Ultimo Aggiornamento:
28 gennaio 2023
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Il messaggio del Presidente della Repubblica

Luca Tentoni - 04.01.2023
Mattarella discorso fine anno

Ci sono molti modi di interpretare il discorso di fine anno del Capo dello Stato. Noi abbiamo scelto tre parole: responsabilità, Costituzione, futuro. Sono queste le direttrici lungo le quali Mattarella ha svolto il suo breve ma efficace ragionamento. Apparentemente, ha riservato ai partiti brevi cenni, ma in realtà li ha sferzati. Ha ricordato che, nel giro di pochi anni, tutti sono stati al governo e che, al momento di entrare a Palazzo Chigi, hanno sperimentato cosa vuol dire avere la responsabilità di guidare un grande e complesso Paese. Così, gli slogan fatti per accalappiare i consensi degli elettori "volatili" più disperati, delusi o semplicemente sprovveduti (questo lo affermiamo noi, non lo ha detto il Presidente) sono evaporati di fronte alla "res severa" che è rappresentata dal governare in un ambito di complessità, ricco di fattori esterni (la pandemia, la guerra, la crisi energetica e alimentare, i cambiamenti climatici, i fenomeni migratori) che l'Italia deve subire. La globalizzazione non si ferma col ritorno alle nostalgie del passato, alle frontiere, agli Stati-nazione (che tanto piacciono alla destra conservatrice e reazionaria la quale è oggi alla guida del Paese, ndr). Così, come dice Mattarella, "la concretezza della realtà ha convocato ciascuno alla responsabilità e sollecita tutti ad applicarsi all'urgenza di problemi che attendono risposte". Per fare questo, ci vuole "una comune visione del nostro sistema democratico, il rispetto di regole che non possono essere disattese e del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione; questo è lo spirito della Costituzione". La Carta fondamentale, il primo gennaio 2023, ha compiuto i 75 anni dall'entrata in vigore e "resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio", precisa Mattarella. Fissato il primo punto (la responsabilità, che si declina nella concretezza) e delineato il secondo (la Costituzione, che è il motivo conduttore dell'intero discorso nella sua attualità e freschezza), il Capo dello Stato precisa alcune cose che nel dibattito politico sono talvolta un po' artefatte. Sulla guerra in Ucraina dice che "si prova tristezza per le tante vite umane perdute; vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie e alla povertà, sarebbero di sollievo per l'umanità". La "responsabilità di questi danni ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi", afferma Mattarella, facendo piazza pulita di un certo pacifismo nostrano che a Mosca sicuramente non dispiace. Sul Covid (altro argomento sul quale i "no vax" si stanno prendendo rivincite, forti dei legami che hanno con settori di questa maggioranza) il Capo dello Stato dice chiaramente che "abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare; abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda; quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone". La stragrande maggioranza degli italiani ha scelto i vaccini e la scienza, per fortuna, ma c'è sempre il rischio - aggiungiamo noi - che scelte avventate ci portino in una situazione drammatica nella quale prevalga l'antiscienza. Il Presidente ci dice che questo non è un futuro e non deve essere il nostro: qui affronta il terzo punto fondamentale. Non c'è futuro senza lavoro, diritti e dignità: "allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà; le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del Paese creano ingiustizie, feriscono il diritto all'eguaglianza" (altro che autonomia differenziata, ndr). Ci guida ancora la Costituzione, "laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione; la Repubblica siamo noi, tutti insieme". Nel passare in rassegna le istituzioni, i corpi intermedi, le associazioni, il terzo settore, il volontariato, Mattarella ricorda che un ruolo spetta a ciascuno di noi. Non è casuale, in tempi di condoni, ricordare che "la Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l'Italia, quindi al bene comune". Se si vuole avere un futuro e dare ai giovani un Paese diverso e migliore, bisogna "cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà, imparare a leggere il presente con gli occhi di domani". Pensare di rigettare il cambiamento (come forse qualcuno ha intenzione di fare, nei prossimi anni al "potere"?) "di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un'illusione; la sfida è progettare il domani con coraggio". Bisogna affrontare i problemi della transizione energetica, dare risposte alla nuova cultura ecologista diffusa fra i giovani, comprendere e mettere al servizio della comunità quanto ci offre la trasformazione digitale, investire sulla scuola, sulla ricerca scientifica: "il Pnrr spinge l'Italia verso questi traguardi; non possiamo permetterci di perdere questa occasione, lo dobbiamo ai giovani e al loro futuro". In sintesi, dice Mattarella, "guardiamo al domani con uno sguardo nuovo, con gli occhi dei giovani; guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranze, facciamole nostre". Facciamo in modo "che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra" senza scegliere per loro. È un serio e fermo appello a tutti, ma soprattutto alle forze politiche, che guardano solo al presente e al tornaconto elettorale del momento, ma non hanno (nessuna esclusa) una visione del futuro. L'Italia e i suoi giovani cittadini meritano di meglio. Per fortuna, al Quirinale c'è ancora Mattarella che ha lungimiranza e sensibilità per capirlo e ribadirlo.