’Umanità intera spetta la decisione sulle modalità e le forme dello sviluppo tecnologico da adottare, sull’equilibrio da conferire al binomio progresso-sviluppo e sull’uso degli innumerevoli strumenti, che, in apparenza colorati di una tinta neutra, nella realtà sono in grado di servire sia il bene comune come il male assoluto.

Dall’insieme di queste osservazioni, a mio parere, discende l’auspicio di un impegno per l’unificazione delle Scienze naturali e delle Scienze incentrate sull’Uomo in un unico condiviso sistema culturale, superando l’artificiosa secolare divaricazione.





* Già docente di Chirurgia Generale nell’Università di Bologna e direttore di Chirurgia generale negli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna